Klara, dal negozio dove è esposta, scruta la strada di una città trafficata e affollata. Intorno a lei sono esposti altri androidi, elettrodomestici, braccialetti, tazze da caffè e androidi ancora più raffinati.
Chiaramente ci troviamo nel bel mezzo di una società consumistica accelerata in cui le distinzioni di classe si mostrano ancora più nette che nella nostra. Quello di cui poco l’autore ci dice è la struttura politico-economica e neppure il tempo in cui gli avvenimenti sono collocati. Si potrebbe desumere che si tratti di un futuro non molto distante dal nostro presente o forse un’alternativa al nostro presente.
Ci sono, infatti, oggetti che noi già usiamo che nel libro hanno nomi diversi e funzioni più complesse. Ad esempio gli “oblunghi”, che immediatamente noi lettori associamo ai nostri smart Phone. Anche qui sono utilizzati dai personaggi per interagire tra loro e anche per estraniarsi. In più questi oblunghi hanno la funzione di garantire la formazione e l’istruzione a distanza dei ragazzi/e.
Ognuno ha un precettore, un insegnante che entra nella sua vita attraverso lo schermo dell’oblungo. L’istruzione a distanza impedisce il formarsi della socializzazione.
Questo ci rimette sotto gli occhi il periodo della pandemia in cui i ragazzi/e non frequentavano la scuola e usavano la didattica a distanza, che ha maggiormente evidenziato la differenza tra famiglie benestanti e famiglie povere, rendendo l’accesso all’istruzione un privilegio. Tornado a Klara la sua vita nel negozio, nella vetrina del negozio, è contemplativa. Deve a poco a poco imparare le regole, le convenzioni, le emozioni e i sentimenti in vigore tra gli essere umani. “capirle bene per poterli servire bene”. Fa il suo apprendistato con grande attenzione e volontà, ma anche con tanta curiosità e delicatezza. Tanto che mentre leggiamo noi rivediamo con lei, come se fosse la prima volta, cose che per abitudine abbiamo smesso di vedere: il sole che sorge, un litigio tra passanti, un barbone che collassa lungo la strada, i capricci dei bambini...
Ogni cosa affascina Klara, la sorprende. È piena di voglia di incontrare il piccolo o la piccola umana che la sceglierà. È empatica Klara, per questo verrà scelta da Josie, una ragazzina vivace, sensibile, afflitta da una strana malattia che minaccia il suo futuro. Klara segue Josie e la madre nella loro bella casa circondata da prati e si impegna più che mai nella sua relazione con Josie, ottenendo grandi risultati.
La ragazzina va soggetta ad attacchi di fatica che la costringono a letto per giorni interi.
Pare che il suo male sia dovuto al “potenziamento” cui è stata sottoposta per scelta della madre. Non è chiaro in cosa consista questo “potenziamento”, sappiamo solo che ai ragazzi/e potenziati, si spalancano le porte delle opportunità e del successo nella vita. Chi non è stato soggetto a questa procedura viene scartato, resta fuori dalle opportunità.
Se consideriamo che il potenziarsi può avere ripercussioni fatali sull’organismo di ragazzi/e (come è già successo alla sorella di Josie), il libro ci mostra una verità molto crudele: meglio rischiare la morte che la mediocrità.
Altro episodio inquietante è quello che succede durante l’incontro che i ragazzi e le ragazze fanno di tanto in tanto per interrompere i loro periodi di solitudine. In questi momenti mostrano tutta la cattiveria che hanno sviluppato senza l’opportunità del contatto con i loro pari. Altro passo del libro che mi è parso da brivido, è quando la madre pensa e mette in atto, aiutata da tale Capaldi, il progetto di sostituire con una macchina Josie, nel caso facesse la fine della sorella. Non si giunge a questo perché Klara, l’unica che ha fede religiosa, prega la sua divinità, il sole, affinché faccia guarire Josie.
Passa il tempo, Josie diventa grande e autonoma, Klara sempre meno importante.
Chiusa prima in uno sgabuzzino, poi portata in una discarica, Klara ripensa a quello che ha vissuto e capisce che la vera unicità degli uomini, la loro non replicabilità, non sta in un elenco di caratteri fisici e di comportamenti, né si misura con i potenziamenti e il successo: ma sono i legami con gli altri esseri umani e l’amore che hanno tra loro.
Nota 1.
Un cenno merita il personaggio Rick che è il grande amico umano, e non “potenziato” di Josie. Sono amici da sempre. Il loro legame sembra resistere alla mutevolezza dell’adolescenza, ai litigi, e anche all’arrivo di Klara, che il ragazzo accoglie con diffidenza.
In seguito entra in sintonia con l’androide fino ad aiutarla, senza capire perché, nel suo progetto di far guarire Josie.
Alla fine quando avviene il distacco tra Josie e Rick e ognuno va per la propria strada, l’amore che li ha uniti resta una ricchezza dentro di loro.
Nota 2.
Il progetto che Klara ha in mente per aiutare Josie è basato sulla sua fede assoluta nel sole, che è anche la sua fonte di vita. Klara individua la dimora del sole in un grande capanno che diventa il luogo mistico, la casa di culto dove Klara va a pregare. La fede è argomento centrale nel romanzo, eppure l’unico personaggio che attivamente crede è una macchina, come se l’uomo non fosse più in grado di farlo. A questo punto nascono interrogativi: cosa ci rende umani? Quali sono gli elementi distintivi tra noi e Klara? E ancora, fino a che punto queste differenze tendono ad assottigliarsi, e quali le conseguenze?

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