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Ma gli androidi sognano pecore elettriche? - Note di Sandro Tassinari

Film: 

Blade Runner del 1982    >    Nello stesso anno: La cosa - Tron - E.T.

Romanzo con molti spunti di riflessione: 

  • a differenza dei romanzi di Asimov, nei quali i robot devono sottostare alle 3 leggi della robotica, qui troviamo degli androidi in fuga che cercano la libertà. 
  • paradosso per cui alcuni androidi non sanno di essere tali, fin quando qualcuno non lo dice loro (test di Voigt-Kampff ) 
  • la figura di Isidore, personaggio centrale quanto Deckard, è una “mente semplice” ma bisognosa d'amore e unico messaggio di speranza del libro (una sorta di antieroe che legge con occhi inesperti il rapporto con le altre persone e manifesta apertamente le proprie speranze e i propri timori senza considerare l'impressione che in questo modo trasmette)

Due aspetti a mio avviso importanti, assenti o marginali nel film:

La religione:

Il mercerianesimo esalta il concetto di empatia, ovvero ciò che gli androidi non percepiscono e che aiuta i cacciatori di taglie a scovarli (la fusione mentale è comunque veicolata da un apparecchio/macchina la “scatola empatica”) e fa riferimento alla figura di Mercer, senza prospettiva di salvezza (ciclo ascesa della montagna > caduta nella fossa). In contrapposizione c'è la figura di Buster Friendly (incarnazione di mondanità e frivolezza) un “predicatore” che impazza nelle televisioni, figura di riferimento degli androidi e anch'esso androide, il cui scopo è dimostrare che il mercerianesimo è una finzione, cercando di far cadere l'unica vera differenza che separa androidi ed esseri umani. Gli androidi resteranno però sempre solo androidi, anche se vogliono essere umani, perché la capacità umana di soffrire e gioire anche per gli altri è una cosa innata, che resta anche se la religione che la esalta è solo una sceneggiata (Isidore e il ragno).

Gli animali:

Il bisogno di acquistare i pochi animali ancora vivi dopo la catastrofe nucleare. Gli uomini non lo fanno per un particolare spirito animalista, ma solo per sfoggiarli come status symbol: l'ossessione del protagonista è infatti di controllare, per ogni animale vero che incontra, quanto valga sul mercato in base a quella che è la sua vera Bibbia, il catalogo Sidney delle quotazioni.

Anche in questo mondo, così come nel nostro, ogni cosa non vale per quello che è, ma per quello che ci fa diventare agli occhi degli altri, tanto è vero che chi non può comprarsi un animale vero cerca di compensare con un animale finto, cercando però di non farsi scoprire (drammaticità del consumismo esasperato: l'ideale non è più possedere un oggetto, ma un essere vivente).

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