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Il Canone Americano - Introduzione di Luisa Magnani

Pensando che possa essere di interesse ai membri di questo gruppo di lettura, publichiamo qui i texti prodotti nel ambito del Ciclo Il Canone Americano, promosso dal Gruppo Bauman e presentato nella Casa delle Culture, a Modena, nel Marzo del 2023.

Il Canone Americano

Breve introduzione

Siamo un gruppo di lettori, di lettori forti e siamo anche appassionati lettori di letteratura americana contemporanea. Sappiamo che alle spalle dei nuovi autori, c’è un passato importante, quello dei padri – dei creatori di quella stessa letteratura che andiamo via via leggendo.

Cos’è un “canone”? è un elenco, una selezione di nomi significativi della letteratura presa in esame, stilato da chi, frequentandola come studioso riconosciuto, identifica i “padri” che ne stanno all’origine.

Il canone può variare, può essere più o meno affollato e può avere, alla base delle scelte fatte, motivazioni diverse.

A fondamento di scelte e considerazioni si può individuare un paradigma, che proverò a declinare in alcuni punti. Per quanto attiene la letteratura nord americana, in particolare, possiamo riflettere concentrandoci su alcuni aspetti che ritroviamo nei racconti, nei romanzi, nella poesia:

  • la lingua e quindi l’attenzione all’originalità della produzione di essa; la maggiore o minore influenza che tale produzione ha avuto nel seguito della tradizione letteraria. Non si fa in questa sede un’analisi linguistica, tuttavia è utile ricordare il caos razziale, la varietà delle lingue, dei gerghi e dei dialetti d’origine dei popoli che giungono dal Vecchio Mondo. Si forma una lingua d’azione più che una lingua di comunicazione delle menti. È una lingua che deve rispondere rapidamente ai bisogni più semplici. Si va strutturando una lingua con colloquialismi duri, gergale, una lingua gagliarda. Vi è poi la lingua dei letterati quella dell’uomo bianco che ha le sue radici nell’inglese classico;
  • la relazione dello scrittore col paesaggio e con l’ambiente naturale. In questo caso abbiamo un Mondo nuovo: praterie senza fine, foreste impenetrabili, grandi spazi. E poi c’è l’oceano che questi uomini hanno attraversato, e l’altro oceano che raggiungono all’estremo ovest: approdo, ma anche spazio d’avventura e di fuga;
  • la relazione con uomini e donne di quel “Mondo nuovo”, che già lo abitano o che provenendo da tante parti diverse del globo, sono andati formando comunità, istituzioni, relazioni. Da questo incontro nasce la necessità del confronto di diverse concezioni morali, religioni, tradizioni, alla ricerca di una qualche sintesi originale, costruttiva;
  • la relazione con il tempo: il passato così limitato in questo caso, il futuro così aperto; l’irrompere della condizione moderna che in questo caso assume l’aspetto di una forza travolgente e totalizzante;
  • e poi l’esplorazione delle emozioni profonde: odio, possesso, invidia, rabbia, slancio, rifiuto, altruismo, interesse, amore, esclusione ..., così come agiscono in questi contesti così nuovi. Il dramma del rapporto con quell’altro, che è il “negro”, lo schiavo o lo schiavo liberato, mai veramente libero;
  • la relazione personale e collettiva con la divinità o le divinità.

Nella letteratura americana, certamente, non mancano i riferimenti alla letteratura europea, ma noi vogliamo concentrarci su quegli scrittori che, secondo il grande studioso e critico Harold Bloom, formano il Canone Americano, quei creatori cioè che hanno detto cose nuove, cose del Nuovo mondo, almeno dall’Ottocento in poi. 

“Canone Americano” è il libro dedicato ai dodici creatori del sublime americano.

Bloom dice subito che si può discutere la composizione della sua lista e noi, infatti, che abbiamo cominciato a frequentare quei creatori del Nuovo Mondo, come vedrete, abbiamo aggiunto anche un autore successivo. Di alcuni altri, parleremo l’anno prossimo, forse. Ecco l’elenco di Bloom: Walt Whitman, Herman Melville, Ralf Waldo Emerson, Emily Dickinson, Nathaniel Hawthorne, Henry James, Mark Twain, Robert Frost, Wallace Stevens, T. S. Eliot, Wiliam Faulkner, Hart Crane.

"Intorno a questi 12 autori ruota, secondo me, la proliferazione della coscienza
grazie alla quale continuiamo a vivere e a scoprire il senso dell’essere", dice Bloom, motivando le sue scelte.

Whitman e Melville sono le forme gigantesche della letteratura nazionale. Moby Dick e Foglie d’erba hanno l’aura e il potere evocativo dell’epica omerica. Whitman e Melville inaugurano la quadruplice metafora americana della notte, della morte, della madre e del mare.

Emerson e Dickinson hanno il potere della mente che supera quello di chiunque altro nella letteratura americana. Emerson contamina Hawthorne e lascia un’impronta sulle eroine di James così come l’Henry James spettrale, quello di Angolo prediletto, è un’emanazione di Hawthorne.

Stevens ed Eliot entrambi discendono da Whitman.

Faulkner e Crane vengono affiancati da Bloom perché spingono al limite la lingua americana. Gli unici progenitori che hanno in comune sono Melville ed Eliot, cui Faulkner aggiungerebbe forse Hawthorne e Mark Twain.

Vediamo di analizzare appena un po’ la geografia letteraria di questi “padri”: Emerson, Dickinson, Hawthorne venivano dal New England. Melville, Whitman e James erano più o meno newyorkesi. Mark Twain emerge dal paesaggio del Mississippi. Eliot lascia St. Louis per Harvard e approda a Londra. Com’è noto Faulkner inventò una contea e uno Stato, Yoknapatawpha, e quello è il suo mondo tra Mississippi, foreste e piantagioni. 

Ecco che noi, oggi aggiungiamo Edith Wharton, e J.D. Salinger senza uscire però dallo spirito della scelta di Bloom.

Ma vediamo di approfondire ciò che rappresentano questi scrittori nel loro insieme, secondo Bloom. Questi scrittori rappresentano lo sforzo incessante di trascendere l’uomo senza rinunciare all’umanesimo. I maestri del sublime umanistico. Il sublime americano è autocontradditorio, volutamente. Non si poteva nell’Ottocento essere degli Adamo, nella prima mattina della sua creazione, senza alcun passato alle spalle. Questo non era possibile neppure nella concezione americana di un mondo tutto nuovo da intraprendere. Ed ecco che affiorano, alla base di questa letteratura, Shakespeare e la Bibbia.

Il principale assunto del sublime è che l’uomo può trascendere l’umano, tanto nel sentimento quanto nella parola. Se esista qualcosa al di là della dimensione umana – Dio o gli dei, il demone o la natura – è oggetto di profondi disaccordi. Se qualcosa, e che cosa, definisca la sfera dell’umano è quasi altrettanto incerto. Ad eccezione di Eliot, nessuno dei dodici crede in Dio o negli dei e, quando parlano di "natura" alludono all’Adamo americano. Questo Adamo –  il dio-uomo del Nuovo mondo – si è creato da sé e se mai ha peccato, lo ha fatto nell’atto della creazione iniziale. Ciò che si cela oltre l’uomo è per questi autori, il demone, l’intrusione demoniaca. Il proprio demone, in qualcuno di loro. Abbiamo tenuto presente anche il “canone americano” del nostro anglista e americanista Agostino Lombardo (1927- 2005), critico e traduttore raffinato.

Lombardo istituisce il suo canone americano, scegliendo quasi immediatamente, i quattro punti cardinali che sente più solidi: Nathaniel Hawthorne, Herman Melville, Henry James, William Faulkner

Da un lato la letteratura americana presenta il gigantismo degli spazi; dall’altro ha il compito di scoprire un artista tutto da inventare. 

Gli autori che meglio rappresentano l’America di Lombardo sono grandiosi nonostante tutto, perché si misurano con un territorio feroce e barbarico, autori coraggiosi, dei quali sapeva apprezzare non solo gli alti esiti, ma anche i fallimenti. Lombardo ammirava tanto Faulkner, il quale classificava le sue opere non tanto in base alla riuscita, ma alla quantità di rischio che era disposto ad affrontare.

Lombardo cerca la tensione verso il nuovo che non è mai capriccio dilettantesco, ma disamina della condizione moderna e della crisi di qualunque certezza e sistema di valori.

Noi ci accingiamo a raccontarvi qualcosa dei nostri incontri con alcuni scrittori del canone americano.

Luisa Magnani

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