Nel breve spazio di poche pagine, Auster riesce a mettere storie nelle storie, sottostorie di sottostorie, riesce a divagare, a cercare corridoi e aperture laterali, per farci perdere e poi ritrovare.
Seymour Baumgartner è un vecchio studioso e professore di Princeton. Ha perso la moglie, Anna, dieci anni fa. Da allora ne sente l’assenza costantemente, pur conducendo una vita normale, anche ricca e intensa dal punto di vista sentimentale. O forse sarebbe più giusto dire che di Anna sente la presenza, per quanto lei sia assente. Baumgartner ricorda tutto quello che hanno vissuto, condiviso, esplorato, sperimentato. Ricorda la vita quotidiana, le stanze dove lavoravano, i passi, il ticchettio della macchina da scrivere di Anna. Ricorda la bellezza, il piacere, l’amore. Li ricorda come se fossero ancora presenti, perché in realtà sono presenti. Quando una persona è diventata parte di noi, quando la nostra vita si è intrecciata con la sua, resta con noi per sempre. Il nostro corpo e la nostra mente ne sentono la mancanza nello stesso modo in cui la nostra anima ne percepisce la presenza e ne sente la compagnia, la vicinanza, il calore.
Baumgartner ha messo a posto tutte le carte della moglie, che era traduttrice e poetessa. Ha riletto le loro lettere, ha pubblicato le poesie, una selezione molto severa, sta pensando infatti di pubblicarne un secondo volume. E ora compare anche una studentessa, che vuole fare la tesi di dottorato sull’opera di Anna.
Dunque Anna è ovunque, quasi più presente ora di quanto non lo fosse quando divideva quella vita felice e piena che Baumgartner ricorda senza rimpianti: ha una sua serenità, una sua pacatezza, una sua gentilezza d’animo e saggezza. È un professore come ci immaginiamo che debbano essere i professori, serio e intelligente, educato. Attento a seguire il filo dei pensieri mettendoli sulla carta, attento anche a rileggere con occhio critico quello che ha scritto. Consapevole dei suoi privilegi, grato per le opportunità ricevute e desideroso di ricambiarle. Ma anche aperto alla diversità.
Paul Auster, con la sua bella scrittura, all’apparenza tranquilla, oltre alle storie nelle storie ci dà un finale da urlo: “si apre il capitolo finale della saga di S.T. Baumgartner.”, e la pagina dopo è bianca e in quella dopo c’è l’indice e poi niente da fare, il libro è finito. Forse questo finale così aperto è una spintaUsperanza per Paul Austen, che era già molto ammalato, a pensare che avrebbe avuto tempo per scrivere un altro libro o forse è un invito a noi lettori a continuare al suo posto.
Come se lui ci dicesse: io ho finito, vi ho dato le indicazioni... andate avanti voi.
La lettura del libro mi ha ricordato un bellissimo film: Il posto delle fragole che Ingmar Bergman scrisse durante alcuni mesi d ricovero in ospedale. Mi ha suggerito la somiglianza tra i due professori protagonisti uno del romanzo e l’altro del film. Al cinema il regista, allora quarantenne, si identifica nell’anziano professore Isak Borg, che alla fine della sua carriera, si reca a ritirare un premio e si trova a fare il bilancio della propria vita: è un film impietoso sulla memoria e sul tempo e, come Baumgartner, è una sorta di viaggio nel passato che continua a riempire l’esistenza dell’anziano professore.
In una vecchia intervista alla Paris Review, Auster diceva: quando si arriva a cinquantanni si è circondati dai fantasmi. Vivono dentro di noi e passiamo così tanto tempo a parlare con i morti quanto ne passiamo con i vivi... ...la vita è breve, è fragile, ti inganna. Dopo tutto, quante persone amiamo davvero nel corso della nostra vita? Poche, molto poche. Quando la maggior parte se ne va, la mappa del nostro mondo interiore cambia.
Paul Auster è morto il 30 aprile del 2024. Baumgartner è stato pubblicato il 7 novembre 2023.
A cura di Serenella Barbieri

Commenti
Posta un commento