Il sentiero delle babbucce gialle, di Kader Abdolah, è un romanzo con ispirazione autobiografica, ambientato prevalentemente in Persia nel corso del secolo XX ed è pertanto, solo marginalmente, un libro sul medioriente, nel senso che la storia e la cultura della Persia, pur essendo intrecciate con quelle delle altre popolazioni mediorientali, hanno sempre avuto una loro forte identità che, ancorata nel passato imperiale, si è spesso svincolata dalla matrice araba. Infatti, la Persia, e l’attuale Iran, hanno ad esempio mantenuto una propria lingua ed un proprio scisma religioso.
La suddivisione interna in ‘Libri’ segue un percorso (crono)logico, che possiamo riassumere con le seguenti fasi: fanciullezza, formazione, lotta, esilio, chiusura. Però all’interno degli stessi libri ci sono ‘camei’ di vita contemporanea del protagonista-narratore, dei flash-forward, che un po’ ricordano le parti introduttive dei libri di ‘Se una notte d’inverno…
Il testo è pieno di riferimenti al recente passato iraniano, ma anche alla storia millenaria del paese e della sua gente. È un libro dentro un libro: infatti lo scrittore elabora lo scritto dalle note del protagonista, che è un regista cinematografico nella vita il quale non ha dimestichezza con la scrittura. Inoltre, nel racconto si trovano numerosi riferimenti ad altri testi, tra i quali il Corano, le Mille e una notte, noir americani di Mickey Spillane con protagonista Mike Hammer. Pertanto, si accorda perfettamente con questa nostra rassegna di letture che include medioriente, libri che parlano di libri (oltre che ‘uomini e macchine’).
L’impressione generale è che, come spesso accade, il racconto utilizzi l’intreccio tra la storia dell’Iran e del protagonista Sultan per parlare della vita (dell’autore?), e lo fa’ in modo mirabile. È un racconto sulla vita, ma è anche un racconto sulla storia contemporanea di un paese e della sua gente, una storia che ha visto momenti molto drammatici, che hanno avuto, ed ancora hanno, ripercussioni sull’intero scenario mondiale.
Il protagonista Sultan, durante tutto il racconto, combatte coi suoi demoni o serpenti o ‘jinn’, che cambiano aspetto al cambiare della fase della vita descritta dal romanzo. L’autore riesce perfettamente a sintonizzarsi sui ‘demoni’ tipici dell’età e della situazione politico-culturale descritta, ed a far evocare al lettore situazioni vissute nella propria vita passata e/o presente. La scrittura forse ha per l’autore un potere liberatorio. Dal Libro I
‘Quando scrivi, scrivi te stesso, diventi un testo, diventi il racconto. La cinepresa blocca la fantasia, mentre la penna fa l’esatto opposto. Tu parti da un’idea e una forza magica ti porta ad attingere alla tua personale riserva di racconti’
e
‘a volte mi chiedo se un artista sia in grado di creare qualcosa senza i suoi vecchi ricordi’.
Alcuni di questi ricordi che perseguitano il protagonista, sono anche la ragione che lo spinge a scrivere le sue note che poi diverranno il testo finale.
Il piccolo Sultan ha demoni tipici della sua età, le grotte al di là del fiume, nella zona proibita, e vari personaggi ‘spaventosi’ che ruotano attorno alla sua vita ‘castellana’, come il figlio ‘pazzerello’ del custode e il malvagio figlio del macellaio. È un periodo pieno di sogni e di paure, di personaggi fantastici e spaventosi. Hushang, che avrà un ruolo importante sulla formazione del personaggio, è tratteggiato come una specie di pirata, sfregiato e senza un braccio, violento ma affascinante e con suo codice d’onore.
Da giovane, e da maturo, invece i suoi demoni sono soprattutto legati alle sue relazioni amorose, e ai dubbi riguardo alla conseguenza delle proprie azioni sulla propria vita e sulla vita delle altre persone. Non mancano i collegamenti però tra le diverse fasi; dal Libro I, nel bagno pubblico femminile:
‘Molto tempo dopo, quando ebbi accesso al mondo delle donne, ripensai spesso a quelle natiche e a quei seni nudi, soprattutto se toccavo una donna’.
La seconda parte del testo è comunque il momento della partenza, dalla fanciullezza, e dell’emancipazione, ma anche di nuove paure.
‘mi alzai e me ne andai per non fare più ritorno, nella realtà, sui sentieri della moschea, del castello e delle montagne…’
La turbolenta situazione politica della Persia dopo il secondo conflitto mondiale e l'occupazione anglo-sovietica, la ri-ascesa dei Pahlavi, con la loro politica di modernizzazione da un lato e repressione del dissenso dall’altro, culminata nel colpo di stato del 53, spinsero molti intellettuali persiani alla lotta per la democrazia, che ha culminato nella rivoluzione e nell’esilio dei Pahlavi e, purtroppo, nell’avvento di una diversa forma di regime, ancor più repressivo, sicuramente riguardo al libero sviluppo delle arti, che porta il protagonista a partecipare nuovamente, a modo suo, al tentativo di rivolta, dopo aver svolto attività di reporter dal fronte del conflitto Iran-Iraq altra pagina drammatica per quell’area. La partecipazione del protagonista alla lotta è sempre comunque avvenuta all’interno del proprio lavoro di regista, dapprima col suo contributo al rapimento della regina, e dall’altro col suo contributo all’assalto alla casa di Khomeini. Degno di nota il fatto che Kader Abdolah, lo pseudonimo dell'autore sia composto col nome di due esponenti dell'opposizione, assassinati dal regime degli ayatollah.
Un altro aspetto comune di entrambi questi periodi di lotta riguarda il sacrificio che ha portato nel primo caso alla rovina del suo forse unico amore e al conseguente incarceramento, e nel secondo caso all’esilio in Pakistan prima e nei Paesi Bassi poi. Il sacrificio, e il martirio, sono aspetti molto importante nelle religioni monoteiste, sin dalla Genesi biblica. Nell’Islam sciita il culto dei martiri ha una notevole importanza, che culmina nella celebrazione del martirio del nipote di Maometto con riti che includono l’autoflagellazione.
La parte finale del romanzo è il momento del bilancio, riguardo la vita del protagonista e il rapporto coi suoi demoni, fossili del passato che lo spingono a cercare risposte, che in un modo o nell’altro riuscirà a trovare.
Olindo Corradini
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