Cambiare l'acqua ai fiori,
di V. Perrin
Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po' Renée, la protagonista dell'Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un'apparenza sciatta una grande personalità e una vita piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall'ordinario all'eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell'arcobaleno. La vita di Violette non è certo stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l'ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d'erba. Un romanzo avvincente, commovente e ironico la cui lezione universale è la bellezza della semplicità e l'eterna giovinezza in cui ci mantiene il sogno.
Una storia che si dipana fra il presente il passato, fra la vita della voce narrante e la vita delle tante persone che incrocia nel suo cammino, tra cui Julien, un poliziotto che da Marsiglia irrompe un giorno nel tranquillo cimitero per sapere come mai sua madre vuole essere sepolta accanto a un altro uomo nel cimitero.
Un racconto delicato e triste che narra dei dolori che la vita infligge, di solitudini, tradimenti e abbandoni, ma anche di come si possa andare oltre, ritrovando la voglia di vivere nelle piccole cose: «Come ogni sera ho voglia di stare sola, non parlare con nessuno, leggere, ascoltare la radio, fare un bagno, chiudere le finestre, avvolgermi in un kimono di seta rosa. Stare bene e basta.»
Ho apprezzato il significato più profondo del romanzo quel “cambiare l'acqua ai fiori” come il prendersi cura incondizionatamente di qualcosa o di qualcuno perchè le relazioni devono essere costantemente alimentate ed necessario farlo da vivi, senza lasciare che muoiano a causa di gesti non compiuti o di parole non dette.
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