Meridiano di Sangue (1985) mi sembra l’autentico romanzo americano apocalittico, più rilevante oggi che allora. La fama assoluta di Moby Dick e di Mentre Morivo è accresciuta da Meridiano di Sangue perché Cormac McCarthy è degno discepolo di Melville e di Faulkner. Nessun altro romanziere americano vivente, neanche Thomas Pynchon, ci ha regalato un libro così possente e memorabile come Meridiano di Sangue, nonostante io apprezzi Underworld di Don DeLillo, Zuckerman Scatenato, Il teatro di Sabbath e Pastorale Americana di Philip Roth, L’Arcobaleno della Gravità e Mason & Dixon di Pynchon. Lo stesso McCarthy nella “Trilogia della Frontiera”, a parte il superbo Cavalli Selvaggi, non ha mai eguagliato Meridiano di Sangue, l’ultimo Western, il definitivo.
Devo confessare che i primi due tentativi di avvicinarmi a Meridiano di Sangue sono falliti: il travolgente massacro in cui getta McCarthy mi ha atterrito. La violenza comincia alla seconda pagina del romanzo, quando il quindicenne Kid viene colpito alla schiena, un attimo prima del cuore, e continua senza tregua, o quasi, fino alla fine, trent’anni dopo, quando il Giudice Holden, la figura più spaventosa di tutta la letteratura americana, uccide Kid. Sono così spaventosi i continui massacri e le mutilazioni, che Meridiano di Sangue potrebbe essere letto insieme al rapporto delle Nazioni Unite in merito agli orrori perpetrati in Kosovo nel 1999. Eppure, esorto il lettore a perseverare perché Meridiano di Sangue è il genio dell’immaginario canonico, una tragedia americana e universale, intrisa di sangue. Il Giudice Holden è un cattivo degno di Shakespeare, simile a Iago, demoniaco, teorico della guerra perpetua. E la magnificenza del libro – il suo linguaggio, il paesaggio, le persone, i pensieri – trascende la violenza tramutandola in arte terrificante, un’arte paragonabile a quella di Melville e di Faulkner. Quando insegno questo libro, molti studenti inizialmente si ritraggono (come ho fatto io e come diversi amici continuano a fare). La televisione ci dilania con una violenza reale quanto immaginata e siamo tentati a distaccarci, disgustati. Ma io non posso allontanarmi da Meridiano di Sangue, so come e perché devo leggerlo. Nessuna delle sue carneficine, in effetti, è ridondante o gratuita: riguarda il confine tra Messico e Texas, nel 1849-50, in cui è ambientata larga parte del libro. Suppongo possa essere definito “romanzo storico”, Meridiano di Sangue, dal momento che racconta la cronaca delle spedizioni della Banda Glanton, una forza paramilitare inviata dalle autorità messicane e texane a fare sterminio di indiani. Eppure, non c’è aura di romanzo storico, dal momento che ciò che rappresenta ribolle, negli USA e ovunque, in questo terzo millennio. Il Giudice Holden non sarà dimenticato negli anni a venire.
A mio parere, McCarthy avvisa il lettore che il Giudice Holden è Moby Dick più che Achab. Altro bianco enigma, l’albino Giudice Holden, come la balena bianca, non può essere ucciso. Melville, gnostico professo, credeva che “una mano anarchica o un errore cosmico” ci avesse diviso in due fallibili sessi, e fa di Achab un manicheo cercatore. McCarthy conferisce al Giudice Holden i poteri degli angeli cattivi o dei demiurghi che gli Gnostici chiamano arconti, ma ci avverte di non compiere una totale identificazione con essi. Nessun ‘sistema’ – compreso quello gnostico – ricongiungerà il Giudice all’origine. L’ultimo uovo atavico non sarà trovato. Cosa possiamo fare di fronte all’ossessione terrificante del Giudice?
La mia passione per Meridiano di Sangue è tanto feroce che voglio continuare a spiegarlo, il lettore deve avere il coraggio di penetrare nel cuore del romanzo.
fonte: https://www.pangea.news/cormac-mccarthy-harold-bloom/

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