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"Il mio anno di riposo e oblio" presentato da Sandro Tassinari

Il mio anno di riposo e oblio

di Ottessa Moshfegh

Ed. Feltrinelli

Il libro racconta l’esperimento di “ibernazione” narcotica di una giovane donna, aiutata e incoraggiata da una delle peggiori psichiatre della storia e circondata da affetti capziosi e tossici. Siamo a New York, all’alba del nuovo millennio. La protagonista gode di molti privilegi, almeno in apparenza. È giovane, magra, carina, da poco laureata alla Columbia e vive, grazie a un’eredità, in un appartamento nell’Upper East Side di Manhattan. Ma c’è qualcosa che le manca, c’è un vuoto nella sua vita che non è semplicemente legato alla prematura perdita dei genitori o al modo in cui la tratta il fidanzato che lavora a Wall Street. Afflitta, decide di lasciare il lavoro in una galleria d’arte e di imbottirsi di farmaci per riposare il più possibile. Si convince che la soluzione sia dormire un anno intero per non provare alcun sentimento e forse guarire (a New York, la città che non dorme mai). Il libro ci spinge a chiederci se davvero si può sfuggire al dolore, mettendo a nudo il lato più oscuro e incomprensibile di ciascuno di noi. 

Temi toccati ne “Il mio anno di riposo e oblio”: 
  • solitudine
  • lutto, dolore, malattia
  • apatia, depressione, alienazione
  • terapia/psicanalisi
  • relazioni tossiche (sia in amore che in amicizia)
  • rapporto con i genitori/traumi dell’infanzia
  • dipendenza da alcool e farmaci (problema sociale degli psicofarmaci negli USA)
  • disturbi alimentari
  • mercificazione dell’arte
  • critica alla società capitalistica
La lettura non è affatto faticosa, forse a tratti un po’ lenta e ripetitiva, ma nel complesso “Il mio anno di riposo e oblio” è un libro che si fa leggere senza troppo sforzo. La storia è narrata dalla protagonista in prima persona, quindi io ho interpretato la lentezza, la ripetitività delle situazioni e delle frasi come un modo per farci comprendere la condizione psichica di chi ha la mente annebbiata dagli psicofarmaci e cerca di estraniarsi dalla realtà e dalla quotidianità. Personalmente ho apprezzato l'originalità della storia e l'insieme dei temi trattati, anche se a mio avviso i temi non vengono mai approfonditi e non ho trovato nella trama un vero punto di “svolta”.

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