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Oggetti solidi - Tutti i racconti e altre prose di Virginia Woolf - a cura di Serenella Barbieri

Il racconto, la narrazione breve sono un genere a cui V. Woolf è ricorsa molto nella sua produzione artistica.

Se ne è servita spesso come prove generali per i successivi romanzi, per testare la funzionalità e la resa di alcuni personaggi importanti.

I racconti contengono in forma altamente concentrata tutti i temi che troviamo più completamente indagati nei suoi romanzi: l’analisi sulle donne e sul loro ruolo nella società, l’incomunicabilità, la fugacità delle emozioni, l’amore per la vita e per l’indicibile e anche l’elemento fantastico.

I racconti di Oggetti solidi sono in ordine cronologico: ogni sezione individua un arco della vita e dell’attività di scrittrice dell’autrice. Ognuna delle quattro parti predispone in esergo quattro citazioni dell’autrice stessa.

1 1906/1909
Comunque è molto divertente provare a scrivere racconti

2 1917/1921
Lo stile è una cosa semplice; è solo ritmo

3 1922/1925
È un vasto senso della poesia della vita a sopraffarmi

4 1926/1941
Eppure l’unica vita eccitante è quella immaginaria

Gli scritti con il passare degli anni mostrano una narrazione in evoluzione, con uno stile sempre più razionale dove il flusso di coscienza prende il sopravvento sulla narrazione classica alla Cecov, alla Maupassant, scrittori letti d amati da Virginia Woolf.

È stato un piacere ritrovare la voce della scrittrice nelle sue short stories, che la impegnarono anche durante la stesura dei romanzi e che si rivelarono uno straordinario laboratorio di scrittura di una delle più grandi autrici di tutti i tempi. Aggiungo il commento di tre racconti.

1 Oggetti solidi

Il racconto che da il titolo alla raccolta contiene un modo di narrare quasi cinematografico, con due uomini rappresentati, in un primo momento, da un piccolo punto nero, poi avvicinandosi questo punto ha quattro gambe che zoomando ancora, diventano le figure di due giovani quasi caricaturali: con baffi, berretti di tweed, stivali e giacche da caccia, che fumano la loro pipa su una spiaggia, soli fra il mare e le dune sabbiose. Qui ha inizio l’ossessione di John per certi oggetti particolari. Trova infatti il primo oggetto proprio dove li abbiamo visti, scavando senza accorgersene nella sabbia della spiaggia. Porta a casa l’oggetto, lo pone sul caminetto come ferma carte. Se ne aggiungeranno molti altri perché John non controllerà più la sua ossessione e passerà la sua vita a cercare oggetti solidi abbandonando tutto il resto e abbandonato a sua volta da tutti, anche dal suo migliore amico.

2 La signora nello specchio

Il racconto fa parte del periodo 1926/1941. Lo spunto si trova nel suo diario in data 20 settembre 1927, Quante storielle mi girano per la testa! Per esempio Ethel Sands che non legge le sue lettere... Si potrebbe scrivere un libro di scene isolate, brevi, significative. Poi Ella non apriva le sue lettere.

Ci sono nel racconto e in generale nella sua narrazione due elementi ricorrenti: lo specchio-la finestra, superficie-fondo, interno- esterno, realtà-miraggio...

Succede così che la signora in questione si trovi in giardino. La sua immagine attraverso una finestra si riflette nello specchio. Lei è bella, elegante, felice, poi quando entra di persona nella stanza cade ogni maschera. È una donna vecchia, brutta e rugosa.

3 Kew Gardens

periodo 1917/1921 Sul suo diario, alla pagina datata 12 maggio 1919, si possono leggere parole di preoccupazione riferite alla sua prosa breve, in particolare a questo racconto: teme che non venga accettato, teme i giudizi degli altri e non capisce perché il marito Leonard lo trovi bello... Quando il racconto venne pubblicato per la prima volta era corredato da illustrazioni fatte dalla sorella Vanessa e fu accolto da molti elogi. I giardini della Kew House sono costituiti da un complesso di serre, orti botanici, padiglioni e sono famosi per avere al loro interno una delle più grandi e variate collezioni floreali del mondo. Sono patrimonio dell’Unesco. Essi costituiscono la cornice in cui si svolge il quadro-racconto della Woolf. L’occhio è il medium privilegiato per catturare le immagini. È l’apparenza che viene trasformata attraverso la narrazione in sensazioni, emozioni... La Woolf crea una forma narrativa costituita da rapidi piani in sequenza che hanno lo scopo di inseguire l’avvicendarsi delle percezioni visive senza fermarsi troppo lungo su di esse.

La protagonista assoluta è la luce che illumina tutto facendo esplodere forme e colori. Le varie scene sono costituite da gruppi o coppie di figure umane e dal lento e macchinoso percorso di una chiocciola I primi a catturare la nostra attenzione sono un coppia marito-moglie con i loro due bambini. L’uomo, precede la moglie come camminasse da solo immerso nei suoi pensieri; in questo dettaglio c’è tutta l’incomunicabilità tra i due sessi. Lui ricorda quando in quei giardini, anni prima, fece ad un’altra donna una proposta di matrimonio che fu rifiutata. La moglie ha un ricordo che viene da lontano: da quando era bambina e lì andava a dipingere.

Così come improvvisamente è comparsa, questa immagine sparisce e arriva una coppia di uomini. Uno giovane ed uno anziano e vacillante che, traumatizzato dai ricordi della Grande Guerra, ha delle allucinazioni. Anche qui l’occhio si sposta velocemente per posarsi su due donne anziane indaffarate nel loro dialogo fatto di pettegolezzi di cui si captano solo alcune parole.

Poi appaiono due giovani, lei vorrebbe andare a vedere le orchidee, lui in modo spiccio la porta alla sala da Tè. Su tutto aleggia il calore del sole, il racconto si conclude con il rumore cittadino di macchine, autobus e grida alte nella strada. La luce si spegne ma l’occhio della scrittrice ha colto tutto, con pochissimi tocchi ci ha parlato dell’essere umano, della sua solitudine, dell’incomunicabilità, del dramma della guerra, del rimpianto del passato, della giovinezza, del rapporto tra uomo e natura. Grande Woolf.

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