Tutto scorre
di Vasilij Grossman (Berdychiv, Ucraina, 12 dicembre 1905 - Mosca, Russia, 14 settembre 1964) Ed. Adelphi
Tutto scorre e' un romanzo-saggio sull'Unione Sovietica del periodo Leniniano e soprattutto di quello Staliniano, e delle conseguenze della collettivizzazione soprattutto dell’agricoltura. Il romanzo racconta il ritorno di Ivan, reduce da venti anni di lager, nel quale si e' trovato, presumibilmente in seguito alla delazione di un suo conoscente, ma non si capisce bene con quale accusa, o scusa. La maggior parte dei condannati che si trovavano nei lager, lo erano per ragioni spesso loro sconosciute. Ivan da prima incontra il cugino scienziato Nicolai, poi vaga smarrito tra un luogo del proprio passato ed un altro alla ricerca di amori perduti e di una nuova identità? La parte saggistica del libro -- prendendo spunto dall'esperienza del lager di Ivan, da quella di Anna, ex lavoratrice di kolchoz (fattoria cooperativa) e vedova di guerra, che diviene sua amica, amante per una notte e da quella di Masa -- descrive gli orrori dei lager staliniani e gli anni della collettivizzazione delle campagne, della dekulakizzazione, della carestia per fame (imposta?) in Ucraina, l'Holodomor, di cui in questo periodo ricorrono i 90 anni, azioni imposte dalla dirigenza sovietica per la realizzazione del ‘piano’.
Il piano
Soprattutto nella parte finale del libro, lo scrittore si distacca molto dal romanzo ed espone una feroce disamina sulla Russia e sul destino dei russi di essere schiavi che sembra segnarne la storia passata e post-rivoluzionaria. Imputa in particolare a Lenin l'incapacità di vincere questa condizione di schiavitu' ed anzi di usarla per lo svolgimento del 'piano'. Il piano appunto, l'ideologia, alla quale tutto viene sacrificato, in particolare la libertà. L’holodomor pare essere stato compiuto perché il ‘piano’ prevedeva un aumento della produzione di grano da parte dei kolkhoz ucraini, che non poteva essere realizzata a causa di un precedente periodo siccitoso. Ciò indusse le autorità staliniane a confiscare il grano ucraino fino all’ultimo chicco per sfamare le città a scapito delle campagne ucraine. Le città infatti furono trasformate dall’industrializzazione ed erano popolate da gente più allineate alle idee socialiste di collettivizzazione e pianificazione, al contrario delle campagne (poco) popolate di contadini ed (ex-)proprietari terrieri (kulaki), storicamente abituati al possesso della propria terra, di parecchia terra, e dei propri mezzi. Dal capitolo 14 ‘Fu allora che capii: per il potere sovietico, prima di tutto viene il piano. Esegui il piano! Consegna la quota prescritta, la fornitura! In primo luogo, lo Stato. La gente: zero, meno di niente.’
Acronimi, sigle, appellativi, nomignoli,…
Sono una presenza costante nel testo, probabilmente parte della cultura russa. Le persone vengono nominate col patronimico in un contesto amichevole ma formale; chi non ricorda la la celeberrima riunione della Duma in cui si sfidarono Gorbacev (Mikhail Sergeyevic) e Eltsin (Boris Nikolayevich) di fatto dando luogo alla dissoluzione dell’URSS? Mica si chiamavano tra loro Misha e Borja!

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