L’autrice
L’autrice Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite de Crayencour (Yourcenar è l’anagramma) è nata a Bruxelles nel 1903.
Fu una scrittrice singolare, unica nel suo genere perché non ascrivibile alle correnti in voga all'epoca in cui visse.
In un momento di rottura dei codici e di trasgressione delle norme della creazione letteraria, lei si attenne a una scrittura classica, rivoluzionando però dall'interno la forma del romanzo storico.
Le Memorie di Adriano costituiscono, in questo senso, l'apice della sua produzione: non a caso, la impegnarono per quasi trent'anni.
La figura dì Adriano affascinava Yourcenar da sempre: aveva imparato il greco e il latino da giovanissima e così familiarizzato con l'antichità classica. La prima volta che si interessò ad Adriano fu nel corso di una visita al British Museum, quando vide la copia di un suo busto, che era stato ritrovato nel Tamigi. La relazione tra Adriano e Antinoo la intrigò al punto che a quindici anni scrisse una poesia dal titolo Apparition (Apparizione), in cui immaginava Antinoo apparire all'interno di Villa Adriana.
L'idea vera e propria di dedicare un libro all'imperatore le venne nel 1924, quando, ventunenne, visitò Villa Adriana assieme al padre. All'inizio pensò di adottare come voce narrante quella di Antinoo, poi immaginò una serie di dialoghi; fece diversi tentativi di scrittura, distruggendo molti manoscritti.
Il progetto fu interrotto dalla seconda guerra mondiale. Nel 1948 ritrovò alcuni appunti di dieci anni prima, che iniziavano con «Mio caro Marco», e si convinse a adottare la forma epistolare.
Le Memorie'di'Adriano furono pubblicate in Francia nel 1951 e vinsero il premio della critica. In Italia la loro pubblicazione fu più avventurosa.
Lidia Storoni Mazzolani, grande latinista, traduce il dattiloscritto per un editore napoletano a cui fu ceduto nel 1953. Nonostante il raffinatissimo lavoro della traduttrice, il testo viene affidato a un revisore con il compito di renderne il contenuto più disinvolto e vendibile. Il volume subisce tagli, omissioni, errori; la terminologia utilizzata diviene sciatta e anacronistica. Ne segue un'azione giudiziaria da parte della traduttrice, a cui la Yourcenar sarà sempre grata, proprio per aver difeso il testo con ogni mezzo.
Nel 1963 Einaudi acquista i diritti per la seconda edizione: Yourcenar vuole che sia Lidia Storoni Mazzolani a curarla.
Nel taccuino di appunti per Memorie di Adriano, Yourcenar scrive che il romanzo storico è, per lei, la ricostruzione di mondi interiori e modi di pensare passati. Per ricostruirli, si appoggia sulle fonti a sua disposizione e, immergendosi nel passato, ricrea la voce dell'imperatore con gli strumenti dell'invenzione letteraria.
Il risultato è un insieme tra verità storica e immaginazione storicamente verosimile.
Le fonti principali sono la Storia romana di Dione Cassio, la Historia Augusta, le opere autentiche dello stesso Adriano (burocrazia varia, discorsi, componimenti poetici) e le fonti archeologiche (come le statue di Antinoo o la Villa Adriana). Poi c’è una importante e ricca ricerca sull’impero e la personalità di Adriano fatta da ricercatori tedeschi. Tutto quello che Yourcenar ha usato è elencato in una nota.
La scelta di raccontare proprio Adriano non è casuale: siamo nel secondo secolo dopo Cristo, l’impero romano ha raggiunto la sua massima estensione e questo è soprattutto il periodo in cui, come dice Flaubert “quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, c’è stato un momento in cui è esistito l’uomo solo”. Adriano rappresenta questo uomo solo senza pregiudizi, libero di fare le proprie scelte.
Inoltre l’autrice aggiunge "Se quest’uomo non avesse cercato di conservare la pace nel mondo e rinnovato l’economia dell’impero, la sua vita non mi sarebbe interessata tanto."
Yourcenar scrive di Adriano perché ne ha stima e perché condivide con lui pensieri e scelte.
Il libro non si presta a una relazione e tantomeno a un riassunto. Queste che scrivo sono alcune annotazioni.
Le memorie di Adriano sono divise in sei parti denominate con titoli latini.
- In esergo c’è una poesia in latino di Adriano che da il titolo al prologo: "Animula vagula blandula. La stessa poesia, tradotta in italiano, chiuderà il libro.
- Varius multiplex multiformis (eclettico, versatile e multiforme)
- Tellus stabilita (terra stabile)
- Seculum aureum (il secolo d’oro)
- Disciplina augusta (Disciplina sublime)
- Patientia (Pazienza)
Tutto il racconto è affidato alla voce narrante dello stesso Adriano che si rivolge in forma epistolare a suo nipote adottivo Marco Aurelio.
Adriano, che vede lungo, sa che tempi duri attendono l’impero, quindi adotta come suo erede Antonino Pio con l’obbligo di adottare a sua volta Marco Aurelio. L’impero sarà così affidato per un buon numero di anni a bravi imperatori.
Adriano parla della sua infanzia, della sua educazione, del suo amore per il greco e per la bellezza, del suo piacere di essere soldato e dell’amore verso la vita spartana che questo mestiere comporta. Inoltre ci dice della sua determinazione per diventare imperatore. In questo è aiutato da Plotinia, moglie di Traiano, sua grande amica.
Quando finalmente Traiano lo adottò “una calma straordinaria era scesa su di me: l’ambizione e la paura sembravano un incubo dileguato. Qualunque cosa avvenisse, ero sempre stato deciso a difendere le mie probabilità di diventare imperatore, ma l’adozione semplificava ogni cosa”
Le riforme di Adriano
Riforme civili
- Importantissima fu quella dell'Editto Pretorio, in cui un magistrato all'inizio del mandato comunicava i principi giuridici generali, che vennero man mano raccolti come guida per i processi. L'Edictum Vetus (vecchio editto) si arricchiva così di nuove applicazioni, per tutelare anche i rapporti non previsti dalla legge.
- Adriano affidò la codifica dell'editto al giurista romano Salvio Giuliano, approvato poi da un senatoconsulto che lo rese Editto Perpetuo, insomma un codice civile e penale.
- Inoltre dismise il sistema di Augusto che aveva consentito ad ogni imperatore di scegliere i suoi giuristi. Adriano creò invece il Consilium Principis, con ruolo indipendente dall'imperatore.
- Cadde pertanto il favoritismo dei liberti cesarei sostituendoli con funzionari della classe dei cavalieri, preposti a: finanze, giustizia, patrimonio, contabilità, opere pubbliche ecc.
- Le cariche divennero fisse, venne regolato il loro numero, assegnate le attribuzioni, stabiliti stipendi e carriera.
- Creò così una segreteria generale formata da impiegati che consultavano libri, un ufficio di corrispondenza, uno di contabilità, per il patrimonio, per le acque, per le tasse sull'eredità.
- Creò inoltre un'avvocatura di Stato che difendesse in giudizio gli interessi delle finanze pubbliche, cioè il Fiscus, il Fisco. Questa riforma dell'amministrazione dette grande impulso finanziario tanto che nonostante le ingenti spese iniziali Adriano mantenne sempre l'erario in equilibrio.
- Fu molto tollerante con i cristiani, ancor più di Traiano, commise infatti agli accusatori dei cristiani l'onere della prova, e dovevano dimostrare che in quanto cristiani avessero commesso danni o reati contro lo stato.
- Per giunta ordinò la punizione per chiunque facesse nei confronti dei cristiani accuse ingiuste. e lo impose con una certa veemenza come risulta dal rescritto: «ma, per Ercole, se qualcuno accampa pretesti per calunniare, tu, stabilitane la gravità, devi senza indugio punirlo». Le conseguenze di azioni contro i cristiani prive di prova, e pertanto diffamatorie e calunniose, dovevano ritorcersi per giustizia contro gli stessi proponenti.
Giuridicamente
- Rinnovò il divieto dell'evirazione.
- Tolse ai padroni il diritto di vita e di morte sugli schiavi.
- Stabilì pene severe contro i padroni che maltrattavano i servi.
- Proibì il commercio degli schiavi quando si offendeva il pudore e le leggi dell'umanità.
- Tolse la pena di morte agli schiavi che, in caso di uccisione del padrone, erano così vicini a lui da potergli recare aiuto o danno mentre prima venivano condannati alla pena capitale tutti gli schiavi che abitavano nella casa del padrone ucciso.
- In Italia e nelle province affidò la giustizia a speciali magistrati detti iuridici.
- Si circondò di giureconsulti valenti per raccogliere ed ordinare le leggi, gli editti e i senato-consulti, per farne una scelta e farne un codice, l'Edictum' Perpetuum.
Affascinanti sono alcune sue frasi sulla bellezza.
“Ciascuno ha il suo ideale. ll mio era racchiuso in questa parola: il bello, di così ardua definizione a onta di tutte le evidenze dei sensi e della vista. Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo."
Egli esalta ogni forma d’arte che si concentri intorno all’uomo: è l’uomo il suo interesse principale “la nostra arte ha preferito attenersi all’uomo. Noi soli abbiamo saputo mostrare in un corpo immobile la forza e l’agilità che esso cela, noi soli abbiamo fatto di una fronte levigata l’equivalente di un pensiero."
Adriano ama viaggiare per curiosità e soprattutto per conoscere lo stato delle provincie romane al confine dell’impero.
Ovunque costruisce difese, crea stati cuscinetto, fa alleanze. Arriva in Britannia dove costruisce il Vallo Adriano, a difesa della parte romana.
In tante città delle provincie costruisce templi, atenei, piazze, strade. Nel capitolo intitolato Seculum aureum, domina la storia erotico-amorosa con il giovanissimo Antinoo che assume l’aspetto dell’esperienza decadente e ci ricorda il Mann di La'morte'a'Venezia.
Antinoo come Tadzio rappresentano un ideale di bellezza classica che trasforma l’esperienza estetica in desiderio carnale. Quando Antinoo muore, annegato nel Nilo, Adriano perde il controllo di sé.
Antinoo diventa un dio. Gli dedica una città, un culto, molte monete portano la sua effige. Per lui sono erette numerose statue. La sua sepoltura è degna di un faraone.
Importanti sono per Adriano i rapporti con le religioni del suo tempo. Ebbe un occhio di riguardo per i cristiani. Curioso del mistero, si avvicinò al culto di Mitra e fu iniziato ai Misteri Elusini. Ben poca simpatia ebbe per gli ebrei.
La Giudea era stata conquistata e Gerusalemme distrutta da Tito nel 70 D.C. Nel -32 (era da poco morto Antinoo e Adriano soffriva di una malattia al cuore) divampò la terza guerra giudaica con i ribelli comandati da Simon Dar Kochba (Simone figlio delle stelle). Le perdite dei romani furono tanto pesanti che nel rapporto di Adriano al Senato fu omessa l’abituale formula “io e il mio esercito stiamo bene”.
Nonostante le perdite Adriano riuscì a soffocare la rivolta uccidendo 580.000 ebrei. Furono distrutti villaggi e città, proibì di seguire la legge ebraica, di attenersi al calendario ebraico e mise a morte gli studiosi della Torah. I rotoli sacri delle scritture furono bruciati. Nel tentativo di cancellare la memoria della stessa Giudea le diede un nuovo nome: Palestina.
Patientia è l’ultimo capitolo. Il più profondo e toccante, in cui Adriano, cosciente della fine che si avvicina, pur favorevole nel passato al suicidio, sente di dover accettare come supremo sacrificio il degrado fisico, il dolore del corpo come naturale conclusione della vita passata a gestire il potere, ad amare, a godere della bellezza. Torna quindi ad essere “animula' vagula' e' blandula” che cercherà di entrare nella morte ad occhi aperti.
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti in scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive famigliari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti.
Segnalo alcune dei monumenti più importanti costruiti da Adriano a Roma.
- Fece ricostruire l'antico tempio eretto inizialmente da Agrippa successivamente distrutto, poi divenuto l'odierno Pantheon.
- Costruì il tempio di Venere presso il Colosseo.
- Arricchì di splendidi edifici il Foro Traiano.
- Fece edificare sull'altra sponda del Tevere il suo Mausoleo, la Mole Adriana, rivestita di marmo pario e coronata di statue, l'odierno Castel S. Angelo.
- Sul Campidoglio fondò l'Ateneo per insegnare filosofia, retorica e giurisprudenza.
Villa Adriana
Presso Tivoli edificò una villa grandiosa, la Villa Adriana, una villa più grande di tutta Pompei, a -7 km. da Roma, dentro la quale fece riprodurre le meraviglie del mondo antico, come:
- Le Terme, con le grandi e le piccole Terme.
- Il Pecìle, ricostruzione della "stoà poikìle" (portico dipinto) il centro politico e culturale di Atene.
- Il Teatro marittimo, innalzato su un laghetto formato da un canale, con un isolotto al centro di 45 m di diametro accessibile con un ponte movibile. Si dice che Adriano, stanco della corte si rifugiasse sovente in questo isolotto alzando il ponte.
Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità, con questa motivazione:
«Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo.»


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