Biografia romanzata di Lorenzo Da Ponte in cui ci sono il Settecento e il Primo Ottocento, il mondo dell'opera buffa e quello della vita quotidiana. Insomma, la vita vista da un occhio acuto e disincantato ma pure da un cuore quanto mai generoso e pulsante di passioni.
Libertino in fuga da Venezia, Serenissima Repubblica che aveva già bandito il suo amico e maestro di vita Giacomo Casanova, approda a Vienna, dove il genio di Mozart, la disciplina di Salieri e il mecenatismo dell'imperatore Giuseppe II convivevano in eccezionale alchimia.
Il giovane abate,dedito più alle gioie della carne e dell’intelletto che a madre chiesa, trova il giusto spazio per il suo talento di scrittore e la simbiosi con Mozart sarà perfetta.
La musica di Mozart ha sempre spostato in secondo piano questa figura di letterato sui generis che, pure, ebbe una parte non inferiore a quella di Mozart nella costruzione di quei capolavori.
Il "librettista di Mozart" si scioglie dai lacci di questa definizione riduttiva e ingiusta e dipana l'intera sua personalità. Il creatore della figura di Don Giovanni cosi come entrerà nell'immaginario collettivo, l'amico ammirato e amato da Casanova, l'ebreo divenuto Abate, l'amante di mille donne, il marito fedele a una sola, il cortigiano dell'Impero asburgico, il rivoluzionario deluso, il viaggiatore instancabile, il cittadino di mezza Europa, l'impresario del primo teatro d'opera d'America dove portò la cultura italiana, vale a dire la cultura per antonomasia, e infine l'avventuriero del sapere e dell'amare.
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Lorenzo Da Ponte, nato Emanuele Conegliano (Ceneda, 1749 – New York, 1838) È conosciuto in particolare per essere stato librettista di Mozart in tre occasioni: per Le nozze di Figaro (1786), il Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790).
Nacque nel ghetto di Ceneda (Vittorio Veneto) da famiglia israelitica, primo dei tre figli di Geremia Conegliano e di Anna Cabiglio, probabilmente morta di parto. Date le modeste condizioni della famiglia e le limitazioni imposte agli israeliti, il giovane Emanuele ricevette una prima formazione da un pedagogo locale. Dotato di una notevole vivacità d'ingegno, integrò la propria educazione leggendo da autodidatta.
Il padre, dopo un decennio di vedovanza, s'invaghì della giovane cristiana Orsola Pasqua Paietta e, pur di sposarla, decise di convertirsi al cattolicesimo insieme ai tre figli. Il battesimo avvenne il 29 agosto 1763 e fu officiato dal vescovo di Ceneda Lorenzo Da Ponte, il quale, com'era consuetudine, impose il proprio cognome alla famiglia Conegliano e ad Emanuele pure il nome.
Grazie all'appoggio del prelato, Lorenzo entrò nel seminario di Ceneda assieme al fratello Girolamo. Ordinato sacerdote il 27 marzo 1773, nell'autunno successivo lasciò Portogruaro e si trasferì a Venezia, allora capitale della Repubblica Serenissima. Qui si mantenne impartendo lezioni di letteratura (latina, italiana e francese).
Pur essendo prete nella chiesa di San Luca, si unì a un'amante da cui ebbe due figli. Nel 1779 fu sottoposto a un processo nel quale venne accusato di "pubblico concubinaggio" e "sequestro di una donna rispettabile"; venne anche accusato di aver vissuto in un bordello, dove avrebbe anche organizzato i trattenimenti. Considerato colpevole, il 17 dicembre 1779 venne bandito per quindici anni dalla Repubblica di Venezia. Riparato a Gorizia, allora austriaca, si guadagnò da vivere come scrittore, appoggiandosi agli ambienti nobiliari e culturali della città. Nel 1781 venne chiamato a Dresda da Caterino Mazzolà, "poeta della corte" sassone, che lo iniziò alla sua nuova attività.
Giunto a Vienna nel 1781, per interessamento di Antonio Salieri divenne poeta di corte dell'imperatore Giuseppe II. Va ricordato che in quegli anni era quasi d'obbligo che i libretti delle opere fossero scritti in lingua italiana. Da Ponte scrisse per vari musicisti libretti che ottennero grande successo, ma tre sono i libretti che gli diedero l'immortalità, quelli scritti per le opere di Mozart: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) (al libretto diede qualche contributo anche Giacomo Casanova) e Così fan tutte (1790). Dopo la morte nel 1790 di Giuseppe II, Da Ponte cadde in disgrazia presso la corte e nel 1791 si dovette allontanare da Vienna.
Da Ponte chiede di essere ricevuto dall'imperatore Leopoldo II a Trieste: “No, non voglio riceverlo. Ho dato disposizione che gli vengano dati 800 fiorini a titolo di liquidazione. Gli si dica una volta per tutte che abbiamo ambizioni diverse per il teatro viennese: opere tedesche e rispetto rigoroso della morale. La licenziosità della sua vita privata si rispecchia nei suoi libretti: basta un titolo: “Così fan tutte!” Non è vero. Così fan soltanto le donne che lui frequenta”.
Le gentildonne del gruppo hanno dato cenni di approvazione e ora sorridono siddosfatte. Lorenzo, che ha capito tutto, resta di sale. Non attende neppure che il ciambellano torni ad informarlo, e si allontata. “Le nobildonne della corte! E dire che ho sempre difeso le donne, nelle mie opere; sin dai versi che scrissi a Dresda; e poi nel Don Giovanni, nelle Nozze di Figaro, in Così fan tutte. Ho difeso il loro diritto di parita con gli uomini e quello di coltivare con la stessa liberta i sentimenti amorosi; certo questo dispiaceva ai maschi di quell'epoca come dispiace ai maschi d'ogni altra, checchè ne dicano; ma non mi sarei mai aspettato proprio dalle donne una tale riprovazione della mia morale sessuale, che era tutta a loro vantaggio! Forse preferivano godere di pari diritti degli uomini nelle loro alcove in segreto e che non fossero quei diritti di pubblico dominio bensì negati come disdicevoli; l'ipocrizia d'una società che procedeva su due binari, uno palese, l'altro occulto, mi si rivolgeva di nuovo contro, come chi attentava al suo quieto vivere.”
Si diresse inizialmente a Praga (dove ritrovò Giacomo Casanova) e poi a Dresda. Visse poi a Londra, dove scrisse libretti per una compagnia operistica italiana e fece l'impresario del King's Theatre; si sposò con Nancy Grahl, di vent'anni più giovane. L'attività di impresario si risolse in un disastro finanziario, che lo indusse a lasciare il paese per trasferirsi negli Stati Uniti.
Io ero un prete e i preti non si sposano; dunque ci sposammo in sinagoga. Del resto l'abito talare era ormai per me un ricordo: da anni e anni non dicevo più messa e da Vienna in poi vestivo come qualsiasi gentiluomo. I costumi del clero a quell'epoca erano quanto di più labile e indistinto si possa immaginare, specie nella MittelEuropa dove l'autorità del Papa arrivava debole e quasi ignorata. Durante la cerimonia riscoprii persino l'ebraico e mi sembrò una lingua dolce come il momento che attraversavo”.
Inizialmente si stabilì a New York, per trasferirsi poi a Filadelfia e infine definitivamente a New York. Qui aprì una libreria e si dedicò all'insegnamento della lingua e della letteratura italiana, fino a divenire nel 1825 il primo professore di letteratura italiana nella storia del Columbia College (oggi Columbia University), che ha sede a Manhattan.
Sempre nel 1825, Da Ponte organizzò la prima americana del Don Giovanni al Park Theatre di New York e da quel momento cercò, ma con scarso successo, di promuovere la costituzione di un primo teatro operistico.
Dal 1823 al 1827 pubblicò le sue Memorie in 3 volumi e nel 1828, a settantanove anni di età, venne naturalizzato cittadino degli Stati Uniti d'America.
Collaborò anche con il compositore italiano Antonio Bagioli, trasferitosi nel 1832 a New York, che sposò la figlia adottiva del Da Ponte, Giulia. Nel 1833 diede vita a un teatro, l'Italian Opera House, che venne inaugurato trionfalmente con La gazza ladra di Rossini. Dopo solo due stagioni, però, la nuova impresa fallì e a sei anni dall'apertura il teatro fu distrutto da un incendio.
Come già per Mozart, anche il suo luogo di sepoltura non è noto: sepolto nel vecchio cimitero cattolico di Manhattan, i suoi resti si mescolarono ad altri quando, nel 1909, le salme furono trasferite al nuovo cimitero del Calvario a Queens.

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