I) Biografia di Carlo Emilio Gadda (1893–1973): Carlo Emilio Gadda - ingegnere per forza e scrittore per necessità e volontà - è nato a Milano nel 1893 in una famiglia borghese. La sua giovinezza è segnata da traumi familiari: difficoltà economiche paterne (un industriale tessile), un rapporto molto travagliato con la madre (insegnante di lettere), la guerra. Tale ‘formazione’ influirà fortemente sulla creazione del suo ‘pasticciaccio’, che appare essenzialmente un’opera di travaglio interiore.
• Il conflitto con la madre: Gadda avrebbe voluto studiare lettere, ma la madre lo spinge a iscriversi, come il fratello Enrico, a Ingegneria al Politecnico per garantire stabilità economica alla famiglia dopo la morte del padre (1909) e a causa dell’acquisto della “villa”.
• La "villa odiata": Il padre aveva investito tutto nella costruzione di una sfarzosa villa a Longone al Segrino, che diventerà per Gadda il simbolo dello spreco e delle pretese borghesi.
• Il trauma della Grande Guerra: Interventista convinto e ardente patriota, Gadda parte volontario come ufficiale degli Alpini e viene dislocato prima in Adamello e poi in Veneto. La guerra diviene però lo spartiacque della sua vita.
• La prigionia: Dopo Caporetto viene fatto prigioniero e deportato in Germania. L'esperienza, vissuta con un senso di umiliazione patriottica, è documentata nel diario “Giornale di guerra e di prigionia”. È una denuncia forte e amara dell’incompetenza con cui era stata condotta la guerra e del degrado fisico e morale della vita dei prigionieri di guerra.
• La perdita del fratello: Al ritorno scopre che l'amatissimo fratello Enrico, aviatore, è morto in guerra. Questo lutto lascerà in lui un senso di colpa e una depressione che lo accompagneranno per sempre.
La carriera e i viaggi. Tra il 1920 e il 1935, Gadda vive una sorta di doppia vita:
• Lavora come ingegnere elettrotecnico in Italia, in Europa e persino in Argentina (1922-1924).
• Parallelamente, inizia a collaborare con riviste letterarie come Solaria a Firenze, dove stringe amicizia con Montale, Vittorini e Contini.
• Nel 1921 si iscrive al Partito Nazionale Fascista, alla cui dottrina poi diverrà fortemente ostile.
• Nel 1940 abbandona la professione da ingegnere e si trasferisce a Firenze, dove vive fino al 1950.
Il periodo romano e il successo (tardivo). Nel 1950 si stabilisce a Roma, dove lavora per i programmi culturali della RAI. È in questi anni che la sua fama esplode:
• Nel 1957 pubblica, in volume, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, che lo rende un caso letterario nazionale. Il testo era apparso in una prima versione, a puntate, nel 1946-1947 nella rivista Letteratura. Da quest’opera nel 1959 fu tratto il film “Un maledetto imbroglio” del regista Pietro Germi.
Nella quinta delle Lezioni americane, Italo Calvino analizza l’opera di Gadda come esempio moderno di «romanzo contemporaneo come enciclopedia»; secondo Calvino, Gadda «cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l’inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento».
• Nonostante il successo, Gadda vive gli ultimi anni in modo schivo, quasi recluso nel suo appartamento romano, tormentato dalle sue nevrosi e da una salute declinante. Muore a Roma nel 1973 ed è sepolto nel cimitero Acattolico (zona Testaccio), dove giacciono, tra gli altri, Gramsci, Camilleri e Napolitano.
I tratti distintivi della sua personalità
• La Nevrosi: Gadda era un uomo ossessionato dall'ordine, dalla pulizia e dal rigore (eredità della mentalità ingegneristica), ma costantemente sopraffatto dal disordine del mondo.
• L'Odio per il Fascismo: Sebbene inizialmente iscritto al partito (come molti della sua classe sociale, in quel periodo), sviluppò una repulsione viscerale per Mussolini, visto come il simbolo del "disordine" e della volgarità, sentimenti che esploderanno nel pamphlet Eros e Priapo.
• Il Dolore: Tutta la sua produzione è un tentativo di "regolare i conti" con il proprio passato e con il dolore del vivere, che lui chiama la sua "cognizione".
II) Sinossi del libro:
Il Luogo e l'Incipit. La vicenda si svolge a Roma nel marzo 1927 (sebbene a pag. 47 ci sia un riferimento alla festività dei Santi, avvenuta due mesi prima) ed è incentrata al civico 219 di via Merulana (zona Colosseo), un palazzo signorile ribattezzato dai locali "il palazzo dell'oro" o "dei pescecani", perché abitato da gente facoltosa, sebbene il quartiere non sia altrettanto “signorile” di Prati od altri. Qui vive la coppia (senza figli) formata da Liliana Balducci e suo marito Remo. Frequentatore assiduo della casa è il commissario Francesco "Don Ciccio" Ingravallo, segretamente innamorato della bellezza malinconica e spirituale di Liliana. In tale luogo avvengono due crimini.
Il Primo Crimine: Il Furto. La narrazione inizia con un furto di gioielli ai danni di un'altra inquilina del palazzo, la contessa Menegazzi. Il ladro è fuggito, ma le indagini portano i sospetti verso un giovane garzone, tale "er Biondo", che è stato visto allontanarsi velocemente.
Il Secondo Crimine: L'Omicidio. Pochi giorni dopo il furto, avviene la tragedia vera e propria: Liliana Balducci viene trovata sgozzata nel suo appartamento. La scena del crimine è descritta da Gadda con un realismo atroce e barocco: il corpo di Liliana giace in una pozza di sangue, con i gioielli intatti (il che esclude la rapina come movente primario).
La scena del ritrovamento del cadavere di Liliana Balducci è considerato uno dei vertici della letteratura mondiale, perché in essa Gadda fonde il macabro, l'erotismo represso, la pietà cristiana e la precisione chirurgica (pag. 60). Quando Ingravallo entra nella stanza, la prima cosa che colpisce non è il delitto, ma la bellezza violata. Liliana giace a terra, e Gadda indugia su dettagli che fondono il sacro e il profano:
• Il corpo: È descritto con un'attenzione quasi feticistica (le calze di seta, la biancheria curata).
• La ferita: Il taglio alla gola è paragonato a un'apertura "atroce", un "rubino" di sangue che stride con il candore della pelle.
• L'effetto: Gadda trasforma l'omicidio in un sacrificio rituale. La morte di Liliana è la morte della grazia in un mondo di "pescecani" e volgarità fascista.
• La teoria dello gnommero: quel sangue è il punto di arrivo di tutte le invidie, i desideri e le miserie umane che hanno circondato la vittima.
Le Indagini e il Sottobosco Romano. Don Ciccio Ingravallo prende in mano le indagini, in modo tutt’altro che distaccato, anzi tormentato dal dolore personale. L'attenzione si sposta sulla vita privata di Liliana:
• La donna, non potendo avere figli - ciò la ossessionava parecchio -, aveva l'abitudine di accogliere in casa giovani ragazze di umili origini (le cosiddette "nipoti"), che poi aiutava economicamente o dotava per il matrimonio.
• Queste ragazze (come Virginia, Ines, Assunta) e i loro fidanzati formano una rete di legami ambigui, fatti di gratitudine, invidia e desideri repressi.
• Col nipote vaneggiavano di una specie di patto di scambio osceno: un figlio per che cosa?
La Pista dei Castelli Romani. L'indagine si sposta fuori Roma, verso i Castelli Romani (Marino, Albano, Genzano). Qui il brigadiere Pestalozzi riesce a recuperare parte dei gioielli rubati alla Menegazzi, nascosti in un vaso da notte in un misero casolare. Questo successo parziale sembra poter condurre anche all'assassino di Liliana.
Il Finale "Sospeso". Il romanzo si chiude mentre Ingravallo interroga Assunta, una delle ex protette di Liliana che sta assistendo il padre morente. Don Ciccio sospetta che lei sappia la verità o che sia coinvolta tramite il suo fidanzato. Davanti alle grida di diniego della ragazza e al suo volto stravolto, il commissario ha un'improvvisa illuminazione sulla complessità del male.
Il libro termina bruscamente: non c'è un processo, non c'è una confessione definitiva, non c'è una condanna. Resta solo la "cognizione" che la verità è un groviglio troppo fitto per essere sciolto dalla giustizia umana.
Elementi chiave da ricordare:
• Remo Balducci: Il marito, spesso assente per viaggi d'affari, sospettato ma poi scagionato, rappresenta la borghesia opaca.
• I gioielli: Sono quasi dei personaggi; Gadda dedica pagine intere alla loro descrizione fisica e simbolica.
• Il caos: La sinossi non può rendere giustizia alle infinite deviazioni narrative (le storie dei poliziotti, le descrizioni del mercato, le riflessioni sul destino) che occupano gran parte del volume.
III) Punti di riflessione:
Romanzo giallo atipico, un anti-giallo. Se ne ‘I fantasmi del cappellaio’, Simenon ci presenta un giallo che è un flusso di coscienza dell’assassino già noto al principio del libro, nel ‘Pasticciaccio’ Gadda nega al lettore la risoluzione finale e ci presenta un giallo che è invece un flusso di coscienza dell’investigatore, Don Ciccio Ingravallo, come una specie di tributo alla vittima, del quale Don Ciccio è segretamente innamorato. A differenza di Sherlock Holmes o Hercule Poirot, che ristabiliscono l'ordine razionale identificando il colpevole, il commissario fallisce in questo compito, negando in qualche modo la razionalità. Infatti, ci sono due tipologie di narrazione/ scrittura nel testo: da un lato questo flusso di coscienza di Ingravallo e di altri (dott. Fumi, Valdarena, Balducci,…) con una scrittura un po’… caotica (pag. 119), e dall’altro parti più scorrevoli, meno involute (pag. 118).
Sintassi e lessico del romanzo. La sintassi di Carlo Emilio Gadda in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana non è solo un modo di scrivere, ma una vera e propria visione del mondo. Per Gadda, la realtà è un "garbuglio" o "gnommero" (un gomitolo intricato) di cause e effetti, e la sua scrittura deve riflettere questa complessità. Alcuni aspetti specifici:
- elenchi lunghissimi di oggetti, termini gergali
- uso ossessivo della digressione, della subordinata: la frase principale viene interrotta continuamente da incisi, parentesi, riflessioni. (Pag 279, frase lunga mezza pagina)
- uso originale della punteggiatura (: in sequenza), soprattutto nelle parti più introspettive (pag. 15)
- multilinguismo: diversi dialetti (romano, molisano, napoletano, veneziano, romagnolo,…), latino, greco,…
- rifiuto della sintassi piana e razionale di Manzoni (che pure ammirava) o Calvino. Lo gnommero, il groviglio, della scrittura vuole rispecchiare la realtà a sua ragione inestricabile.
- l’uso del grottesco per ridicolizzare la realtà, soprattutto quella politica. Mussolini, caricaturalmente definito con vari epiteti come testa di morto, mascellone, chillo fetente d’ ‘o balcone ‘e palazz chigge,… Ma non mancano riferimenti anche a Hitler (pag. 109): «Baffo-belva, munito di Zeiss».
Gadda e il fascismo. Il rapporto tra Gadda e il fascismo è uno dei temi più complessi e dibattuti della critica letteraria del Novecento. Non si tratta di una semplice opposizione politica, ma di una profonda parabola psicologica che va dall'adesione iniziale al rifiuto violento, quasi patologico.
Ecco una breve analisi dei punti focali di questo legame:
L’adesione iniziale: Ordine e Nazionalismo. Gadda, proveniente dalla borghesia milanese e reduce della Grande Guerra, inizialmente guardò al fascismo con favore.
• Perché aderì? Per Gadda, uomo d'ordine e ingegnere, il fascismo sembrava promettere il ripristino dell'autorità e della disciplina contro il "disordine" dei conflitti sociali del primo dopoguerra.
• Il trauma di Caporetto: Vedeva nel regime una forma di riscatto nazionale dopo l'umiliazione della guerra, un'aspirazione nazionalistica che lo portò a iscriversi al Partito Nazionale Fascista (PNF) fin dalla prima ora.
La disillusione: Il Fascismo come "Disordine". Con il tempo, Gadda si rese conto che il fascismo non era "ordine", ma una messinscena grottesca. La sua disillusione divenne totale intorno alla metà degli anni '30 (fondamentale fu lo shock per la guerra d'Etiopia del 1934).
• L’ordine tradito: L'ingegnere scopre che sotto la facciata di rigore e uniformità si nascondevano corruzione, incompetenza tecnica e volgarità morale. Per lui, il fascismo non era la cura al "pasticcio" del mondo, ma ne era la manifestazione più rumorosa e oscena.
"Eros e Priapo": Il pamphlet dell'invettiva. Scritto tra il 1941 e il 1945, Eros e Priapo è il testo in cui Gadda "regola i conti" con il regime e con Mussolini. È una feroce analisi psicanalitica del fascismo:
• L’Io-Fallo: Gadda interpreta il fascismo non come un movimento politico, ma come un'eruzione di narcisismo sessuale. Mussolini viene descritto come un "Priapo" (dio della fertilità e dell'eccesso sessuale) che seduce le masse non con le idee, ma con una recita virile e istrionica.
• Narcisismo collettivo: Il consenso popolare viene spiegato come una forma di isteria collettiva e di innamoramento morboso per l'uomo forte.
Il Fascismo nel "Pasticciaccio". In Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, il fascismo funge da sfondo e da catalizzatore del male:
• L'ambiente bugiardo: La Roma del 1927 è descritta come un luogo dove l'autorità cerca di nascondere il crimine perché "nel fascismo i delitti non devono esistere". Questo ostacola l'indagine di Ingravallo e rende il "pasticcio" ancora più torbido. Gadda usa termini pesantissimi e insultanti per definire Mussolini: "il Mascellone", "il Predappio", "il Gran Somaro", “Emiro de sabèt gràss”. Dal capitolo 5 (pag 144): “Di sotto a quell’altro grifo appeso al muro del Predappiofezzo in cornice, che gli faceva gli occhi del babàu…. gràss.”
• Antropologia dell'italiano: Gadda descrive il fascismo come un tratto antropologico profondo, una sorta di immaturità eterna dell'italiano che preferisce la maschera e la fanfara alla serietà della ragione.
Conclusione Critica. L'antifascismo di Gadda non è di stampo marxista o democratico-liberale, ma è un antifascismo morale e intellettuale. È l'odio di un uomo che amava la precisione tecnica e la dignità civile contro una realtà politica fatta di "chiacchiere", sesso represso e disordine camuffato.
Curiosità. Gadda scrisse Eros e Priapo in un linguaggio che ricalca il toscano del Cinquecento (quello di Machiavelli o Aretino) per dare all'invettiva un tono antico, quasi biblico e lapidario, che rendesse la sua critica universale e non solo contingente.
Riferimenti:
• Google Gemini

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