L’argomento selezionato per la prossima stagione di letture è Libri banditi.
Le proposte di lettura che ci sono arrivate sono le seguenti (all'elenco segue la sinossi dei libri):
- Addio alle armi di Ernest Hemingway
- Orlando di Virginia Woolf
- Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli
- Uomini e topi di John Steinbeck
- Le parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia
- Madame Bovary di Gustave Flaubert
- Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque
- Operette morali di Giacomo Leopardi
- Fontamara di Ignazio Silone
- Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov
- Il nome della rosa di Umberto Eco
- L'occhio più azzurro di Toni Morrison
- Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain
- Lolita di Vladimir Nabokov
- L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence
- La pelle di Curzio Malaparte
- Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini
- La fattoria degli animali di George Orwell
- Il dottor Zivago di Boris Pasternak
- Decameron di Giovanni Boccaccio
- L'Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam
Madame Bovary di Gustave Flaubert- Mattatoio n.5 ovvero La crociata dei bambini di Kurt Vonnegut
- American psycho di Bret Easton Ellis
- Il buio oltre la siepe di Harper Lee
- Cioccolata a Colazione di Pamela Moore
- La Governante di Vitaliano Brancati
- Piccolo Modo Antico di Atonio Fogazzo
1. Addio alle armi di Ernest Hemingway
325 pagine
«Non credo più alla vittoria.» «Neanch'io. Ma non credo alla sconfitta. Anche se sarebbe meglio.» «A che cosa crede?» «Al sonno.»
Guerra, amore e morte, temi fondamentali della narrativa di Hemingway, si intrecciano in questo romanzo tra i più celebri e amati della letteratura di ogni tempo. Ispirato all'esperienza dello scrittore sul fronte italiano nella Prima guerra mondiale, Addio alle armi narra la diserzione di un giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto e la sua indimenticabile storia d'amore con una crocerossina. La viva percezione sia dell'incanto sia dell'estrema precarietà dell'esistenza, insieme al sentimento di rivolta contro il sangue versato ingiustamente, dà voce a una vibrata condanna della disumanità della guerra.
Censurato anche in Italia nel ventennio fascista
2. Orlando di Virginia Woolf
272 pagine
Orlando è stato scritto nel 1928 e dedicato alla poetessa (e grande giardiniera) Vita Sackville-West, di cui per un certo periodo Virginia Woolf fu amante, tanto da far dire al figlio di Vita Sackville-West che questo romanzo è «la più lunga lettera d'amore della storia». Al centro della narrazione le mirabolanti avventure di Orlando, giovane e melanconico cortigiano dell'epoca di Elisabetta I, il quale nel corso di quasi quattro secoli non solo si troverà a vivere diverse vite, in varie e suggestive epoche storiche, ma anche a cambiare sesso, diventando così una donna, dopo un sonno di sette giorni consecutivi, in quel di Istanbul. Aggregata a una carovana di zingari, avrà modo poi di tornare a Londra, rivivendo così dapprima le atmosfere di inizio Settecento, dei tempi della regina Anna, e in seguito del Romanticismo, fino ai primordi degli anni venti del Novecento, sempre all'inseguimento del vero amore e del senso profondo della poesia.
Il romanzo non ha subito censure formali sul testo originale del 1928, che tuttavia fu scritto tenendo conto dell'autocensura per evitare di incorrere nelle severe leggi vittoriane sull'oscenità.
Le prime edizioni italiane degli anni '30 dovettero confrontarsi con il regime fascista. La critica letteraria del tempo, fortemente influenzata dalla Chiesa cattolica e dall'estetica anti-modernista, mal tollerava la prosa sperimentale e i temi della fluidità di genere, ostacolando la diffusione libera dell'opera.
3. Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli
202 pagine
Libro d’apertura degli anni ottanta, tra il riflusso del ‘77 e le crepe della provincia emiliana, Altri libertini segna un punto di rottura per la sua lingua nuova – parlata, sporca, musicale – e compone, in un mosaico di notti, treni e camere d’affitto, il volto di una generazione che usa il desiderio come forma di conoscenza, la provincia come centro, lo sbandamento come postura.
Sei storie che si richiamano come brani dello stesso album. In stazioni e pensioni, bar di provincia e autostrade, Altri libertini segue ragazze e ragazzi che imparano il mondo attraverso la parola e la carne: amori lampo, amicizie assolute, lavori provvisori, partenze e ritorni. Un viaggio senza mappa, che si snoda su treni notturni fra soste non previste e incontri di fortuna, e dove il corpo diventa cartina del tempo. In questo “romanzo per episodi”, come lo stesso Tondelli amava definirlo, si scrive come si parla, mescolando gerghi, dialetto, inglesismi, citazioni pop. Una prosa che si sporca per aderire al reale, che sbanda e si raddrizza. Un linguaggio che cresce con i suoi protagonisti. Seguendo il disegno dei racconti, viene a profilarsi l’Italia di fine anni settanta, con le sue province che spingono a fuggire ma inevitabilmente trattengono a sé, con Bologna città-laboratorio. Dentro questa geografia emotiva fatta di periferie luminose, i personaggi si sfiorano, cambiano luce e si trasformano lasciandosi portare dal flusso degli eventi: una stanza in affitto, una canzone alla radio, un’alba in autogrill. L’oscenità non è posa, è frizione col reale; la bestemmia diventa un buco d’aria nella morale. Ciò che resta, alla fine, è la tenerezza: l’ostinazione di chi trova una casa nella parola, e nella parola la possibilità di dirsi senza chiedere permesso.
Pubblicato nel 1980 da Feltrinelli, Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli subì un immediato sequestro per oscenità e oltraggio alla pubblica morale. A soli venti giorni dall'uscita, a seguito della denuncia di un privato cittadino, il procuratore generale dell'Aquila ne dispose il ritiro dalle librerie. Il tribunale assolse l'opera dall'accusa di amoralità permettendo il dissequestro e la successiva diffusione del romanzo.
4. Uomini e topi di John Steinbeck
144 pagine
La storia di un'amicizia profonda tra due uomini, due braccianti stagionali in California che condividono un sogno. George Milton si occupa da sempre con ferma dolcezza di Lennie Small, un gigante con il cuore e la mente di un bambino. Il loro progetto, mentre vagano di ranch in ranch, è trovare un posto tutto per loro a Hill Country, dove la terra costa poco: un posto piccolo, giusto qualche acro da coltivare, e poi qualche pollo, maiali, conigli. Ma le loro speranze, come “i migliori progetti predisposti da uomini e topi” (è un verso di Robert Burns), sono destinate a sbriciolarsi. Il ritratto di un'America soffocata dalla crisi e di un'umanità gretta e gelosa nella drammatica rappresentazione di un maestro della letteratura. Scritto nel 1937 e destinato a un pubblico di uomini semplici come George e Lennie, Uomini e topi è una breve storia ricca di dialoghi, un piccolo gioiello di scrittura, pensato da Steinbeck per essere messo in scena in teatro e al cinema: e così è successo, sul grande schermo e a Broadway. Ma Uomini e topi resta prima di tutto un romanzo indimenticabile.
Il romanzo è una delle opere classiche più soggette a censura e tentativi di bando nelle scuole e nelle biblioteche, in particolare negli Stati Uniti, a causa del suo linguaggio crudo, dei temi scabrosi e dell'uso di epiteti razzisti.
5. Le parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia
196 pagine
Attraverso le cronache del paese immaginario di Regalpetra (fusione di Racalmuto e delle suggestioni di Nino Savarese), dipinge un affresco realistico e amaro della Sicilia, denunciando l'intreccio tra mafia, potere politico, rassegnazione popolare e immobilismo sociale.
«È stato detto che nelle Parrocchie di Regalpetra sono contenuti tutti i temi che ho poi, in altri libri, variamente svolto. E l’ho detto anch’io». Così Sciascia stesso. E tutti i suoi lettori amano ritrovare in questo libro, che è del 1956, le fila della complessa trama dei libri che Sciascia avrebbe scritto in seguito.
All'uscita negli anni '50, questo romanzo-inchiesta sulla vita in un paese siciliano subì duri attacchi politici e boicottaggi da parte delle istituzioni locali e della stampa conservatrice. Venne accusato di dare una visione distorta, anticlericale e troppo "sovversiva" della realtà sociale del Meridione.
La censura non è solo un tema storico ma una costante della vita siciliana. L'opera denuncia come la brutalità della censura fascista avesse ridotto al silenzio i lavoratori (come i salinari), mentre nel dopoguerra l'autore sperimentò una censura preventiva e autocensura per via di pressioni editoriali e conformismi sociali.
6. Madame Bovary di Gustave Flaubert
Feltrinelli, 2014, p. 348.
Madame Bovary fu oggetto di un celebre processo per immoralità, in cui Flaubert fu accusato di aver offeso, con la sua opera, la morale pubblica e la religione. Nonostante l’assoluzione dell’autore, il romanzo continuò a essere oggetto di scandalo e di polemiche per lo stile rivoluzionario e la denuncia della società borghese del suo tempo, caratterizzata da ipocrisia, materialismo e mancanza di valori. Flaubert dimostra una grande abilità nella descrizione del carattere e delle passioni non solo della protagonista, ma di tutti i personaggi coinvolti e del contesto sociale e culturale in cui si muovono, creando un ritratto realistico e poco benevolo della borghesia provinciale dell'Ottocento.
Madame Bovary è un'opera complessa e affascinante, che ha fatto la storia della letteratura, anticipando temi e tecniche che saranno ripresi da molti altri autori successivi. Invita a riflettere sul senso della vita, sul ruolo della donna, sul rapporto tra sogno e realtà e sull’influenza della letteratura sulla vita di ogni giorno.
7. Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale di Erich Maria Remarque
traduzione di Stefano Jacini, Neri Pozza, 2016, p. 248.
Pubblicato per la prima volta nel 1929, e da allora oggetto di innumerevoli edizioni, Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale viene considerato uno dei più grandi libri mai scritti sulla carneficina della Prima guerra mondiale.
Kantorek è il professore di Bäumer, Kropp, Müller e Leer, diciottenni tedeschi quando la voce dei cannoni della Grande Guerra tuona già da un capo all’altro dell’Europa. Ometto severo, vestito di grigio, con un muso da topo, dovrebbe essere una guida all’età virile, al mondo del lavoro, alla cultura e al progresso. Nelle ore di ginnastica, invece, fulmina i ragazzi con lo sguardo e tiene così tanti discorsi sulla patria in pericolo e sull’eroismo del servire lo Stato che l’intera classe, sotto la sua guida, si reca compatta al comando di presidio ad arruolarsi come volontari. Una volta al fronte, gli allievi di Kantorek – da Albert Kropp, il più intelligente della scuola a Paul Bäumer, il poeta che vorrebbe scrivere drammi – non tardano a capire di non essere affatto «la gioventù di ferro» chiamata a difendere la Germania in pericolo. La scoperta che il terrore della morte è più forte della grandezza del servire lo Stato li sorprende il giorno in cui, durante un assalto, Josef Behm – un ragazzotto grasso e tranquillo della scuola, arruolatosi per non rendersi ridicolo –, viene colpito agli occhi e, impazzito dal dolore, vaga tra le trincee prima di essere abbattuto a fucilate. Nel breve volgere di qualche mese, i ragazzi di Kantorek si sentiranno «gente vecchia», spettri, privati non soltanto della gioventù, ma di ogni radice, sogno, speranza. Pubblicato per la prima volta nel 1929, e da allora oggetto di innumerevoli edizioni, Niente di nuovo sul fronte occidentale viene considerato uno dei più grandi libri mai scritti sulla carneficina della Prima guerra mondiale, il tentativo, perfettamente riuscito, di «raccontare una generazione che – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra» (E. M. Remarque).
8. Operette morali di Giacomo Leopardi
a cura di Laura Melosi, Rizzoli, 2008, p.697.
Composte tra il 1824 e il 1832, le Operette morali sono tra i più alti capolavori della letteratura italiana: prose e dialoghi che hanno per protagonisti personaggi storici, tra cui Tasso, Parini, Plotino, Copernico, e immaginari, come gnomi e folletti, maghi e diavoli; ma anche figure allegoriche ed emblematiche, come Terra e Luna, Sole e Morte. I temi sono gli stessi che percorrono le liriche dei Canti: il rapporto dell'uomo con la storia, con i suoi simili e con l'indifferente Natura; il confronto tra i valori antichi e la degenerazione del presente; la potenza delle illusioni, l'infelicità, la gloria vana o impossibile, la noia nemica. La sorprendente modernità di quest'opera sta nella novità di linguaggio e di stili, nella variazione del tono dal fantastico al satirico al comico, pur nel costante tentativo di chiarire con inesausta forza di carattere un'amara filosofia. Il commento di Laura Melosi guida alla comprensione puntuale del testo, delle sue variate forme, dell'originalità dei suoi temi, nonché del suo rapporto con lo Zibaldone. Arricchiscono questa edizione l'introduzione e i nuovi apparati: validi strumenti per conoscere la massima opera in prosa del poeta italiano.
Nell’eventualità che venga scelta quest’opera, si effettuerà una selezione significativa per limitare la lettura a circa 250 pagine
9. Fontamara di Ignazio Silone
Mondadori, 2021, p. 192.
A chi guarda Fontamara da lontano, dal Feudo del Fucino, l'abitato sembra un gregge di pecore scure e il campanile un pastore. Un villaggio insomma come tanti altri; ma per chi vi nasce e cresce, il cosmo. L'intera storia universale vi si svolge: nascite, morti, amori, odii, invidie, lotte, disperazioni.
Nei primi anni della dittatura fascista, qui, a Fontamara, i cafoni – braccianti, manovali, artigiani poveri – subiscono soprusi e ingiustizie così antichi da sembrare loro naturali come la pioggia, il vento, la neve. Berardo Viola, che porta una scintilla di ribellione, subirà le torture della milizia fascista e sarà ucciso, ma assurge a emblema di un nuovo, seppure ancora impreciso e velleitario, livello di dignità. In Fontamara, opera intessuta di una precisa verità storica e scandita da un'alternanza di registri, Ignazio Silone riesce a fondere ballata popolare, parabola evangelica e satira.
10. Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov
Il Maestro e Margherita è uno dei capolavori del Novecento, amato da lettori di ogni età in tutto il mondo, e leggerlo oggi può essere ancora più prezioso per saziare la nostra sete di libertà. Perché a volte lo scontro frontale non funziona; meglio essere furbi come il gatto Behemot. – Gabriel Boninsegna per Maremosso
Il Diavolo è il più appariscente personaggio del grande romanzo postumo di Bulgakov. Appare un mattino dinanzi a due cittadini, uno dei quali sta enumerando le prove dell'inesistenza di Dio. Il neovenuto non è di questo parere... Ma c'è ben altro: era anche presente al secondo interrogatorio di Gesù da parte di Ponzio Pilato e ne dà ampia relazione in un capitolo che è forse il più stupefacente del libro... Poco dopo, il demonio si esibisce al Teatro di varietà di fronte a un pubblico enorme. I fatti che accadono sono cosi fenomenali che alcuni spettatori devono essere ricoverati in una clinica psichiatrica... Un romanzo-poema o, se volete, uno show in cui intervengono numerosissimi personaggi, un libro in cui un realismo quasi crudele si fonde o si mescola col più alto dei possibili temi: quello della Passione... È qui che Bulgakov si congiunge con la più profonda tradizione letteraria della sua terra: la vena messianica, quella che troviamo in certe figure di Gogol' e Dostoevskij e in quel pazzo di Dio che è il quasi immancabile comprimario di ogni grande melodramma russo. – Eugenio Montale
Fonte IBS:Il romanzo rappresenta una fortissima critica parodistica della burocrazia sovietica ed è stato scritto nel pieno dello stalinismo. Vedrà la luce solo 26 anni dopo la morte dell'autore, tuttavia, la prima edizione pubblicata in unione sovietica presenterà ancora ampie censure. Recentemente, la Russia di Putin, ha ripreso a censurare questa opera e un film che ne è stato tratto nel 2024.
11. Il nome della rosa di Umberto Eco
Se mi consentite di interpretare il tema in modo un po’ più libero, non posso non pensare a Il nome della rosa di Umberto Eco. Anche se il romanzo in sé non ha mai subìto ostacoli nella pubblicazione o nella diffusione, il tema della censura e dell’oscurantismo culturale è indubbiamente il fulcro di tutta l’opera.
Evito di fare riferimenti specifici ai "libri proibiti" per non fare spoiler a chi ancora non lo avesse letto, ma credo che questo grande classico possa arricchire moltissimo le nostre riflessioni sul tema.
Lorenzo Braidi
12. L'occhio più azzurro di Toni Morrison
230 pagine
È un libro rimosso e censurato in biblioteche e consigli scolastici di molti stati USA per la capacità di denunciare ingiustizia discriminazione e rifiuto che covano nella società e nelle case da impedire a chi lo legge di fingere di non sapere. Si tratta del romanzo di esordio di Toni Morrison (premio Nobel nel 1993)
Storia di una ragazzina nera, Pecola, che i genitori non sono in grado di mantenere e che viene affidata ad una altra famiglia di colore piu dignitosa con due figlie , con le quali trascorre le giornate, vittima di scherzi e maltrattamenti. Pecola ha lo straziante desiderio di avere occhi azzurri e ogni giorno prega fino alla fine del suo drammatico destino.
13. Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain
390 pagine
Libro (per adulti!) già bandito in passato e recentemente vittima della cancel culture. Cito parte di un articolo di Paolo Bertinetti su La Stampa del 22 dicembre 2015: La Friends’ Central School di Filadelfia, una delle scuole più prestigiose della città, ha deciso di eliminare dai programmi di studio Huckleberry Finn, il capolavoro di Mark Twain che Hemingway considerava il romanzo da cui nasceva tutta la letteratura americana moderna. Fuori dai programmi, ha deciso il management della scuola; ma non fuori dalla biblioteca, dove potrà rimanere a disposizione di chi lo vorrà leggere. Già poco dopo la sua pubblicazione, nel 1885, il libro era stato oggetto di censura (a Concord, Massachusetts, perché considerato una porcheria). Questa volta invece, la messa al bando è stata dettata dal fatto che nel romanzo compare spesso la parola nigger, termine spregiativo per indicare quelli che adesso chiamiamo afro-americani.
All’epoca dell’uscita del libro, in realtà, il termine non era automaticamente spregiativo. Lo divenne dopo. E per questa ragione, in nome del «politicamente corretto», qualche anno fa una casa editrice americana pubblicò il testo di Twain sostituendo, nelle circa 200 occasioni in cui compare, la parola incriminata con la parola «schiavo». L’idea, per quanto balzana, aveva un suo appiglio nel racconto. Huckelberry Finn racconta infatti le avventure e l’amicizia di uno «schiavo» fuggiasco e di un ragazzo bianco, Huck Finn per l’appunto. Ma che da un romanzo caratterizzato dal fatto di essere una delle più belle opere letterarie di denuncia dello schiavismo e della mentalità schiavista debba essere tolto il vocabolo con cui venivano indicate le vittime della schiavitù, è un’operazione che affonda nel ridicolo. Politicamente corretta? Imbecille, piuttosto. La Friends’ Central School è andata più in là. Non lo ha modificato: lo ha eliminato. La scuola di Filadelfia è una scuola gestita dai Quaccheri. I quali, puritani rigidissimi in ambito teologico, contrari alla guerra e a ogni forma di violenza, furono anche convinti avversari dello schiavismo. Se adesso, in nome della ricerca di «pacifiche soluzioni dei conflitti», vedono in Huckleberry Finn un libro che va nella direzione opposta e non nella stessa direzione dei loro principi, è perché lo leggono con le lenti deformanti del politicamente corretto.
14. Lolita di Vladimir Nabokov
400 pagine
Il libro venne accettato solo da una casa editrice di Parigi che lo pubblicò nel 1955, ma nel 1956 venne censurato in Francia e ne fu proibita la distribuzione. Fu rifiutato da moltissimi editori che lo descrissero come osceno - perverso - volgare. La prima edizione americana uscì solo nel 1958.
Sinossi da Adelphi:
Dopo trentasei anni rileggo Lolita di Vladimir Nabokov, che ora Adelphi ripresenta... Trentasei anni sono moltissimi per un libro. Ma Lolita ha, come allora, un'abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza romanzesca. Che potere verbale. Che scintillante alterigia. Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato nel mio ricordo. Non mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica. (Pietro Citati)
15. L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence
400 pagine
Uscito in Italia a spese dell’autore nel 1928, in un migliaio di copie autografate.
Considerato pubblicazione oscena, per l’edizione non purgata il salvacondotto in Inghilterra viene concesso solo all’inizio degli anni Sessanta dopo una lunga trafila giudiziaria. J.M.Coetzee ha ipotizzato per la censura a lungo imposta al libro la non osservanza di almeno tre regole consacrate :«È adulterino, viola i confini di casta ed è a volte “contro natura”», mentre Gay Talese ha individuato un’ulteriore motivazione nel fatto che Lord Chatterley era una vittima della guerra, rimasto paralizzato mentre serviva il suo paese nelle trincee delle Fiandre, e per questo per molti inglesi la storia della fuga di sua moglie con un vigoroso guardiacaccia era ancora più tragica e oscena.
16. La pelle di Curzio Malaparte
380 pagine
Pubblicato nel 1949, nel 1950 il Consiglio Comunale di Napoli mette al bando morale l’autore, invitandolo a non mettere più piede in città, per aver scritto un libro pieno di oscene falsità su Napoli e i napoletani. Il libro procura all’autore infinite controversie, processi per pubblico oltraggio, censure, sfide a duello, fino alla messa all’Indice da parte del Vaticano.
Sinossi (da Adelphi): Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell'ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l'anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre visioni di un osceno, straziante orrore: la peste - è questa l'indicibile verità - è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null'altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l'anima, come un tempo, o l'onore, la libertà, la giustizia, ma la schifosa pelle. Come ha scritto Milan Kundera, nella Pelle Malaparte con le sue parole fa male a se stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno scrittore impegnato. Un poeta.
17. Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini
250 pagine
Pubblicato nel 1955. Trattando di prostituzione maschile, il libro ha procurato all' autore e agli editori Aldo e Livio Garzanti un processo per oscenità, nonostante gli editori stessi avessero costretto Pasolini a togliere le parti più scabrose.
Ecco l'abstract di Garzanti: Il romanzo, che valse a Pasolini un processo per pornografia e il ruolo di provocatore della società perbenista, racconta la giornata di un gruppo di giovanissimi sottoproletari romani. Mossi da esigenze primordiali (la fame, la paura, la ricerca di solidarietà), i ragazzi di vita sciamano dalle borgate della Roma anni Cinquanta verso il centro, in un itinerario picaresco fatto di molteplici incontri, di eventi comici, tragici, grotteschi. I giovani alternano una violenza gratuita a una generosità patetica, compiendo una sorta di rito iniziatico in una Roma contradditoria.
18. La fattoria degli animali di George Orwell
Gli animali di una fattoria, stanchi dei continui soprusi degli esseri umani, decidono di ribellarsi e, dopo aver cacciato il proprietario, tentano di creare un nuovo ordine fondato su un concetto utopistico di uguaglianza. Ben presto, tuttavia, emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con l’astuzia, la cupidigia e l’egoismo che li contraddistinguono si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più docili e semplici d’animo. L’acuta satira orwelliana verso il totalitarismo è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un’energia stilistica che pongono La fattoria degli animali tra le opere più celebri della narrativa del Novecento.
19. Il dottor Zivago di Boris Pasternak
Quando, nel 1957, l'intuizione e il coraggio della casa editrice Feltrinelli portarono alla pubblicazione de Il dottor Živago, Borìs Pasternàk era consapevole delle conseguenze che ciò avrebbe avuto sulla sua vita e su quella dei suoi cari: da un lato la realizzazione di un progetto artistico che l'avrebbe condotto al Nobel e alla fama mondiale, dall'altra l'espulsione dall'Unione degli Scrittori, una violenta campagna denigratoria e la morte civile nel suo paese. A oltre sessant'anni di distanza il romanzo resta una straordinaria riflessione sul destino di una generazione passata attraverso due rivoluzioni e approdata a una faticosa sopravvivenza sotto il regime sovietico. Unanime, la critica di tutto il mondo ha subito riconosciuto che Il dottor Živago si inserisce, per dirla con le parole di Eugenio Montale, «per l'ampiezza del quadro e per la primordialità delle passioni nella tradizione tolstoiana»; e tuttavia, come scrisse Edmund Wilson, esso «non è affatto un romanzo d'antico stampo ... è un romanzo poetico moderno, il cui autore ha letto Joyce, Proust, e Kafka e ... s'è allontanato dai suoi predecessori per inventare, in questo campo, un genere suo proprio».
20. Decameron di Giovanni Boccaccio
256 pagine
Il Decameron di Giovanni Boccaccio (scritto tra il 1349 e il 1353) è una raccolta di 100 novelle incorniciate dalla storia di dieci giovani fiorentini. Per sfuggire alla peste del 1348, i ragazzi si rifugiano in campagna, eleggendo ogni giorno un "re" o "regina" che stabilisce il tema delle storie raccontate per allietare le giornate.
Il libro fu tacciato d'immoralità o di scandalo e fu in molte epoche censurato.
21. L'Elogio della follia Erasmo da Rotterdam
saggio scritto in latino nel 1509 e pubblicato per la prima volta nel 1511.
168 pagine
L'Elogio della follia (1509) di Erasmo da Rotterdam è un celebre saggio satirico in cui la Follia stessa, personificata come una divinità, sale in cattedra e tesse le proprie lodi. Con un'ironia caustica, l'autore dimostra come l'irrazionalità e le illusioni siano in realtà il motore segreto e benefico della vita umana.
I temi principali dell'opera si articolano attorno ad alcune provocazioni filosofiche e sociali: Il motore della vita: La Follia dimostra che senza di lei (intesa come slancio vitale, passione e un pizzico di incoscienza) l'umanità si estinguerebbe. È sempre la Follia a favorire l'amore, il matrimonio, i rapporti sociali e l'amicizia, rendendo i difetti reciproci più tollerabili. La vera felicità: Attraverso il paradosso, l'autore sostiene che le persone più felici siano i "folli" e gli ingenui (come i bambini o gli anziani), poiché vivono nell'ignoranza beata delle brutture del mondo, liberi da ansie e preoccupazioni razionali.
La critica ai potenti: Sotto la maschera del gioco, Erasmo sferra un duro attacco contro i vizi e la corruzione del suo tempo. Vengono presi di mira gli ecclesiastici corrotti, i teologi pedanti, i filosofi presuntuosi, i monarchi avidi e i mercanti.
Follia come autenticità: Nella parte finale, il discorso si fa più serio e spirituale. Erasmo contrappone la falsa saggezza del mondo (fatta di calcoli e apparenze) alla "follia della croce": la vera fede cristiana, basata sulla semplicità, sull'umiltà e sull'amore puro per il prossimo.
Dedicato all'amico Tommaso Moro, il capolavoro umanista invita a riflettere su come la vita reale non possa essere governata solo dalla fredda logica o dalla rigidità intellettuale.
22. Madame Bovary di Gustave Flaubert
358 pagine
Madame Bovary di Gustave Flaubert è un capolavoro della narrativa realista e naturalista francese. Il romanzo intreccia elementi del genere drammatico e sentimentale per analizzare in modo spietato le illusioni e le frustrazioni della borghesia ottocentesca. L'opera è considerata uno dei testi fondanti del Realismo poiché rifiuta l'idealizzazione romantica a favore di un'analisi oggettiva e impietosa della realtà.
Il dramma psicologico: Il contrasto tra i sogni alimentati dai romanzi rosa della protagonista Emma Bovary e la squallida mediocrità della sua vita di provincia dà vita a una forma di perenne insoddisfazione passata alla storia come bovarismo. La critica sociale: Attraverso una scrittura asciutta e dettagliata, Flaubert critica ferocemente l'ipocrisia della società borghese.
La presunta oscenità di un romanzo in alcun casi ne ha anche decretato il successo: Madame Bovary fu subito censurato dal governo francese per immoralità, l'autore costretto addirittura a subire un processo, salvo essere assolto e il romanzo diventare immensamente popolare.
23. Mattatoio n.5 ovvero La crociata dei bambini di Kurt Vonnegut
1969, 216 pagine
Mattatoio n. 5 (Slaughterhouse-Five) di Kurt Vonnegut è un capolavoro antimilitarista e fantascientifico. Il significato ruota attorno all'assurdità della guerra e al trauma. Il protagonista, Billy Pilgrim, viaggia nel tempo cercando di sfuggire all'orrore del bombardamento di Dresda, rifugiandosi in una rassegnata accettazione del destino. Il romanzo si articola attorno a concetti fondamentali:
- Il trauma e il disordine della memoria Billy Pilgrim soffre di un disturbo da stress post-traumatico (PTSD). I suoi "salti" avanti e indietro nel tempo rappresentano i violenti flashback di chi non riesce più a vivere nel presente, ma rimane intrappolato nei propri ricordi di guerra.
- La critica al fatalismo ("Così va la vita") Gli alieni Tralfamadoriani vedono il tempo come un blocco unico e immutabile. Di fronte alla morte, ripetono sempre la frase "Così va la vita". Vonnegut usa questo fatalismo per denunciare l'impotenza umana, ma anche per criticare chi accetta passivamente le atrocità del mondo invece di opporvisi.
- Il significato letterale Il titolo deriva dal luogo reale in cui Vonnegut fu rinchiuso come prigioniero di guerra a Dresda. Durante il devastante bombardamento alleato del 1945, lui e altri prigionieri sopravvissero proprio perché si trovavano in una cantina sotterranea adibita a mattatoio. Quel luogo diventa una potente metafora: gli esseri umani mandati a combattere sono trattati esattamente come bestie al macello.
- La crociata dei bambini Non a caso, il sottotitolo del libro è "La crociata dei bambini". Sottolinea come a combattere e morire siano spesso ragazzi giovanissimi, quasi dei bambini, mandati al fronte dalla retorica degli adulti
"Mattatoio n. 5" è uno dei romanzi più celebri della letteratura ad aver subito pesanti censure e divieti in diverse epoche
24. American psycho di Bret Easton Ellis
488 pagine
American Psycho spazia principalmente tra il thriller psicologico, la satira sociale e l'horror grottesco. Nato dal romanzo di Bret Easton Ellis, unisce le atmosfere tipiche dei film sui serial killer a una critica feroce e tagliente verso l'edonismo e il consumismo sfrenato degli anni '80
Generi Principali:
- Thriller psicologico e Horror: L'opera segue le vicende del protagonista, Patrick Bateman, un ricco yuppie e serial killer spietato. La follia e la violenza (presenti nel libro in modo molto esplicito) sono al centro del racconto.
- Satira sociale e Commedia nera: Più che un semplice film dell'orrore, è un'aspra presa in giro della cultura yuppie di Wall Street. Il vuoto morale dell'alta società viene esasperato fino a far diventare la depravazione e l'omicidio una metafora del consumismo e dell'apparenza.
- Dramma psicologico e grottesco: I confini tra la realtà e le fantasie omicide o allucinate del protagonista sono labili, lasciando un finale volutamente ambiguo.
25. Il buio oltre la siepe di Harper Lee
Tra Southern Gothic e romanzo di formazione, Il buio oltre la siepe trasforma una piccola città del Sud in specchio dell’America e laboratorio di coscienza. Quel che prende forma dentro e fuori dall’aula, nel cortile dei Finch e dietro la siepe di Boo Radley è l’idea di una giustizia che non coincide con i verdetti, ma con la tenacia dell’osservazione e con l’ostinazione dell’empatia.
«L’unica cosa che non è sottoposta alla legge della maggioranza è la coscienza di un uomo.»
In una sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti l'avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. Questo, in poche righe, l'episodio centrale di un romanzo che da quando è stato pubblicato, oltre cinquant'anni fa, non ha più smesso di appassionare non soltanto i lettori degli Stati Uniti, ma quelli di tutti i paesi del mondo dove è stato tradotto. Non si esagera dicendo che non c'è americano che non l'abbia letto da bambino o da adolescente e che non l'abbia consigliato a figli e nipoti. Eppure non è un libro per ragazzi, ma un affresco colorito e divertente della vita nel Sud ai tempi delle grandi piantagioni di cotone, dei braccianti neri che le coltivavano, delle cuoche di colore che allevavano i figli dei discendenti delle grandi famiglie dell'Ottocento, della white trash, i "bianchi poveri" abbrutiti e alcolizzati; e anche, purtroppo, delle sentenze sommarie di giurie razziste e degli ultimi linciaggi americani della storia. Quale il segreto della forza di questo libro? La sua voce narrante, che è quella della piccola Scout, la figlia di Atticus, una Huckleberry Finn in salopette (dire "in gonnella" sarebbe inesatto, perché Scout è una maschiaccia impertinente e odia vestirsi da donna) che, ora sola ora in compagnia del fratello maggiore e del loro amico più caro (ispirato all'autrice dal suo amico d'infanzia Truman Capote), ci racconta la storia di Maycomb, Alabama, della propria famiglia, delle pettegole signore della buona società che vorrebbero farla diventare una di loro, di bianchi e neri per lei tutti uguali, e della vana battaglia paterna per salvare la vita di un innocente.
26. Cioccolata a Colazione di Pamela Moore
265 pagine
Dopo il divorzio dei genitori, la quindicenne Courtney Farrell vive tra Manhattan, dove lavora il padre, e Hollywood, dove la madre, attrice in declino, cerca nuova fama. I suoi amici, uno dopo l'altro, vengono espulsi da Yale e da Harvard, mentre la disinvolta e sensuale compagna di scuola, Janet, va incontro a un tragico destino. "Cioccolata a colazione", "il libro di una ragazza, ma non per le ragazze", uscì nel 1956, opera prima di un'autrice diciottenne in cui la critica vide la risposta americana a Francoise Sagan di "Bonjour tristesse". Dirompente e disincantato, ma anche testimonianza dell'eterno lato fragile e sognante dell'adolescenza femminile, il romanzo scandalizzò l'America rivelando la disperata solitudine nascosta dietro la vita nei collegi per ragazze di ottima famiglia e la sua scintillante mondanità, e affrontando argomenti tabù come omosessualità, abuso di alcol e suicidio giovanile. La denuncia espressa dalla Moore con irruente sincerità e indiscutibile talento di scrittura conquistò immediatamente l'Europa; tradotto in numerose lingue, oggetto in Italia di un processo per oscenità, il romanzo viene qui proposto secondo il testo dell'edizione americana. Con una nota di Anna Banti e la postfazione di Elisabetta Rasy.
27. La Governante di Vitaliano Brancati
opera teatrale, 216 pagine
La vita quotidiana della famiglia Platania è sconvolta dall’arrivo della nuova governante, Caterina. I Platania, borghesi siciliani trapiantati a Roma e profondamente cattolici, osservano con una miscela di curiosità e sospetto la sua dedizione, il suo rigore e il suo enigmatico equilibrio. Ma Caterina, protestante fervida e riservata, custodisce un tormento che presto incrinerà le apparenze. Capolavoro del teatro di Vitaliano Brancati, caustica radiografia del perbenismo borghese, “La governante”, scritto nel 1952, trattò con precocità il tema dell’omosessualità femminile, scatenando la censura che ne proibì la rappresentazione fino al 1965, quando venne finalmente portato in scena da Anna Proclemer e Giuseppe Patroni Griffi. Abbiamo scelto di inserire nel volume anche il graffiante pamphlet “Ritorno alla censura”, nel quale Brancati ripercorre le tormentate vicende della sua opera e, insieme, ci restituisce un corrosivo affresco dell’Italia di allora e delle sue ipocrisie. Introduzione di Antonia Brancati.
Esiste anche una versione cinematografica, oltre a quella teatrale con Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer disponibile su Raiplay.
28. Piccolo Mondo Antico di Antonio Fogazzaro
295 pagine
Pubblicato nel 1895, Piccolo mondo antico apre la tetralogia di romanzi comprendente anche Piccolo mondo moderno, Il Santo e Leila. Libro esemplare del Risorgimento italiano, narra le vicende dei due sposi Franco Maironi e Luisa Rigey, giovani di idee liberali, sullo sfondo della storia italiana dal 1848 al '59. Sul dramma politico vissuto dai protagonisti si innesta un altro dramma, non meno profondo: lo straziante dolore per la perdita della figlioletta annegata, che da un lato indurisce la razionalista Luisa, dall'altro spinge Franco, più contemplativo, a consacrarsi per intero all'ideale patriottico, gettandosi con entusiasmo illuminato nell'azione. Definito da Piero Nardi, che di Fogazzaro è stato forse il massimo critico, un'opera di interesse molteplice e di commovente complessità", capace di far "vibrare tutte le corde del patetico e del comico", «Piccolo mondo antico» rimane impresso nella memoria del lettore per la verità con cui vi appaiono gli uomini e le loro passioni.
Il romanzo non è stato mai censurato dai regimi politici, ma ha subito la pesante censura della Chiesa Cattolica per via dei suoi personaggi religiosi non sempre irreprensibili; i romanzi successivi di Fogazzaro che auspicavano una modernizzazione della Chiesa furono messi all'Indice dei Libri Proibiti nel 1906.


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