Il romanzo parte da alcuni elementi autobiografici dell’autore per addentrarsi nell’analisi della cultura della “nuova Russia” passando attraverso la “vecchia Russia”, Keith Gessen lo fa servendosi dei due personaggi principali: Andrej dottorando fresco di laurea in letteratura russa, cresciuto in America e sua nonna Seva che è sempre rimasta a Mosca:
“Mia nonna Seva viveva proprio in centro, in un appartamento che le era stato dato in premio, alla fine degli anni Quaranta del Novecento, da Iosif Stalin in persona […] L’appartamento di Stalin lo chiamava”.
Andrej torna a Mosca con l’idea di raccogliere i racconti di sua nonna e ricavarne informazioni per un articolo che potesse dargli una “spinta” nella sua mediocre carriera accademica ma la nonna, scopre, è oramai in preda alla demenza senile, non c’è più nessuna memoria da cui attingere, solo un presente che mostra ad Andrej una grande città con negozi costosi e giovani yuppies con auto potenti. A cosa si riferisce la nonna quando dice che quello è Un paese terribile?
“Io ero appena arrivato dalla terra di quelli che si lasciano crescere la barba, che portavano i calzoni corti e sorridevano sempre come al suono di una segreta melodia interiore, e sorseggiavano caffè pedalando lenti in bici lungo Bedford Avenue. Qui era l’opposto”.
Molto bella l’immagine che Gessen riesce a darci del passaggio dalla dittatura politica alla dittatura economica, ora si protesta per la costruzione di un centro commerciale come in un qualunque altro paese occidentale.
“Era una specie di moderno autoritarismo. Oppure di autoritaria modernizzazione”.
“Putin era sì un riformatore, ma che stava riadattando i metodi sovietici di repressione politica come il controllo dei mezzi di informazione e la repressione del dissenso. E' questa la forma che prende il capitalismo ai margini del sistema mondiale. Turchia, Cina, Messico, Egitto... tutti paesi con un governo simile al nostro, un'economia simile alla nostra.”
La scelta di un protagonista come Andrej è stata perfetta, è uno che “tira a campare”, che non emerge, che non si impone, che negli ambienti dell’Università americana ha poche possibilità di averla vinta contro i colleghi agguerriti e scaltri, ad un certo punto, grazie all’amore, comincia a pensare che la Russia non è poi Un paese terribile come dice sua nonna, sente di avere molte più cose in comune con quella gente che con gli americani, qui emerge una sorta di “nostalgia sovietica” che però non è supportata da una conoscenza profonda del contesto socio economico della Russia degli ultimi anni. Molti sono i riferimenti espliciti alla politica di Putin “il becchino della democrazia russa” l’uomo che sa affascinare, stupire, usare il pathos: “Se ti aspettavi il Putin duro, lui faceva il sensibile, se invece te lo aspettavi sensibile... il Putin duro ti tirava un cazzotto sui denti”.
“L' autoritarismo del regime poteva essere compreso meglio in un contesto capitalista internazionale che in uno post-sovietico. Il regime imprigionava gli oppositori non perchè usava ancora i metodi sovietici, ma perchè voleva continuare ad arricchire i suoi clienti (gli oligarchi). Il fine, qui come altrove, era il denaro. Una volta capito questo, mettevi a fuoco la Russia dei tempi moderni.”
Andrej scopre che coloro che dovrebbero opporsi a Putin, i democratici russi, in realtà vivono in Russia ma è come se mentalmente vivessero altrove, sono giovani che guardano Mad Man, Dr House e Breaking Bad! E nonostante ciò lui che arriva da New York non riesce ad integrarsi, non è accettato.
Capitalismo Cognitivo: concetto sviluppato da Antonio Negri per venire a patti con il fatto che in Europa il capitalismo fisico era stato una buona cosa per i lavoratori. Avevano salari dignitosi, erano in condizione di acquistare beni e non erano più interessati alla rivoluzione. Tuttavia, secondo Negri, il capitalismo stava colonizzando i loro cervelli. Non soltanto i loro corpi, come aveva detto Marx, ma anche le loro menti.
Andrej aveva sempre pensato che i libri lo avrebbero aiutato a capire il mondo, ne aveva letti tanti e non lo aveva capito, si rende conto di una cosa ancora più importante, non aveva ancora capito niente neppure di se stesso, chi era lui davvero? Il rapporto con gli altri si muove attraverso sentimenti di contrapposizione, similarità e differenza creando di fatto la personalità di un individuo e Andrej viene raccontato come un giovane che fatica a trovare una identità in entrambe le culture in cui vive e in cui si è formato, quella americana e la cultura di origine, quella russa.
Ho apprezzato molto i numerosi riferimenti storici e letterari, le incursioni dell’autore in avvenimenti di attualità, di storia contemporanea. Ironico, brillante, mai noioso, spesso Gessen ti fa sorridere eppure sta dicendo cose serissime, è un riso amaro e la conclusione a cui il giovane Andrej è costretto ad arrivare è che quello è davvero Un paese terribile, non c’è spazio per il sentimentalismo, chi lotta, lotta ancora con i vecchi metodi, proponendo la rivoluzione come unico sistema in grado di cambiare le cose e alla rivoluzione un regime risponde con la repressione.
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Francesco Pacifico su minimaetmoralia ha definito Gessen “ uno scrittore impegnato, cioè colui che analizza la società, accetta il ruolo di intellettuale, riflette sul presente e immagina il futuro”. Keith Gessen è un intellettuale che sa scendere in piazza a protestare se è necessario: lunedì 28 novembre 2011 è stato arrestato dalla polizia di New York mentre manifestava per Occupy Wall Street. Ne ha scritto sul New Yorker dove ha fatto il resoconto delle sue trentadue ore di prigionia tra ambienti sovrappopolati, bagni da pulire e solidarietà tra carcerati.
In un’intervista a New Yorker , l’autore ha dichiarato: “volevo raccontare Mosca con occhi diversi rispetto alle notizie americane sul regime sanguinoso sovietico”; la Russia non assomiglia affatto a quello che si pensa, è un’entità molto più complicata e amorfa, fatta di tante correnti, anche antagoniste.
I suoi romanzi sono amari eppure allo stesso tempo leggeri. Riescono a raccontare le dinamiche complesse newyorkesi o di un paese in profonda trasformazione come la Russia rimanendo essenzialmente romanzi di intrattenimento. Keith Gessen ha dimostrato come i salotti letterari newyorkesi, la povertà degli intellettuali, il comunismo e il neoliberalismo russo – argomenti spesso usati nella periferia del dibattito politico e letterario – possono essere espressi in modo chiaro, perfino divertente.

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