Tutto scorre
di Vasilij Grossman (Berdychiv, Ucraina, 12 dicembre 1905 - Mosca, Russia, 14 settembre 1964) Ed. Adelphi
Pánta rheî o Panta rei (in greco antico: πάντα ῥεῖ, "tutto scorre") è un celebre aforisma attribuito a Eraclito (ma in realtà mai esplicitamente formulato in ciò che dei suoi scritti conosciamo) con cui la tradizione filosofica successiva ha voluto identificare sinteticamente il pensiero di Eraclito riguardo al tema del divenire, in contrapposizione con la filosofia dell'essere propria di Parmenide.
La fonte principale di questa attribuzione risalirebbe a Platone, che nel suo Cratilo scrive: «Dice Eraclito "che tutto si muove e nulla sta fermo" e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice che "non potresti entrare due volte nello stesso fiume"». Il riferimento è ad un frammento del trattato Sulla natura, dove si può constatare che l'espressione "tutto scorre" non è presente:
«Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.»
In questo frammento Eraclito sottolinea come l'uomo non possa mai fare la stessa esperienza per due volte, giacché ogni ente, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge inesorabile del mutamento.
“Una cosa sola, la Russia, non aveva visto in mille anni: la libertà”
Romanzo che, soprattutto nella seconda parte, ha la struttura di un saggio, scritto con uno stile quasi didascalico e giornalistico.
Una denuncia implacabile e spietata dei totalitarismi: il comunismo ai tempi di Stalin, ma in parallelo anche l’altra terribile ideologia del 900, il nazismo. In senso più esteso comunque di ogni forma di totalitarismo, sia essa ispirata ad una ideologia o ad una religione. E tutto questo attraverso l’autore che, ebreo e comunista, ha bisogno di tacitare i sensi di colpa, per quanto non ha fatto per salvare parenti e amici in una realtà in cui imperversava la delazione.
Dalla lettura emergono i particolari della storia della Russia e dell’Urss, dell’anima russa abituata ad essere schiavizzata già nella secolare soggezione agli zar.
I ritratti di Lenin e di Stalin sono indimenticabili e così gli orrori legati allo sterminio dei Kulaki, per il cui annientamento fu necessario dimostrare che erano non-uomini, analogamente alle leggi razziali del nazismo e del fascismo nei confronti degli ebrei.
Tremenda e attualissima la parte relativa alla grande carestia dell’Ucraina ” Chi firmò quell’assassinio di massa? …un ordine che diceva: uccidere per fame i contadini dell’Ucraina, del Don, del Kuban, uccidere loro e i loro bambini” E arriva a dire ” l’ho visto allora: ogni affamato è in un certo senso un antropofago. Mangia la propria carne, solo gli ossi gli rimangono, succhia il suo grasso fino all’ultima briciola. Poi gli si oscura la ragione: anche il cervello si è mangiato. Ha divorato tutto se stesso”.
La delazione nel capitolo dedicato a Masen’ka, destinata al gulag, separata dalla sua bambina, senza avere commesso nessuna colpa, solo per essere la moglie di un condannato a morte. Anzi l’accusa era di non aver denunciato il marito… e con lei tante altre donne, il cui destino era più penoso che per gli uomini.
Libri come questi ti fanno riflettere soprattutto sulla violenza di cui l’uomo è capace in ogni tempo e luogo e sull'incapacità che abbiamo di controllare quanto ci viene fatto conoscere, ancor più attuale nell'epoca di internet, i falsi miti di cui siamo stati sostenitori, l'importanza della cultura come strumento di analisi e di senso critico. Mette dunque in contrapposizione questi temi con il controllo, la repressione, la non-libertà ovvero i capisaldi dei totalitarismi, dei regimi, delle religioni (“la mansuetudine cristiana” cit.).

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