Harold Bloom, che ci aiuta ad orientarci nella letteratura americana con i suoi Canoni americani dice di questo libro: “il capolavoro della letteratura in lingua inglese di ogni tempo, insieme a Moby Dick di Melville e a Mentre Morivo di Faulkner”.
Il romanzo di McCarthy è in prima battuta un romanzo storico basato sull’opera My confession di Samuel E. Chamberlain che, dopo aver combattuto la guerra con il Messico (1846-48), si unisce alla banda Glanton (dal nome dell’avventuriero effettivamente esistito) mercenario e cacciatore di scalpi.
Il passato della nazione statunitense viene direttamente chiamato in causa. La storia americana nei suoi dettagli (la banda Glanton) e in suo momento cruciale (guerra con il Messico) costituisce lo scheletro spazio-temporale dell’0pera.
In seconda battuta Meridiano di Sangue è un romanzo di formazione. Il segno più evidente di questo filone è il cambiamento nella denominazione del protagonista che da The Kid iniziale diventa a The Man finale. Il ragazzo fuggito da casa (madre morta, padre alcolizzato) al di qua e al di là della frontiera texana vive avventure terrificanti e disperate impossibili da riassumere.
Ricordo brevemente che The Kid prima si arruola in uno sgangherato manipolo di soldati irregolari statunitensi che tenta di conquistare territori messicani; in seguito si unisce alla banda Glanton, la cui sete di sangue dà vita a un vortice di violenza gratuita, senza freni, senza senso (vi sono uccisioni in territorio americano e messicano, qualunque vittima va bene: donne-bambini- indiani- messicani-soldati) La violenza è la protagonista incontrastata: una violenza metafisica, arcaica, degli uomini contro i loro simili e della natura con il suo caldo rovente e spietato, le sue tempeste di grandine e neve, le sue bestie micidiali. Nella banda tutti ubbidiscono agli ordini non solo di Glanton, il capo, ma anche del giudice Holden.
Speciale è il giudice Holden. Egli è allo stesso tempo un Achab melviniano, un satana miltoniano, un illuminista oltranzista come De Sade.
Dice Holden: “qualunque cosa esista nella creazione senza che io la conosca, esiste senza il mio consenso”
È un leader carismatico, uomo d’azione e filosofo. Di fronte a lui nasce spontanea questa domanda ma di che cosa Holden è giudice?.
Non si sa. Holden sa fare di tutto. Di tutto sa parlare con competenza. Tiene con sé un quaderno su cui prende appunti, disegna quello che vede e soprattutto da un nome alle cose. Sa inoltre ballare, suonare il violino, parlare molte lingue, creare la polvere da sparo.
Ecco come viene descritto fisicamente: “era calvo come un uovo, non aveva traccia di barba e i suoi occhi non avevano né sopracciglia né ciglia. Era alto più di due metri enorme, bianco e glabro come un infante smisurato" (mi ricorda il Kurz interpretato da Marlon Brando in Apocalipse now).
The Kid è in parte affascinato dal giudice, ma nel suo animo c’è ancora posto per la clemenza e questo il giudice lo sa e non l’accetta.
È molto bella la parte del libro che racconta di terre desolate e inospitali, quasi di un altro paese, un paese dove, a prenderle in mano le rocce cuocevano la carne...
Il territorio assume un ruolo dominante rispetto agli esseri umani, ciò che fanno gli uomini è secondario di fronte a una natura oltremodo violenta.
Ricorrente è il paragone tra il deserto che la banda attraversa e il mare. La traversata di questa accozzaglia di uomini è vista come una navigazione: i resti delle carovane distrutte somigliano a scheletri di navi affondate, i cacciatori di scalpi sono i pirati, i miseri insediamenti umani che incontrano sembrano isole dove fare provviste e ammazzare.
Raramente si sono lette pagine così nitide e precise nel delineare personaggi e luoghi dove il valore della vita umana è meno di zero.
Versa la fine del libro la banda Glanton viene annientata: pochi si salvano, tra questi The Kid e il giudice che, dopo un momento in cui pare si affrontino, vanno ognuno per la propria strada.
The Kid viaggia senza una direzione precisa; il romanzo parla di alcuni avvenimenti di scarsa importanza in questo periodo della sua vita.
“Non rivide mai più lo spretato. Del giudice sentì parlare dappertutto.”
Siamo nel 1878, in Texas, a Fort Griffin quando The Man, che dovrebbe avere circa 43 anni(?), rincontra il giudice.
L’incontro avviene nel territorio in cui si sta storicamente concludendo la prima era del West. In quei luoghi dove sono stati uccisi milioni di bisonti le cui ossa sono state raccolte in enormi cataste.
Questo incontro gli sarà fatale. In questa sfida finale (tra il bene e il male) The Kid-The Man scompare nell’enormità del corpo del giudice.
.“il giudice era seduto sul cesso. Era nudo, e si alzò sorridendo e lo strinse fra le braccia contro la propria immensa e terribile carne e rinchiuse la porta facendo scattare bil chiavistello di legno alle sue spalle."
L’ultima scena è tutta dedicata al giudice satana-demonio
"E così danzano, le assi di legno del pavimento rimbombano sotto gli stivaloni e i violinisti ghignano orribilmente sopra gli strumenti inclinati. Alto sopra tutti torreggia il giudice, che balla nudo, con i minuscoli piedi rapidi e vivaci, e ora affretta il passo e s'inchina alle signore, enorme e bianco e glabro come un infante smisurato. Lui non dorme mai, dice. Dice che non morirà mai. S'inchina ai violinisti ed atterra facendo lo chassé e getta indietro la testa e manda una profonda risata di gola, ed è il beniamino di tutti, il giudice. Si toglie il cappello, e la volta lunare del suo cranio biancheggia sotto le lampade, e gira su se stesso e s'impadronisce di uno dei violini, e piroetta e fa un passo, due passi, ballando e suonando al tempo stesso. I suoi piedi sono lesti e leggeri. Non dorme mai, lui. Dice che non morirà mai. Danza nella luce e nell'ombra, ed è il beniamino di tutti. Non dorme mai, il giudice. Danza, danza ancora. Dice che non morirà mai."
Di McCarthy ho letto: Cavalli selvaggi, Non è un paese per vecchi, La strada. Libri estremamente crudi ma non un’esplosione di violenza come Meridiano di sangue.
La prosa di McCarthy è tagliente ed essenziale, senza fronzoli inutili, ma piena di intensità emotiva, cupa ma evocativa.
E quando parla della natura, che sia il cielo o il deserto o le rocce o la notte è sempre altamente poetica.
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