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Se una notte d’inverno un viaggiatore - Note di Angela Mazzotti


Se una notte d’inverno un viaggiatore

di Italo Calvino

Per parlare di Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino bisogna incominciare dalla fine, dalla scena in cui il Lettore e Ludmilla, la Lettrice, ormai sua moglie, coprotagonisti del romanzo, sono accolti con le loro letture nel letto matrimoniale e mentre lei chiude il libro e spegne la luce, lui, all’invito a fare altrettanto, risponde: - Ancora un momento. Sto per finire Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino – Siamo di fronte al lettore che legge di sé stesso che legge il libro di Calvino, dunque...

Se una notte d’inverno un viaggiatore è un romanzo un po’ singolare, un romanzo che parla di romanzi, di come si scrivono, di come si leggono, di come si interpretano, di come si differenziano; una storia un po’ surreale, a metà strada tra il racconto fantastico ed il saggio, in cui si intrecciano una ricerca continuamente frustrata della prosecuzione di un libro, come un gioco di scatole cinesi in cui non si arriva mai all’obiettivo, ma se ne è continuamente distolti, e una serie di capitoli iniziali di romanzi di genere diverso che restano incompiuti, ma che costituiscono una sfidante prova d’autore per lo scrittore impegnato a cambiare stile e ritmo del racconto per adeguarsi al suo contenuto.

Lo schema appare un po’ meccanico, rigido, forzato, ma la sua realizzazione è comunque magistrale: la scrittura di Calvino è sempre coinvolgente ed efficace e le sue osservazioni, i suoi ragionamenti sulla sua arte sono sempre stimolanti. E’ il Calvino dell’Oulipo, che si dà delle regole e le rispetta anche se queste costringono la sua ispirazione entro binari coercitivi.

Il romanzo nella sua cornice è un metaromanzo, in cui l’autore ragiona della straordinaria varietà dei libri, di quella che lui definisce “magma di materia narrativa” da cui lo scrittore estrae l’oggetto della sua opera, lasciando dietro di sé tutto il resto e quindi rinunciando a quella che molti scrittori ritengono l’ambizione principale della loro attività e cioè di riuscire, scrivendo, a descrivere e comprendere l’universo. L’autore si muove “in uno spazio pieno di storie” in cui ci si può muovere in tutte le direzioni, e lui è uno “scomodo diaframma” posto tra lo scrivibile che attende di essere scritto e ciò che è scritto effettivamente e che egli contamina con la sua soggettività. Ammesso che la scrittura riesca a superare la limitatezza dell’autore, essa acquista un senso solo quando viene letta da un lettore determinato e solo in quel momento l’universo esprime sé stesso attraverso la parola. “Dai lettori – ci dice Calvino attraverso uno dei suoi personaggi, uno scrittore come lui, – mi aspetto che leggano nei miei libri qualcosa che io non sapevo, ma posso aspettarmelo solo da quelli che s’aspettano di leggere qualcosa che non sapevano loro”. Del resto è proprio con la lettura, attività individuale, che ogni lettore attribuisce al libro gli sviluppi possibili in esso contenuti attraverso la successione dei fatti o le indicazioni, le allusioni che in essi si nascondono. Leggere, sostiene l’autore, è andare incontro a qualcosa che sta per essere e che nessuno sa cosa sarà…” Da romanzo sulla scrittura, quindi, Se una notte d’inverno etc. diventa anche un romanzo sulla lettura, sul suo significato, sul piacere di leggere e la frustrazione di interrompersi, sull’arricchimento che essa porta sia al testo che a chi lo legge e sulla diversità dei lettori che porta a fare di ogni narrazione un contenuto sempre diverso.

La letteratura per Calvino non è autenticità, veridicità, specchio della realtà, ma al contrario essa è mistificazione continua, travisamento, alterazione della verità: è innanzitutto fantasia, ”un mondo di fantasmi e di invenzioni” e proprio attraverso la frustrazione delle continue interruzioni dei testi proposti e la facilità della loro falsificazione si comprende che il vero senso del mondo è che la realtà non è conoscibile e che il tentativo di abbracciarla tutta intera è un’ambizione destinata a restare insoddisfatta.

  • Una bella definizione della lettura come ciò che mette in comunicazione il mondo materiale, l’oggetto scritto, con qualcosa “che fa parte del mondo immateriale, invisibile, perché è solo pensabile, immaginabile o perché c’è stato e non c’è più, passato, perduto, irraggiungibile…”
  • La sarcastica rappresentazione di una casa editrice e della sua organizzazione “come un’efficiente banca d’affari” cui fa riscontro una severa critica al mondo dell’editoria sempre più assoggettato ad interessi puramente commerciali.

Non mancano neppure gli affondi psicologici come quando dalla descrizione della sua cucina disabitata il protagonista trae indicazioni sul carattere di Ludmilla o quando riflette sui condizionamenti imposti al testo dalla personalità dello scrittore (lo scrittore produttivo, ovvero lo scrittore tormentato) o infine quando nel descrivere un amplesso egli afferma che l’aspetto che più somiglia alla lettura è dato dal fatto che “al loro interno s’aprono tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili.”

Davvero sorprendente poi è anche il fatto che un romanzo pubblicato nel 1979, quando i computers non erano ancora uno strumento quotidiano, affermi la possibilità:

  • di completare un testo a mezzo di computers programmati per svilupparne tutti gli elementi con perfetta fedeltà ai modelli stilistici e concettuali dell’autore;
  • di utilizzare le ricorrenze dei vocaboli contenuti in un testo e rilevate in forma elettronica per avere un’idea dei temi e delle problematiche che esso affronta e quindi in sostanza per effettuarne una velocissima lettura.

L’obiettivo di Calvino, lo scopo a cui tende la sua arte, è dichiaratamente di annullare se stesso per dar voce a ciò che è fuori di lui, di “catturare nel libro il mondo illeggibile, senza centro, senza io”; uno scopo che egli però riconosce come irraggiungibile per cui l’unica via rimanente è quella di “scrivere non uno ma tutti i libri di tutti gli autori possibili” che è appunto ciò di cui ha cercato di darci una rappresentazione in questo libro di libri diversi.

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