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Il ponte di san Luis Rey di Thornton Wilder - A cura di Serenella Barbieri

Thornton Wilder scrisse il libro nel 1927, ebbe un successo di vendita e di critiche enorme e vinse il premio Pulitzer.

Wilder immagina che, in seguito al crollo di un ponte (il ponte di San Luis Rey, il più famoso del Perù che univa Lima a Cuzco) e alla conseguente morte di cinque persone, un frate italiano (Fra Ginepro) che aveva rischiato di trovarsi sul ponte al momento del collo, si metta a indagare per trovare un senso nascosto nella tragedia.

E perché proprio quelle cinque vittime attraversassero il ponte in quel momento. Per cercare di risolvere la questione Fra Ginepro (la cui storia è alla fine del libro), ricostruisce le vite delle cinque persone morte nel tragico evento.

Il lavoro lo impegna ben sei anni. Il frutto di tanto impegno è un libro che viene bruciato insieme a lui per ordine dell’Inquisizione.

I personaggi.

La Marquesa de Montemayor.

È una donna, una madre triste e infelice perché sente che la figlia, che vive lontana in Spagna, non l’ama come lei vorrebbe. La donna non è capace di accettare questo.

Tra madre e figlia c’è un rapporto epistolare. L’ultima lettera la madre la scrive la sera prima dell’incidente. È stata raccolta con il numero LVI e con un nome: la sua seconda lettera ai Corinzi.

Una lettera in cui rivede la sua posizione di donna e di madre dopo aver parlato con Pepita, una giovane ragazza sua dama di compagnia. Pepita Anche lei ha la sua breve storia: orfana, cresciuta presso il convento gestito dalla Bades sa Madre Maria del Pilar, viene educata a una obbedienza quasi morbosa. Viene mandata presso la Marquesa (contro la sua volontà) come dama di compagnia. Per obbedienza quindi Pepita si trova su quel ponte in quel momento.

Esteban

Esteban ed Emanuel sono due gemelli abbandonati da piccoli e cresciuti dalla Badessa (il personaggio che come un filo tiene uniti i tre racconti e i cinque perso naggi).

I due gemelli sono indistinguibili e non si lasciano mai. C’è una bellissima descrizione dei due a pagina 75.

Per un momento qualcosa tra loro sembra rompersi, a causa dell’amore di Manuel per l’attrice Camila Perichole (che sarà coprotagonista del terzo racconto). Passato questo momento i due riprendono la loro vita fino a che Manuel muore per un banale incidente. Da allora Esteban cercherà la morte in ogni cosa che fa.

Il Capitano Alvarado (nuovo personaggio), accortosi dell’infelicità di Esteban, gli propone di andare in viaggio con lui. Giunti al ponte: il Capitano scende al torrente per far organizzare il passaggio della merce. Esteban attraversa il ponte e precipita.

Zio Pio

Questo capitolo è intitolato Zio Pio, anche se molto importante è l’attrice Camila Perochole. Zio Pio aveva incontrato Camila quando era ancora bambina e l’aveva avviata al teatro, dove Perochole troverà la fama. Zio Pio l’ama, ma la rispetta sempre.

Nella sua vita privata l’attrice diventa l’amante del viceré del Perù, da cui ha tre figli con i quali resta dopo che si è disamorata del teatro e del viceré. Zio Pio, che l’ama sempr

e, le chiede di dargli per un anno il figlio Don Jaime per educarlo e istruirlo. Insieme, Zio Pio e Jaime si mettono in viaggio. Sulla loro strada c’è il ponte. Camila Perochole va dalla Badessa e sfoga con lei tutto il suo dolore.

Sempre presso la Badessa Maria del Pilar arriva anche la figlia della Marquesa a parlare di sua madre.

Le parole, o meglio il pensiero della Badessa chiudono il libro.

“...ma presto moriremo e ogni ricordo di quei cinque lascerà la terra, e noi stessi saremo amati per qualche tempo ancora e poi dimenticati. Ma l'amore sarà bastato; e tutti gli impulsi dell'amore ritornano all'amore da cui sono venuti. Nemmeno i ricordi sono necessari all'amore. C'è una terra dei vivi e una terra dei morti, e il ponte è l'amore, la sola sopravvivenza, il solo significato"

Note

Alcuni tra i personaggi sono scrittori o impegnati nella letteratura: i gemelli sono scrivani, Zio Pio è studioso di teatro e di letteratura e la Marquesa de Montemayor si ispira alla Marquise de Sévigné.

Una curiosità: anche Thornthon Wilder nacque in un parto gemellare e su questo tema prende molte informazioni. Questa ed altre informazioni molto interessanti si trovano nel postfazione del libro (pag 175/261) che consiglio a tutti di leggere.

Lo stile

Presentare i personaggi senza mai percepire l’intromissione dello scrittore fa sì che i personaggi siano veri, sfaccettati, umani, credibili. Lo stile è personale e incisivo, da esso si coglie la grande passione per le vicende dell’animo umano.

Infine:

John Hersey, giornalista e scrittore americano, raccontò di aver preso a modello il libro di Wilder per il suo Hiroshima, un reportage che racconta dettagliatamente l'impatto della bomba atomica esplosa sulla città nipponica nel 1945, seguendo le vite di sei sopravvissuti alla ricaduta radioattiva. Pubblicato sul New Yorker nell'agosto 1946, è considerato uno dei pezzi fondativi del New Journalism: ha venduto oltre tre milioni di copie, conoscendo una fortuna editoriale che dura ancora oggi, resoconto imperituro sulle orribili e terribili implicazioni dell'uso dell'arma nucleare sulla vita umana.

(da Wikipedia)

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