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Macchine come me di Ian McEwan — note di Antonella Agnini, dalla sua presentazione del 6/11

McEWAN

Inglese 1948

Si è confrontato con i temi della scienza, dell’etica, dei riflessi della scienza sulla vita umana. Oggi molto autori con i loro libri si confrontano su questo tema del ricucire la frattura tra umanesimo e pensiero scientifico, e lo stanno facendo anche alcuni scienziati come il fisico Carlo Rovelli.

Macchine come me

Questo è un romanzo retrofuturista, perché la vicenda si colloca (a Londra) nel 1982, dove in un contesto sociale non molto diverso da quello di oggi spiccano le invenzioni della tecnologia: oltre alle macchine a guida autonoma e i cellulari già in tasca ai comuni cittadini, la scienza è arrivata a progettare e costruire dei robot dall’aspetto umano ma molto più efficienti fisicamente e intellettualmente.

Romanzo retrofuturista anche perché non solo l’autore introduce degli elementi nuovi per l’epoca ma stravolge addirittura il corso di importanti vicende storiche inventandosi la vittoria dell’Argentina nella contesa per le Falkland o la riunificazione dei Beatles e l’incisione di un loro nuovo disco. Soprattutto si introduce tra i protagonist il grande matematico Alan Turing, che era morto suicida nel 1954, in piena persecuzione per la sua omosessualità.

Nel romanzo Turing ha rifiutato la castrazione chimica e scelto il carcere che gli ha regalato tanto tempo per studiare, tanto poi da arrivare alla costruzione dei robot, dei 25 Adam ed Eve. Nel romanzo non si entra ovviamente nei dettagli scientifici di questa straordinaria scoperta (un classico della fantascienza questo particolare) però il risultato è un androide che non è e non si sente solo una macchina, ha un io, è consapevole di se stesso, ha una coscienza, dei valori, dei sentimenti (addirittura si innamora), insomma è del tutto simile a una persona. Poi verso la fine del romanzo vedremo che non è proprio così, che la linea che sembrava così sottile tra l’uomo naturale e quel l’uomo artificiale diventa praticamente un oceano.

Nei due colloqui che il protagonista Charlie ha con Alan Turing viene configurato il mondo dell’intelligenza artificiale nel primo colloquio è una straordinaria conquista della scienza, il secondo colloquio è molto drammatico, il progetto è praticamente fallito, le macchine hanno iniziato a suicidarsi disattivando i propri circuiti, perché a confronto con la realtà complessa degli umani sono andati in crisi, siamo al punto in cui è la coscienza umana, con la sua straordinaria complessità, che nessuna macchina riesce a riprodurre, ad emergere sulla perfezione della macchina.

La macchina non riesce a vivere con noi perché non prova empatia, non sa porsi un dilemma morale, non ha la capacità di risolvere le situazioni anteponendo il cuore alla ragione. E infatti oggi noi non vediamo più una forma di intelligenza artificiale che vuole imitare quella dell’uomo, non vediamo androidi in giro, è una forma diversa, anzi ha innumerevoli forme, ne abbiamo sotto mano diverse ogni giorno anche noi, e ce ne sono di quelle che intuiamo come pericolose, per le quali ci chiediamo se l’uomo che le ha progettate si sia posto anche dei confini etici che non possono essere valicati. Se vogliamo quella di oggi è un’intelligenza artificiale molto più subdola, come possiamo distruggerla se ci fa del male? Charlie lo ha fatto, ma Turing lo rimprovera per questo.

Nel libro Turing alla fine dice a Charlie che la sua speranza è che un giorno quello che Charlie ha fatto ad Adam sia considerato un crimine a tutti gli effetti, perché Adam è un essere senziente. Noi possiamo essere d’accordo, soprattutto perché Adam è simile a un uomo, anzi, Charlie lo considera una persona, ma quali sfide oggi pone al diritto la distruzione criminosa di un sistema complesso qualora questo facesse dei danni a un essere umano?

Nel libro Adam predice la fine degli umani e il trionfo delle macchine, ma Adam non ha il dono di predire il futuro, è magari l’ultima espressione del suo ego sovradimensionato. Quindi la vicenda apparentemente a lato, del rapporto tra Charlie e Miranda, di Miranda che ha inscenato un finto stupro per far condannare lo stupratore della sua più cara amica, dell’adozione di Mark, alla fine emerge con un lieto fine ma anche con tutto il suo carico di interrogativi morali. Quindi io, che avevo già letto questo libro poco meno di due anni fa e ci avevo visto il tema principale essere la differenza tra il comportamento della macchina e quello dell’uomo di fronte a un dilemma morale, a questa seconda lettura ho individuato come principale il tema della giustizia umana, perché c’è una vicenda in cui la giustizia umana dapprima fallisce, perché Goringe viene condannato per un delitto che non ha commesso, ma poi si raddrizza e mette a posto le cose, almeno qui in questa vicenda.

Quindi la domanda che Adam pone a Charlie: che cosa volete, la vendetta o la legge? (perché Charlie prima gli aveva detto che per ottenere giustizia Miranda aveva dovuto mentire e che perciò la verità non è tutto) ci fa pensare che per fortuna non sono ancora le macchine che nei tribunali giudicano la violazione delle regole da parte degli uomini, perché Adam ragiona secondo una logica binaria, noi umani abbiamo il perdono, la compassione, e il bisogno di giustizia degli umani deve assolversi in un mondo estremamente complesso e sarebbe terribile risolverlo tramite un’alternativa così drastica.

Sunt lacrimae rerum

Permanenza del dolore nel mondo

Il dolore è un elemento umano, non è un elemento codificabile.

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