Passa ai contenuti principali

Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino - note di Angela Mazzotti

Il sentiero dei nidi di ragno è il primo romanzo pubblicato da Calvino quando aveva solo 24 anni. Come afferma lo stesso autore nella presentazione che accompagna la sua ristampa e revisione del 1964, la fine della guerra aveva scatenato non solo negli scrittori una gran voglia di raccontare avvenimenti, storie, fatti eccezionali vissuti in quegli anni ed in particolare, per chi aveva partecipato alla Resistenza, voglia di parlare di quell’esperienza fortissima e straordinaria. Si cercava chi, dei giovani promettenti scrittori che salivano alla ribalta in quel periodo, avrebbe saputo scrivere “il romanzo della Resistenza”, in grado cioè di esprimere e tramandare ai posteri gli ideali, i sacrifici, gli strazi, le paure e l’orgoglio vissuti e provati in quell’eroico momento storico. Il libro di Calvino però non è stato il vincitore di questa gara, che lo stesso Calvino riconobbe essere stato Fenoglio con la sua Questione privata, per una serie di motivi: innanzitutto i fatti narrati sono del tutto immaginari e non riportano esperienze personali che pure lo scrittore aveva vissuto – anche se non manca un certo motivo autobiografico di fondo; in secondo luogo il libro tratta diffusamente il tema dell’infanzia tradita e maltrattata, attraverso il suo protagonista, il piccolo Pin, un bambino solo, cresciuto in fretta o forse non cresciuto abbastanza, al tempo stesso affascinato e deluso dal mondo dei grandi, ed in cerca di sicurezza. Il romanzo di Calvino, da racconto di un particolare periodo storico incentrato, appunto sulla Resistenza italiana, finisce così per essere invece il romanzo di tutte le guerre ed in particolare la denuncia delle storture, degli orrori, delle ferite che le guerre di ogni tipo infliggono ai più deboli ed indifesi, soprattutto bambini. L’autore stesso, tuttavia, dichiarò che la Resistenza lo aveva messo al mondo come uomo, ma anche come scrittore.

Il racconto di Pin, ambientato in quel mondo ligure caro all’autore, è un racconto di guerra visto però con gli occhi di un bambino che cerca disperatamente qualcuno in cui rifugiarsi per sfuggire alla propria solitudine, che soffre dei tradimenti degli adulti, che cerca di imitarli o addirittura di sfotterli per sentirsi anch’egli grande, eppure sfugge e si nasconde appena viene sgridato, un bambino difficile, che sa badare a sé stesso, ma che mostra anche tutta la sua fragilità, un bambino senza amici, senza famiglia, che nel clima cameratesco della brigata partigiana spera di trovare il puntello che manca al suo equilibrio. Attraverso lo sguardo di Pin la Resistenza viene descritta, come dice Pavese in una sua nota critica al romanzo, con una “prospettiva dal basso”, l’unica possibile per un bambino che ne dà un racconto rivestito di un tono quasi fiabesco, quale la sua immaginazione poteva creare, non potendone comprendere a fondo spinta morale, obiettivi, ideali.

La Resistenza in questo romanzo non assume nessun aspetto retorico o idealizzato e anche i toni drammatici sono comunque attutiti, quali possono essere i toni di una tragedia che nella visione di un bambino non è mai definitiva e priva di speranza in un diverso futuro. Il desiderio dello scrittore di descrivere il sapore aspro della vita, un sapore proprio di chi è solo, povero e che la guerra mette ancor più in evidenza, ingigantendone ed estendendone il raggio d’azione, si traduce nel racconto di un’esperienza infantile inconsapevolmente trascinata in un gioco più grande di sé.

L’aver scelto un protagonista bambino nasceva forse dall’intento di approfondire il tema storico per raccontarlo alle nuove generazioni; anche il titolo può avere una motivazione di questo tipo. Il sentiero dei nidi di ragno è infatti una fantasia del protagonista, che vi nasconde la pistola del tedesco rubata alla sorella, è un luogo metaforico in cui la realtà adulta della guerra si confonde con l’immaginario infantile, contribuendo a fornirne una figura commovente.

Accanto a Pin - e alla voce del narratore – si affollano vari personaggi, anche caricaturali e taluni perfino controversi, come certe figure di partigiani violenti e volgari: è una descrizione della Resistenza non agiografica, ma realistica, resa efficace anche dai dialoghi a volte persino sconclusionati, ma molto teatrali. Il sentiero dei nidi di ragno è una prima opera che lascia già intravvedere il talento e la fantasia di uno dei maggiori autori del Novecento italiano.

Commenti