Il libro è il primo romanzo-reportage o romanzo-verità (non fiction novel) della letteratura.
Affermando il valore dell’imparzialità della cronaca, Capote denuncia l’impotenza del romanzo classico nella riflessione sulla realtà, cruda e complessa della società americana. All’uscita il libro suscitò polemiche e di carattere letterario ed etico- sociale.
L’autore fu accusato di una specie di voyeurismo per come riportava con grande distacco un brutale e cruento fatto di cronaca nera. Il romanzo uscì inizialmente in capitoli separati, pubblicati a distanza di tempo sul giornale New Yorker (settembre- ottobre 1965). Fu poi la Ramdom House a pubblicare il libro nel 1966.
Poche righe sulla trama: il romanzo consiste nel resoconto dettagliato del quadruplice omicidio della famiglia Clutter, affiancato a una fotografia del sogno americano vissuto in provincia.
Tutto ha inizio un giorno di novembre 1959 quando Capote legge un articolo di cronaca nera che parla dell’uccisione di una intera famiglia a Holcomb, nel Kansas. Così il caso dei Clutter diventa l’oggetto del suo romanzo-verità a cui da tempo aspirava. Capote impiega sei anni prima di completare il romanzo attraverso una stesura che vedrà l’autore per lunghi periodi in Kansas per conoscere e interrogare i cittadini di Holcomb a fianco della polizia e dei detective, ma soprattutto a contatto con gli assassini dei Clutter.
Perry Edward Smith e Richard Eugene Hickock (li segue in carcere, scambia con loro lettere). Capote è uno scrittore già apprezzato in America, nel periodo del caso di Holcomb i diritti del suo Colazione da Tiffany vengono ceduti per diventare un film (1961) che diventerà un cult.
Ma a renderlo immortale sarà A sangue freddo, quella storia di provincia letta per caso nel trafiletto di giornale che lui ha raccontato con il rigore dell'inchiesta giornalistica, la prosa vivida del romanziere, la passione cupa del detective e una profondità di indagine psicologica mai raggiunta prima.
Tutto il materiale del libro, che ha segnato definitivamente gli sviluppi del genere true crime in età contemporanea, derivano dall'osservazione diretta, dalle registrazioni ufficiali o dai colloqui che l'autore ha condotto con tutti i coinvolti nel caso.
A sangue freddo decompone l'omicidio Clutter in maniera atomica, isolandone le singole componenti e ricreando così magistralmente quel complesso di forze che hanno condotto a quelle prime ore della mattina di novembre, agli estranei rumori di spari che hanno di fatto posto fine a sei vite umane, quelle dei Clutter e dei loro assassini.
Dopo il preambolo iniziale che annuncia al lettore il dramma delle morti, il flusso della narrazione conosce più tempi; prima la preparazione (i giorni del concepimento da parte di Perry e Richard, il trascorrere ignaro delle vite dei Clutter), l'accadimento, la reazione della comunità di Holcomb, le indagini della polizia, la detenzione dei due assassini fino al climax emotivo della fine del libro.
Capote intreccia i tempi esteriori della meccanica dell'uccisione a quelli tutti interiori dell'analisi dei caratteri dei personaggi, sapientemente scavati e ritratti nelle loro debolezze, nelle manie, nei punti di grazia e di patimento.
La critica ha ampiamente esaltato la sapienza dell'autore nello studio dei colpevoli, ma nulla da invidiare hanno le scene di casa Clutter, lo zoom sui luoghi, gli oggetti e i dettagli che tanto raccontano di loro: il diario di Nancy, la camera di Bonnie, gli alberi di Helbert, gli occhiali di Kenyon.
Capote non l'ha mai conosciuta quella famiglia, ma sembra quasi abbia sempre vissuto con loro.
Nel dipingere gli assassini l'autore dà forma e nome al dolore, indagando le ragioni che possono spingere due ragazzi a un gesto come questo.
Ecco che i dialoghi con loro, specialmente con Perry, lo aiutano a raccontare il contesto in cui sono cresciuti, i traumi della loro infanzia, i rapporti malati con gli altri e con se stessi che li hanno spinti a uccidere i Clutter a sangue freddo.
Accanto a tutto questo c'è la provincia silenziosa in cui risuonano gli isterismi dei coyote, i fischi delle locomotive che sembrano capitate lì per caso e i mormorii della gente. Il Kansas occidentale desolato che chiede la pioggia, che Capote rende con una poesia asciutta, dall'anima profondamente americana.
A sangue freddo non è un capolavoro letterario semplicemente per i generi e i libri a cui ha spianato la strada (uno tra tutti L'Avversario di Emmanuel Carrère), lo è alla luce della sua riflessione sull'essenza del dolore e sui luoghi in cui alberga.
L'uccisione di un'intera famiglia senza motivo apparente rappresenta la parabola del male per il male, l'irrazionale lucidità dell'assassino che ha covato la sofferenza per anni e la riversa nel mondo, in una spirale senza fine.
Emblema di questo cortocircuito è la pena di morte, "risoluzione" in cui nessuno è vincitore.
(da Critica Letteraria)
Alcune curiosità
1 Quando parte per il Kansas Capote è accompagnato dalla sua amica Harper Lee, autrice del Buio oltre la siepe, che lo aiuterà a raccogliere le testimonianze.
2 Si parla (un giornalista del Wall Street Journal) di un’altra versione del massacro di Holcomb fatta da uno dei due omicidi, Richard Hitckcok, ma questo non è mai stato verificato.
3 Per celebrare il successo del suo romanzo-verità l’autore organizzò un galà in bianco e nero all’Hotel Plaza di New York il 28/11/1966. Sul New York Times così scrissero dell’evento: i sociologi stanno ancora discutendo se questa sia stata la festa più importante del XX secolo.
4 Capote accusò il suo ultimo libro dell’aggravarsi delle sue dipendenze: nessuno saprà mai cosa mi ha tolto “A sangue freddo” credo che in un certo senso sia stata la mia fine. La fine arrivò nel 1984.
All’inizio si parlò di overdose, ma l’ufficio giudiziario di Los Angeles assicurò che lo scrittore era morto per cirrosi epatica.

Commenti
Posta un commento