Maestre d’amore
Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre
L’autrice, anglista, curatrice dei Meridiani Mondadori su Virginia Woolf e John Keats, si interessa specificamente alla scrittura delle donne. Nutre una passione profonda per le opere di Shakespeare su cui ha prodotto vari saggi ed è autrice di diversi romanzi.
In questo saggio analizza alcune figure femminili shakespeariane, mettendone in risalto la peculiare modalità tragica o comica con cui vivono la relazione amorosa e si confrontano con la persona amata approfondendo l’analisi delle loro diverse personalità in virtù delle quali il sentimento d’amore si esprime con toni, evidenze e sfumature tanto diversificate. Fusini riesce, in modo molto convincente, a presentare, attraverso la mirabile capacità creativa di Shakespeare, le mille facce dell’amore da quella più ingenua e piena di aspettative di Giulietta a quella sanguigna e, per taluni aspetti, perversa annunciatrice di morte di Cleopatra; da quella pura e fiduciosa di Desdemona fino a quella giocosa e fluida di Rosalinda passando necessariamente per quella bisbetica di Caterina tutta giocata sulla forza e sulla capacità di delle parole di significare se stesse ed il loro contrario.
Interessante è l’approfondimento che l’autrice compie sull’abitudine del cross-dressing tanto praticato, al tempo di Shakespeare non solo dagli attori maschi che interpretavano parti femminili), da rendere necessarie specifiche norme per limitarlo od impedirlo; presente in diverse commedie il travestimento ci fa capire che l’autore “la sua mente e il suo corpo” pensarono il femminile e il maschile in modo davvero nuovo, originale, potremmo dire moderno.
Fusini afferma che Shakespeare ci parla di un corpo d’amore che non è “né maschio né femmina, ma maschio e femmina insieme” e che le donne vivono “l’avventura eroica di amare in una concezione paritaria della differenza”.
Inoltre l’autore era ben consapevole di quanto fosse più difficile e pericolosa la vita delle donne che, spesso per difendersi da uomini violenti o prevaricatori, per procurarsi un certo spazio di autonomia o per dimostrare le loro capacità, erano costrette a travestirsi.
L’amore “parlato” da Shakespeare nelle sue opere è, appunto, un amore teatrale, finto, inventato, ma è nello stesso tempo amore vero che riconosciamo come tale, che ci fa entrare meglio nelle nostre stesse esperienze d’amore, che dispiega ai nostri occhi e al nostro cuore la multiforme, diversificata, mutevole presenza di questo sentimento. Come riesce sempre a fare la grande letteratura.
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