A sangue freddo, il cui sottotitolo è “Un resoconto veritiero di un omicidio multiplo e delle sue conseguenze”, è un romanzo di non-fiction dello scrittore statunitense Truman Capote. Racconta gli omicidi della famiglia Clutter, avvenuti nel 1959 nella piccola comunità agricola di Holcomb, in Kansas.
A sangue freddo fu inizialmente pubblicato come serie in quattro puntate sul New Yorker, a partire del 25 settembre 1965. L’opera suscitò subito enorme scalpore, soprattutto in Kansas. Il libro uscì poi in volume per Random House nel 1966. La prima edizione italiana fu pubblicata nello stesso anno.
Capote venne a conoscenza del quadruplice omicidio prima che i colpevoli fossero catturati e si recò in Kansas per scriverne. Fu accompagnato dalla sua amica d’infanzia e collega scrittrice Nelle Harper Lee per aiutarlo a conquistare la fiducia degli abitanti del Kansas. Insieme intervistarono i residenti e gli investigatori assegnati al caso, arrivando a raccogliere in totale 8.000 pagine di appunti. Dopo che i criminali furono trovati, sei settimane dopo il crimine, Capote condusse interviste personali sia con Smith sia con Hickock. Smith, in particolare, affascinò profondamente Capote. Capote lavorò al libro per sei anni. L’opera non fu completata fino a dopo l’esecuzione di Smith e Hickock.
A sangue freddo fu un immediato successo di critica e di pubblico, lodato per la sua prosa limpida, il grande livello di dettaglio e la struttura narrativa tripartita che alterna le vite degli assassini, delle vittime e dei membri della comunità rurale. Racconta anche la vitta degli investigatori. Particolare attenzione è dedicata alla psicologia e al passato di Hickock e Smith, così come alla complessa relazione tra i due durante e dopo gli omicidi.
Considerato da molti il prototipo del romanzo true crime, alcuni critici considerano l’opera di Capote come il primo vero romanzo di non-fiction, sebbene altri autori avessero già esplorato il genere.
Capote difende abbastanza accanitamente il suo primato nel genere non-fiction e lo distingue del documentary novel e della corrente di New Journalism che si stava sviluppando all epoca. In una intervista del gennaio del 1966 a George Plimpton dice:
Il romanzo di non-fiction non va confuso con il romanzo-documento — un genere popolare e interessante, ma impuro, che concede all’autore tutta la libertà dello scrittore di narrativa, pur mancando sia della forza persuasiva del fatto, sia dell’atteggiamento poetico che la narrativa è in grado di raggiungere.
Un’ altra differenza con il giornalismo è quella della tematica.
Se hai intenzione di trascorrere tre, quattro o cinque anni lavorando a un libro […] allora vuoi essere ragionevolmente certo che il materiale non “invecchi” troppo in fretta. Il contenuto di gran parte del giornalismo lo fa molto rapidamente […].
In A sangue freddo si sente abbastanza la forza persuasiva del fatto.
Tompkins Phillip scrive, in un articolo su Esquire:
[…] nonostante il brillante lavoro di autopromozione, [Capote] ha commesso un errore tattico e morale che gli si ritorcerà contro nel breve periodo. Insistendo che “ogni parola” del suo libro è vera, si è reso vulnerabile ai lettori disposti a esaminare seriamente una affermazione così categorica.
Infatti alcuni critici ne hanno messo in dubbio la veridicità, sostenendo che Capote avrebbe modificato fatti per adattarli alla narrazione, aggiunto scene mai avvenute e inventato dialoghi.
Ad esempio, Josephine Meier, moglie del vice-sceriffo della contea di Finney, Wendle Meier, negò di aver mai sentito Smith piangere o di avergli tenuto la mano, come invece descritto da Capote. Nel libro Capote suggerisce che tra la Meier e Smith fosse nato un rapporto di confidenza, ma lei disse a Tompkins di aver trascorso poco tempo con Smith e di non aver parlato molto con lui.
Un altro esempio è Alvin Dewey, presentato nel libro come l’investigatore brillante che risolve il caso dell’omicidio dei Clutter. Ma documenti recuperati dal Kansas Bureau of Investigation mostrano che Dewey non agì immediatamente su la indicazione di Hickock e Smith come probabili sospetti, fatta spontaneamente da Floyd Wells, poiché credeva ancora che gli omicidi fossero stati commessi da persone del posto che «serbavano rancore contro Herb Clutter».
Inoltre, Dewey affermò che la scena in cui visita le tombe dei Clutter fu un’invenzione di Capote.
Truman Capote insiste nella fedeltà del racconto. Plimpton gli chiede:
Pensavo in particolare al cane che descrivi mentre trotterella lungo la strada alla fine della sezione su Perry e Dick, e poi più avanti introduci la sezione successiva sui due con Dick che sterza per colpire il cane. C’era davvero un cane in quel punto preciso della narrazione, o stavi usando questa abitudine di Dick come un espediente narrativo per collegare le due sezioni?
No. C’era un cane, ed era esattamente come descritto. Non si passano quasi sei anni su un libro, il cui scopo è la precisione fattuale, per poi abbandonarsi a piccole distorsioni. Le persone sono così diffidenti. Chiedono: «Come puoi ricostruire le conversazioni di una ragazza morta, Nancy Clutter, senza romanzare?» Se leggessero il libro con attenzione, potrebbero vedere con facilità come ciò avvenga. È una domanda sciocca. Ogni volta che Nancy appare nella narrazione ci sono testimoni di ciò che dice e fa — telefonate, conversazioni, persone che la sentono. Quando conduce il cavallo su dal fiume al crepuscolo, il bracciante è un testimone e parlò con lei in quel momento. L’ultima volta che la vediamo, nella sua stanza, Perry e Dick stessi furono i testimoni e mi raccontarono ciò che lei aveva detto. Quello che viene riportato di lei, anche in forma narrativa, è accurato quanto possono renderlo molte ore di interrogatori, ripetuti più e più volte. Tutto è ricostruito dalle testimonianze, come è implicito nel titolo della prima sezione del libro: “Gli ultimi a vederli vivi”.
Capote riesci comunque a comunicare il suo punto di vista.
Naturalmente avviene attraverso la selezione di ciò che scegli di raccontare.
Ma anche nel romanzo di non-fiction si può intervenire: se inserisco qualcosa su cui non sono d’accordo, posso sempre collocarlo in un contesto che lo qualifichi adeguatamente, senza dover entrare io stesso nella storia per rimettere il lettore sulla giusta strada.
Da l’altra parte:
[Non volevo] cambiare l’opinione dei lettori su qualcosa, né avevo motivazioni morali degne di essere definite tali — semplicemente, avevo una teoria strettamente estetica sulla creazione di un libro che potesse dare come risultato un’opera d’arte.
Nel ultimo capitolo Dick e Perry arrivano nel braccio della morte, dove rimarranno per un totale di cinque anni. Durante questo periodo, Dick e Perry vivono insieme ad altri prigionieri condannati a morte. Gli altri occupanti del braccio della morte vengono presentati, tra cui Lowell Lee Andrews, un giovane corpulento e molto intelligente che uccise l’intera famiglia e non prova alcun senso di colpa né di dolore. In seguito arrivano anche i giovani soldati George Ronald York e James Douglas Latham. Questi due uomini sono attraenti e di modi piacevoli, nonostante abbiano compiuto una serie di omicidi.
Sempre nella intervista di Plimpton, Capote dice:
Ho fatto mesi di ricerche comparative su omicidi, assassini e mentalità criminale, e ho intervistato un buon numero di assassini — esclusivamente per acquisire una prospettiva su questi due ragazzi.
Soffermandosi su gli occupanti del braccio della morte e avendo raccontato prima nel dettaglio l’infanzia e il passato di Dick e Perry, Capote offre un implicito commento sulla pena di morte e sulla malattia mentale.
Capote divenne così famoso e così associato ai processi da essere chiamato a collaborare con il Senato nell’esame del caso giudiziario. Il processo portò inoltre all’attenzione nazionale un dibattito sui «limiti delle regole di M'Naghten», utilizzate per determinare se un criminale fosse folle al momento del delitto e quindi incapace di essere processato equamente.
Sempre nella intervista di Plimpton, Capote dice:
Io credo che Perry abbia fatto ciò che ha fatto per le ragioni che lui stesso dichiara — che la sua vita è stata un continuo accumulo di disillusioni e rovesci, e che si è ritrovato all’improvviso (quella notte, nella casa dei Clutter) in un vicolo cieco psicologico.

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