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"Storia di Asta" presentata da Angela Marina Codifava

Storia di Asta

di Jón Kalman Stefánsson, 
editore Iperborea, 480 pagine, 2018 


Il romanzo, a mio giudizio è bello e struggente. E’ costruito intorno ad una storia familiare complicata, fatta di personaggi che danno una visione corale della società islandese, ma che rivelandosi nella loro complessità parlano al cuore di ogni lettore perché toccano la fragilità, il dolore, l’amore incompreso e tradito, la difficile ricerca di comunione tra anima e corpo, l’anelito alla felicità, e la forza di resistere alle avversità.

Trama 

Asta è la protagonista, ragazza inquieta e ribelle, che l’autore segue per l’intera sua vita, insieme al padre Sigvaldi, e alla madre Helsa , la ragazza più bella di Raykjavík, più bella di Elizabeth Taylor. Sigvaldi è premuroso, ma non sa comprendere la moglie, che rifiuta di annullarsi nell’ambito familiare, non si adatta alla routine domestica e presto abbandona il marito e le due figlie.

Il libro parte dal concepimento di Asta, che è il nome di una eroina della letteratura nordica che i genitori scelgono anche perchè “ast” significa amore, segue le sue tante peripezie di vita e conduce fino alla sua vecchiaia. La storia si svolge per la maggior parte in Islanda, con brevi incursioni a Barcellona, Vienna, Praga ed è ambientato tra la seconda metà del ‘900 fino ai giorni nostri. Le vicende della protagonista e dei genitori si intrecciano saldamente con tanti altri personaggi ritratti in modo incisivo con lo stile poetico che è il marchio dell’autore. Lo svolgimento procede con salti temporali e piani narrativi frammentati da molte digressioni che formano un complicato labirinto, che richiede attenzione per ricostruire le vicende nella linearità temporale, che sarà chiarita bene solo alla fine del testo con grande maestria e abilità dell’autore. Negli ultimi capitoli egli entra direttamente in causa rivolgendosi al lettore in prima persona.  

È impossibile raccontare una storia senza sbagliare, senza intraprendere percorsi arrischiati, o senza dover tornare indietro, come minimo due volte… e adesso la fine si avvicina, perché tutto deve avere una fine - per questo una delle corde della vita è intrecciata di malinconia.

Ásta dopo l’abbandono della madre e il secondo matrimonio del padre, vive con la balia, una donna semplice, saggia di animo buono, in un piccolo appartamento. A quindici anni ha la tipica irrequietezza dell’adolescenza, è fortemente influenzata dalle amiche e pur volendo molto bene alla balia, che le ha fatto da madre, si sente a disagio per il suo fare dimesso, gli abiti fuori moda, l’abitazione modesta in cui vive e inizia ad allontanarsi da lei e a non mostrarle più affetto. Da brava studentessa quale era inizia a trascurare gli studi e a frequentare Joi, un ragazzo molto popolare e ammirato nella scuola ma che si rivelerà poco raccomandabile e che userà nei suoi confronti un atteggiamento prevaricante a cui Asta si oppone con violenza. 

La direzione scolastica, dopo questa reazione, la etichetta come adolescente problematica 2 e la manda, in estate, a lavorare in una fattoria isolata nella regione dei fiordi Occidentali. Questa esperienza le darà la consapevolezza della fine di un periodo di vita, e il modo di incontrare persone, che sono ritratti di una umanità solitaria con segreti di passati dolorosi ma anche di allacciare una profonda amicizia con Josef, un ragazzo di grande sensibilità e comprensione. Al ritorno dai Fiordi riprenderà a studiare, si trasferirà in vari paesi e affronterà molte e travagliate vicende. Diventerà una donna affascinante, estrosa, irrequieta, contradditoria con una esistenza complicata, segnata dal lutto della sorella, da un tentativo di suicidio, da incontri sbagliati e amori negati, assenti o impossibili. La sua iniziale situazione familiare condizionerà molte sue scelte. La figura della madre, il suo essere diverso, la sua personalità distruttiva e ribelle, aleggia infatti come un’ombra ingombrante e la condizionerà in alcune scelte dolorose di vita che mal verranno interpretate dal padre e dai conoscenti e giudicate come devianze derivanti dal carattere della madre, alla quale assomiglia anche nella ammagliante bellezza. 

Il padre, a differenza della madre è un uomo semplice, fa l’imbianchino e, per arrotondare, anche il pescatore. È stato molto innamorato di Helga, quasi incredulo di essere stato proprio lui scelto tra i tanti pretendenti della bellissima ragazza. Si sposano, quando lei ha solo diciannove anni e lui più di trenta spinti da una passione travolgente. A pochi mesi dalla nascita della seconda figlia Helga però se ne va e Sigbaldi resta attonito e stordito fino all’incontro della sua seconda moglie che lo accompagnerà amorevolmente fino alla morte. Le sue due figlie, che pure aveva amato con grande tenerezza, verranno date in affido. 

Altro personaggio di rilievo è Markús il nonno di Asta, padre della madre, che ha più di sessant’anni, ed è conosciuto per il fascino magnetico della sua voce che incanta nelle feste private che organizza a casa sua. Si circonda di una corte di ammiratori, ed è apprezzato in modo particolare da un amico ricco e schiavo del denaro che lo finanzia e che , dopo una storia con Helga, finirà per perdersi e morire. I personaggi sono davvero tanti e non è possibile menzionarli tutti. Sono descritti in modo preciso perché possano interpretare caratteri e sentimenti nei quali possiamo riconoscere le mille sfaccettature dell’essere umano.

Nel testo una parte importante viene riservata alla natura islandese. La sua grandiosa bellezza, il suo disvelarsi commovente e selvaggio in paesaggi di montagne silenziose, di arida lava vulcanica, di mare variabile, di cieli attraversati dalle aurore boreali fanno da cornice a profonde solitudini umane

… i fiordi si aprono come un urlo davanti al mare gelido e ai suoi abissi, alcuni sono un odio silenzioso, altri un sospiro quieto, ma forse la maggior parte sono un po' di tutte queste cose. Inutile descrivere i monti che si innalzano, così ripidi che alcuni sembrano voler portare con sé la terra verso il cielo... Qui fuori il rumore delle onde è assordante. Si dice che i marosi siano le urla degli abissi. Una collera ancestrale. Nei confronti di chi o che cosa non saprei, forse nei confronti della morte, oppure della vita e della sua ingiustizia, anche se non vedo perché il mare e le sue profondità dovrebbero avere opinioni al riguardo... E il cielo continua ad annerirsi, Asta vede il sole fiacco di dicembre dai giardini dell’università e sa che presto si dissanguerà nel cielo- come un tuorlo esploso… C’e una brezza leggera,un freddo che gela, il cielo è terso e fuori le onde mormorano come una balena assopita…

Una altra considerazione importante è riservata al processo creativo e al ruolo della letteratura, in particolare alla poesia, capace di rivelare le realtà nascoste degli uomini… Sono un uomo come gli altri quando lavoro in biblioteca, ma tutto cambia quando mi metto a scrivere. La scrittura libera qualcosa dentro di me. 

Ti suonerà strano, ma mentre scrivo divento più grande della persona che sono. Sì, mi trasformo in una corda sensibile che vibra tra ciò che è evidente e ciò che è nascosto. Esistono due mondi, almeno, caro 3 fratello. Da una parte quello che appare agli occhi di tutti, quello di cui parlano le pagine dei giornali, quello che si dice ad alta voce - dall'altra c'è un universo segreto. C'è tutto quello che tralasciamo di dire, che nascondiamo, che ci rifiutiamo di ammettere. È lì che risiedono le nostre paure. Tutto quello che speriamo e che non otteniamo, o che non abbiamo la forza di conquistare. Tu lo chiami il mondo della poesia e lo prendi come pura finzione. Benissimo. Ma che ti piaccia o no, questa maledetta poesia a volte è l'unica cosa capace di definire l'esistenza per com’è davvero. 

Lo stile

Risulta molto accurato: lirico quando descrive la natura, quasi brutale e spietato quando si riferisce alle vicissitudini e alle complessità umane, con punte di ironia che fanno capolino in vario modo A volte pare che un’unica strada porti alla felicità e alla disperazione – ma a parte questo, va tutto bene, no? Dov’è la mia felicità, l’hai vista qui in giro? Si nasconde sotto il letto?” Il linguaggio del testo, anche se ben comprensibile, risulta erudito per le molte citazioni letterarie e musicali (da Nina Simone, a Billie Holiday, a Leonard Cohen) e per le innumerevoli riflessioni filosofiche che induce… La vita è dolore, è tragedia, è la forza che ci fa risplendere… Ma allora la nostra esistenza ha radici così superficiali, che un istante riesce a cambiare tutto? Tutte le strategie del marketing consistono nel rendere le persone insoddisfatte di sé, la forma fisica, l’automobile, la casa, i glutei, la regola fondamentale è che meno siamo soddisfatti, più stiamo male e più siamo disposti a spendere soldi, Il nostro malessere alimenta il mercato… Quando nessuno crede più in loro, gli dei, perdono potere e scompaiono. Che cos’è dio? Alcuni dicono che è la rugiada che scintilla sulle pietre e le trasforma in diamanti… I tuoi occhi che un tempo mi illuminavano sono diventati un buco nero, lo spazio che separa l’amore e l’odio è più o meno lo stesso che si trova tra la vita e la morte. 

Giudizio

Il libro, a mio avviso, è ricco e stratificato; la lettura molto coinvolgente ed emozionante, ma non certo rassicurante per le tante angolazioni e le possibilità interpretative che sottopone. Non è il racconto leggero e scorrevole di una edificante saga familiare, ma piuttosto una storia senza filtri di vite vissute, rappresentate anche negli aspetti meno gradevoli delle dinamiche interrelazionali. Queste risultano pesantemente condizionate anche dalla disgregazione del contesto socio-culturale e fisico-ambientale che, come tante altre realtà, vivono la dicotomia di mantenere le tradizioni da un lato e le tentazioni del benessere moderno, che contempla le invasioni del turismo, dall’altro.

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