Molto forte, incredibilmente vicino
Oskar è un bambino intelligente e creativo, molto sensibile. Il suo maggior rammarico è di non aver ascoltato subito i messaggi che quella terribile mattina il padre gli ha mandato sulla segreteria telefonica di casa dopo lo schianto dell’aereo dei terroristi e prima di scomparire nel nulla al crollo della torre in cui si trovava casualmente per motivi di lavoro. Il romanzo racconta l’estrosa, ma anche straziante elaborazione del lutto da parte di Oskar, unitamente a quella di altri lutti vissuti dalla nonna paterna, che ha perso la sorella maggiore ed il padre nel bombardamento di Dresda, e alle vicissitudini di personaggi minori, vere e proprie comparse, ma tutti funzionalmente utili al messaggio principale.
Il romanzo quindi è incentrato sulla capacità dell’uomo di sopravvivere ai peggiori accadimenti e la tenace ricerca di Oskar di dare un senso alla chiave ritrovata tra le cose del padre descrive bene lo sforzo di continuare ad avere un contatto con l’assente, per quanto insolito ed enigmatico.
Quello di Foer è anche un libro sul rimpianto: il rimpianto di non aver saputo sfruttare gli ultimi momenti, di non aver capito che si trattava dell’ultima occasione di parlare con la persona cara o di condividere qualcosa con lei. E’ un libro sul dispiacere di ciò che avrebbe dovuto/potuto essere e non è stato: per questo tema entrano in gioco gli altri narratori, la nonna che ha perso la sua famiglia di origine nel bombardamento ed il nonno che, fuggito alla notizia che sarebbe diventato padre ritorna a farsi vivo quando il figlio, ormai adulto e che lui non aveva mai conosciuto, muore nel crollo della torre. Un romanzo sul desiderio di riavvolgere indietro il nastro della vita per recuperare quello che si è perso e trasformarlo in qualcosa di positivo. Emblematica a questo fine la sequenza delle foto dell’uomo che si è lanciato dall’ultimo piano della torre per non morire bruciato e che, scorsa in senso inverso, lo mostra invece librarsi simbolicamente verso l’alto.
Il romanzo non è di facile lettura. Inizialmente non si comprende bene chi sta parlando e di che cosa, a parte le pagine in cui è Oskar a parlare, e le storie parallele della nonna e del nonno si definiscono a poco a poco solo verso la fine del libro. Per apprezzare a fondo anche la parte iniziale sarebbe utile una rilettura. Particolari poi sono gli inserti, le foto, le pagine di soli numeri o quelle in cui le righe si sovrappongono fino a che non si riesce più a leggere nulla. Un libro di stile “futurista”, ma non provocatorio.
E’ anche il primo libro che leggo che si ispira all’11 settembre 2001, un fatto che forse è ancora troppo vivo e doloroso e che manca della necessaria distanza per indurre gli scrittori a parlarne.

Commenti
Posta un commento