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Luce d’estate ed è subito notte - Note di Serenella Barbieri

Foto di Hreinn Gudlaugsson - Own work, CC BY-SA 4.0

Luce d’estate ed è subito notte, Jón Kalman Stefánsson

Siamo in un paesino di 400 anime in cui non sorgono né cimitero né chiesa, ci sono solo alcune fattorie sparse nell’incontaminata campagna attorno. Pochi gli edifici tra i quali una cooperativa e un maglificio.

Questo luogo così lontano, così piccolo ha un fascino mistico: la luce intensa dell’estate brilla sugli abitanti al pari delle stelle che di notte sembra di poter toccare.

La trama del romanzo non è fatta di una storia importante, ma di più storie, racconti quante sono le vite che l’autore vuole raccontarci. Sono racconti, poetici e introspettivi, sulle persone che popolano il paese (di cui non viene neppure detto il nome).

Ogni capitolo è dedicato alle vicende di uno o due personaggi con la loro vita da vivere e da raccontare intrecciate alla storia e alla vita degli altri, di tutta la collettività. Raccontando le storie dei vari abitanti del paesino, Stefánsson riesce a mettere insieme una serie di racconti sull’esistenza che cercano di rispondere al grande interrogativo sulla vita: “perché viviamo?”.

È questo un romanzo corale con una narrazione non sempre in ordine temporale, anzi lo scorrere del tempo viene spezzato: così si salta tra passato e presente e in un certo senso poco importa che il romanzo sia di fatto ambientato nei primi anni duemila.

La scrittura di Stefànsson è come una lunga poesia che ci accompagna alla scoperta delle piccole ma straordinarie esistenze dei personaggi legati visceralmente alla loro terra da cui non riescono ad allontanarsi e, se lo fanno, ritornano.

È un ottimo libro: una panoramica di umanità, un intreccio di vite che Stefánsson narra con un prosa elegante e con straordinaria forza evocativa che mescola con efficacia prosa e poesia.

Il libro mi è piaciuto: la narrativa nordica è ancora da scoprire , mi fa piacere aver iniziato.

Complimenti a Sandro per la ricca presentazione al gruppo

Nota. Stefánsson poeta.

Prima di scrivere romanzi Stefánsson ha scritto poesie.

Ora le sue poesie sono tutte raccolte in un unico volume: La prima volta che il dolore mi salvò la vita.

Sono quattro raccolte che vanno dal 1988 al 1994. Si possono chiamare scritti giovanili, ma importanti per comprendere lo sviluppo successivo dello scrittore.

Nella prefazione l’autore, racconta in modo ironico e affabile i suoi trascorsi e il suo avvicinamento alla poesia. Stefánsson ha fatto un percorso di studi disordinato poi vari lavori manuali e intellettuali. Non ha mai smesso la sua ricerca personale, il confronto con la tradizione poetica e letteraria islandese allargandosi fino a quella europea.

La sua poetica anticipa la sua prosa nella concretezza di certe immagini . Mano a mano i testi si ampliano, le immagini hanno un impatto sempre più forte, il lessico più espressionistico e passionale.

La ricerca del poeta non si esaurisce ed è sempre in continuo movimento di andata e ritorno tra il dentro e il fuori, tra il mondo e la propria interiorità irrequieta ancora in formazione. Grosso è il lavoro sul linguaggio. Tenta e ritenta di trovare la parola giusta, densa, con cui poter esprimere il sentire di un attimo, di un desiderio, di un’attesa di una fine.

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