Tra questi, i due volumi degli Omnibus Mondadori dedicati a Raymond Chandler, usciti nel 1970, intitolati Tutto Marlowe Investigatore, che raccoglievano i romanzi dell’autore, più qualche racconto. La pubblicazione era curata da Oreste del Buono, che ne aveva scritto l’introduzione, intitolata, significativamente, Un uomo migliore per un mondo peggiore.
Oreste del Buono aveva già pubblicato qualche traduzione dei romanzi di Chandler, e fu il primo in Italia a pensare che la distinzione tra “alta” e “bassa” letteratura fosse “un’idiozia”: esistevano “buone storie e bravi scrittori”, tutto il resto era “l’eredità di professori in cerca di un canone critico”. Oreste del Buono aveva una visione pratica della letteratura, lui era un esploratore pieno di curiosità, alla ricerca di scrittori nuovi e avvincenti. Ricordo che nel 1965 egli contribuì a fondare Linus, rivista che diresse dal 1972 al 1981. Diresse anche il Giallo Mondadori, e scoprì diversi autori italiani tra cui Scerbanenco, uno dei prossimi autori di questo nostro ciclo dedicato al giallo.
La vita di Raymond Chandler
Nasce nel 1888 a Chicago, il padre è un ingegnere americano di lontane origini irlandesi, la madre è irlandese. A 8 anni, quando i genitori divorziano, viene portato in Irlanda dalla madre. Non rivedrà più il padre. In Irlanda, ed in seguito a Londra, è uno zio facoltoso che provvede al suo mantenimento. Studia in un college inglese, dove riceve un’educazione di stampo umanistico e dove studia greco e latino, poi dal 1905 al 1912 passa dei periodi di studio a Parigi e in Germania. Lo zio però lo costringe a preparare l’esame per un posto nel pubblico impiego. Lo supera e per sei mesi lavora all’Ammiragliato di Londra. Nel frattempo collabora a varie riviste con articoletti di vario genere, ma desidererebbe altro: lascia il lavoro (era un impiego pubblico, quindi un posto sicuro) e chiede allo zio, piuttosto tirchio, di prestargli 500 sterline per tornare in America. Riesce a partire e si stabilisce in California. È il 1912. Pochi anni dopo, torna in Europa con l’esercito canadese e partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1919 torna in America, questa volta con la madre, e si trasferisce in California. Gli anni dal 1919 al 1932 sono piuttosto difficili per lui dal punto di vista economico perché in America deve guadagnarsi da vivere e la sua perfetta educazione di stampo anglosassone non gli è molto d’aiuto. Fa vari lavori precari; trova infine un impiego come direttore di alcune compagnie petrolifere indipendenti, lavoro che detesta ma che viene pagato bene. Nel 1924 muore la madre alla quale era molto affezionato, e nello stesso anno sposa un’amica di lei, un’americana, ex modella, Cissy, di 18 anni più vecchia di lui. Lui ha 36 anni, lei 54.
A seguito della crisi seguita alla Grande Depressione del 1929 e anche a causa del bere, nel 1932 Chandler perde il lavoro nelle compagnie petrolifere. Lui ha già 44 anni, la moglie 62. Passano il resto degli anni Trenta in isolamento, quasi in miseria. Lei esercita un controllo totale su di lui. Per racimolare un po’ di soldi Chandler inizia a scrivere racconti per riviste popolari di genere poliziesco. Si trattava di riviste da pochi soldi, che si trovavano anche in giro nei motel dove lui era passato quando lavorava per le compagnie petrolifere. È da ricordare che impiega ben cinque mesi a scrivere il suo primo racconto giallo. È il 1933. Nel 1934 ne scrive due, poi nei cinque anni successivi ne scrive in tutto diciassette. I protagonisti di questi racconti sono investigatori privati che hanno tanti nomi diversi, ma sono già tutti elementi della creazione per eccellenza di Chandler, cioè dell'investigatore privato Philip Marlowe, il protagonista dei suoi sette romanzi. Nel 1939 finalmente pubblica il suo primo romanzo, Il Grande Sonno. Doveva essere solo un modo per fare un po’ di soldi e tornare finalmente in Inghilterra a scrivere un grande romanzo alla “Henry James”, ma prima la guerra, poi vari impegni di lavoro, poi la malattia della moglie impediscono a Chandler di realizzare i suoi progetti (in Inghilterra ci tornò solo molto più tardi per un breve viaggio con la moglie). Va ricordato che lui stesso diceva di non sentirsi né inglese né americano, ma piuttosto un uomo senza patria. Ne Il Grande Sonno, come in alcuni altri romanzi, Chandler si serve di una tecnica che lui stesso definì di “cannibalismo”, riutilizzando cioè parti di racconti già scritti e pubblicati, combinati con nuovi brani di collegamento. Per questa sorta di “autoplagio” lui provò sempre un po’ di vergogna e sensi di colpa. Già con i primi due romanzi (il secondo è Addio, Mia Amata) arriva il successo e presto ne vengono venduti i diritti cinematografici. Per lui si aprono le porte del cinema, diventa sceneggiatore per l’industria cinematografica hollywoodiana. La prima sceneggiatura è quella per Double Indemnity (La Fiamma del Peccato), per la regia di Billy Wilder, film che esce nel 1944. Escono anche i film tratti dai suoi romanzi, Il Grande Sonno di Howard Hawks, con Humphrey Bogart è del 1942. Nel frattempo escono gli altri romanzi, l’ultimo, nel 1953, è Il Lungo Addio, scritto quando la moglie era già seriamente ammalata. Nel 1954, a 83 anni, Cissy muore. È un dolore immenso dal quale non riesce ad uscire; tenta il suicidio, poi vende la casa che lui e la moglie avevano comprato insieme a la Jolla, presso San Diego. Si stabilisce in una casa-albergo a La Jolla. Fa alcuni viaggi in Europa e in Africa. Solo, alcolizzato, malato, muore a La Jolla il 26 marzo del 1959.
Per commemorarlo nel giorno della morte, quindi il prossimo 26 marzo, alla Tenda di Modena il Collettivo squiLibri si esibirà in un reading monografico dedicato a Chandler (ore 21).
Chandler ha scritto moltissime lettere e rilasciato diverse interviste.
Nel 1962 la casa editrice Hamish Hamilton ha pubblicato una raccolta di lettere, scritti ed estratti di interviste (Raymond Chandler Speaking, uscito in Italia nel 1976 con il titolo Parola di Chandler. Le confessioni del creatore di Philip Marlowe). Nelle lettere Chandler riferisce e riflette su episodi della sua vita; a volte le scrive per sfogare tutto il suo risentimento nei confronti di agenti, critici di professione, plagiatori; altre volte esprime critiche piuttosto feroci al mondo dell’editoria, del cinema e del giornalismo. Emerge anche ciò che lo distingue dai colleghi scrittori delle letteratura gialla americana degli anni Venti e Trenta: la cultura classica e gli anni trascorsi in Europa proprio all'epoca della sua formazione umana e culturale.
Oggi basta digitare su un motore di ricerca il nome dello scrittore o il titolo di un suo romanzo per trovare tanto materiale di studio (anche troppo!). Credo che per un approfondimento sul romanzo sia più consigliabile leggere il saggio introduttivo di Stefano Tani al Meridiano Mondadori uscito nel 2005 (2 voll. di romanzi, racconti, saggi e scritti vari). Il saggio si intitola Cavalieri senza Graal. Raymond Chandler e Philip Marlowe e consiglio senz'altro di leggerne almeno la prima parte, dove si traccia un parallelismo tra la figura e l'opera di Raymond Chandler e quelle di Edgar Allan Poe.
La rivista Black Mask: la letteratura poliziesca d’azione
Raymond Chandler è considerato il più importante esponente della cosiddetta hard-boiled school, il filone violento della letteratura gialla, di origine americana. Negli Anni Venti e Trenta negli Stati Uniti era molto diffusa la rivista Black Mask, che dal 1926 fu diretta da Joseph T. Shaw, un ex poliziotto, un ex “duro”, convinto che era necessario (aveva percepito che il mercato pretendeva altro) dare alla narrativa poliziesca delle caratteristiche diverse da quelle che aveva avuto fino a quel momento. Era ora di finirla con i vecchi schemi, quindi con il delitto come evento gratuito, con l’indagine poliziesca intesa come gioco di pazienza ed uso della sola logica, con un tipo di letteratura che era solo pura evasione dalla realtà. Il contesto era favorevole ad una svolta epocale per la letteratura gialla, specie quella di intrattenimento più popolare. Erano gli anni caratterizzati dalla crisi del 1929, dal Proibizionismo, dal gangsterismo e dall'impoverimento della popolazione. Nella vita reale si verificavano sparatorie e inseguimenti, i criminali erano violenti e sanguinari, quindi la figura dell’investigatore doveva assumere caratteristiche ben diverse per essere verosimile ed affrontare quanto accadeva nelle metropoli americane. Si doveva narrare ormai la crisi della ragione soppiantata dalla violenza e dalla corruzione.
L’autore di punta della rivista era Dashiell Hammett, ex detective privato, che, ammalatosi di tubercolosi, aveva dovuto abbandonare il lavoro e per guadagnare un po’ di soldi aveva iniziato a scrivere racconti ispirati a quello che gli era successo durante gli anni in cui aveva esercitato il mestiere. Tali racconti cominciarono a essere pubblicati sulla rivista Black Mask assieme a quelli di altri autori, molti dei quali avevano un passato simile a quello di Hammett. Si costituì così l’hard- boiled-school, la scuola dei “duri”. Tuttavia l’esponente più importante di questa scuola non era per niente un “duro”. Era Raymond Chandler, l’ultimo arrivato, che vi esordì con un racconto nel 1933. Il detective dell’hard-boiled school è una reincarnazione moderna del cow-boy: è il solito uomo americano intraprendente e solitario, che può contare solo su se stesso in un ambiente ostile e pericoloso, che ora però agisce nella metropoli e non più nelle terre selvagge dell’Ovest. Suoi antagonisti sono senz’altro i criminali, ma anche i poliziotti, che anziché essere al servizio della giustizia lo sono di una società corrotta. Il detective ha un senso della giustizia molto spiccato e molto personale, e la sua figura può ricordare quella del cavaliere nel romanzo cavalleresco medievale.
Introduzione: Philip Marlowe e Il Grande Sonno.
Philip Marlowe e Leonardo Sciascia
La vicenda è ambientata negli anni '30, è narrata in prima persona dal detective privato Philip Marlowe ed è ambientata a Los Angeles.
È una mattina di metà ottobre, nuvolosa, a breve probabilmente scoppierà un temporale. Marlowe giunge alla sontuosa villa del generale Sternwood. Gli Sternwood si sono arricchiti con il petrolio ed infatti i loro pozzi petroliferi sorgono lì nei pressi.
Il Generale è sotto ricatto, e per risolvere la questione ha chiamato Marlowe. Ancora non lo conosce, chi glielo ha indicato è il procuratore distrettuale Wade. Marlowe aveva lavorato come investigatore per l'ufficio di Wade, ma era stato poi licenziato per insubordinazione. Appena arrivato, nell'enorme atrio della villa Marlowe incontra uno dei personaggi principali del romanzo, Carmen Sternwood, la figlia minore del generale, dalla bellezza moderna ma inquietante: ha labbra sottili, denti taglienti e famelici; Carmen si succhia ancora il pollice, un pollice strano, sottile, senza curva alla prima articolazione, e a Marlowe lei si rivela subito, con il suo comportamento provocante e vorace, una ninfomane.
Il maggiordomo Norris accompagna Marlowe dal Generale. Questi è molto anziano e malato: paralizzato dalla vita in giù per una caduta da cavallo, è costretto su una sedia a rotelle. Vive al caldo nella grande serra della villa, piena di piante tropicali ed orchidee, ed è nell'atmosfera umida, nauseante ed opprimente della serra che avviene il primo incontro tra Marlowe ed il Generale, in una delle scene più memorabili della letteratura hard-boiled.
Il Generale rivela di sentirsi ormai prossimo alla morte, e in queste pagine Chandler fa uso di termini e di similitudini che la richiamano. Allo stesso tempo, però, c'è qualcosa di più tenace e profondo che l'autore costruisce mano a mano che la conversazione va avanti, cioè la simpatia che il Generale prova fin da subito per Marlowe, per i suoi modi franchi e la capacità di farlo sorridere, e la simpatia venata di compassione che Marlowe a sua volta prova per lui. Marlowe è un bravo investigatore anche perché ha buone capacità di introspezione.
Qual è l'incarico che il Generale propone a Marlowe? Occuparsi di un certo Geiger, che lo sta ricattando con delle cambiali firmate da Carmen. Ma il dialogo perde ben presto l'asetticità di un confronto professionale ed emergono gli elementi che costituiscono l'intelaiatura sentimentale del romanzo e l'innesco del suo struggente epilogo: il primo elemento è la simpatia che il Generale prova subito per Marlowe, per i suoi modi franchi e la capacità di farlo sorridere, mentre il secondo elemento è il graduale coinvolgimento emotivo dell'investigatore nella situazione del vecchio. Infatti il Generale è addolorato e deluso soprattutto per la sparizione, avvenuta un mese prima, dell'amato genero, Rusty Regan, forse la prima persona sincera che ha incontrato nella vita, marito di Vivian Sternwood, sorella maggiore di Carmen. Rusty è irlandese, è un ex contrabbandiere di liquori ed ha combattuto nell'Armata Ribelle durante la rivoluzione irlandese. La sua presenza negli Stati Uniti non è del tutto legale. Rusty se n'è andato dalla residenza degli Sternwood da un giorno all'altro, senza salutare nessuno, tanto meno il Generale che ammette di provare un profondo affetto per lui e di sentire la mancanza delle tante ore trascorse a chiacchierare in sua compagnia nella serra.
Marlowe accetta di occuparsi del ricattatore Geiger, ma è un bravo investigatore anche perché sa ben vedere oltre le apparenze. Ha capito che il Generale si sente ormai prossimo alla morte ma resta aggrappato alla vita solo perché spera nel ritorno di Regan, sia per l'affetto che nutre per lui ma anche per ricredersi della profonda delusione che prova per l'allontanamento inspiegabile del genero.
L'investigazione legata al ricatto si accompagna pertanto all'indagine segreta di Marlowe per scoprire che fine ha fatto Regan. Tale schema si ripete in tutti i romanzi di Chandler: ad una prima indagine se ne affianca presto una seconda, entrambe si intrecciano e si complicano a vicenda. Marlowe risolverà l'intricata vicenda del ricatto di Geiger alcuni capitoli prima della fine del romanzo, e potrà poi rivolgere le proprie capacità intellettuali, ma anche fisiche, alla soluzione del mistero della sparizione di Rusty Regan. Marlowe si descrive con una certa ironia nelle prime pagine del romanzo; non sappiamo come si chiama, lo impariamo solo alla fine del primo capitolo quando il suo nome è pronunciato dal maggiordomo di casa Sternwood. A Carmen, la figlia minore del Generale Sternwood, Marlowe aveva dato un nome falso (forse qualche reminiscenza dall'Odissea aveva ispirato Chandler?). La narrazione che Marlowe fa di se stesso è solitamente disincantata e spiritosa, ma nei momenti in cui si confronta con il crimine e la corruzione, invece, tale narrazione assume sfumature moralistiche e il detective- cavaliere potrebbe dare l'impressione di poter sistemare tutto il marcio con cui viene a contatto, ma il mondo non è più quello dei romanzi cavallereschi, ed il detective-cavaliere esce sconfitto dalla sua impresa. Nel mondo dei gialli della hard-boiled school è il detective ad essere sempre in pericolo e non l'assassino, mentre nel giallo tradizionale succedeva il contrario.
È significativa perciò il grande quadro che Marlowe osserva nell'atrio della villa degli Sternwood: egli si mette in relazione con il cavaliere ivi raffigurato, in atto di salvare una fanciulla legata: Marlowe pensa che vorrebbe dare una mano a quel cavaliere che sembra non mettercela tutta. Più tardi incontreremo quella stessa fanciulla: è Carmen, nuda, legata e drogata in casa del pornografo Geiger. Carmen è il personaggio-chiave del romanzo: epilettica, ninfomane, mentalmente infantile (si succhia ancora il pollice), soggetta a raptus omicidi.
Marlowe è il solerte cavaliere che apparentemente libera Carmen dalle sue dipendenze e dai tribunali che dovrebbero giudicarla per omicidio; a dire il vero, però, la destina al ricovero in una clinica dove verrà rinchiusa, sorvegliata e probabilmente di nuovo legata. Marlowe è cavaliere, ma di ben scarsa efficacia, se non riesce a prevenire molti degli omicidi nel romanzo e se lascia impunito Eddie Mars, il gangster che è all'origine di tutto il male della vicenda. Marlowe deve anche tradire un valore del mondo cavalleresco: la lealtà verso chi ha riposto fiducia in lui, affidandogli un incarico delicato: al Generale Sternwood, suo datore di lavoro, dovrà raccontare una bugia perché il vecchio possa morire in pace.
Carmen è la prima di una serie di donne molto belle, sessualmente allettanti, che, come usa nel mondo dei romanzi hard-boiled, sono però pericolose e addirittura assassine. Questo potrebbe giustificare l'apparente misoginia di Marlowe.
Sempre al mondo del romanzo hard-boiled, alla sua brutalità e al suo sadismo, appartengono certi commenti razzisti nei confronti di latino-americani, neri, italiani, asiatici; l'omofobia viene sbandierata senza reticenze. Non ci sono reticenze nemmeno nella descrizione di scene molto violente, mentre si nota una reticenza importante: mancano scene di sesso e già solo la descrizione, molto controllata, del corpo nudo di una donna (Carmen) provocò le reazioni avverse della critica (e infatti Il Grande Sonno venne all'epoca giudicato un libro quasi pornografico). È sempre lo spirito della frontiera che traspare dalle pagine di questi romanzi: la brutalità è necessaria, mentre il sesso indebolisce e corrompe la forza del pioniere. Nella società americana la violenza sostituisce il sesso, di quella si può scrivere, di quest'ultimo no.
La misoginia, un cliché dei romanzi di questa scuola, prende di mira la donna americana del tempo, piuttosto emancipata, talvolta anche attiva nel mondo della criminalità, come vediamo nel romanzo, e già in competizione con l'uomo nel mercato del lavoro.
Quanto a Marlowe, si può ipotizzare che sia una proiezione dell'autore stesso: da una parte ha un codice dell'onore di stampo britannico (e una cultura da intellettuale), dall'altra è del tutto simile ai suoi colleghi americani, ostenta cinismo, pragmatismo e, quando occorre, è violento e addirittura assassino. Insomma, è come il suo autore, un precario equilibrio di opposti. Ricordiamo infine che Leonardo Sciascia fu un grande estimatore dei gialli di Chandler. Nella relazione di Raffaella Romano, Sciascia e la sua «Storia semplice» si stabilisce un collegamento tra il breve romanzo giallo Una storia semplice di Sciascia ed il saggio La semplice arte del delitto di Chandler (1944); in particolare si dice che in un passo del saggio di Chandler sembra di riconoscere la matrice ideologica ed etica comune ad entrambi gli scrittori. Riporto la parte finale del saggio di Chandler, e sottolineo il passo a cui si riferisce la suddetta relazione :
Lo scrittore realista giallo descrive un mondo in cui i gangster possono governare le nazioni, e per poco non governano le città, un mondo in cui gli alberghi, le case albergo e i famosi ristoranti appartengono a individui che si sono arricchiti con le case chiuse, in cui una diva dello schermo può essere l'agente segnalatore di una banda di malviventi e il simpatico gentiluomo che abita in fondo al pianerottolo è il capo d'una rete di lotterie clandestine; un mondo dove un giudice con la cantina traboccante di alcool di contrabbando può mandare in galera un uomo che ne aveva un mezzo litro in tasca, dove il sindaco della vostra città può chiudere un occhio su un delitto per danaro e nessuno può percorrere sicuro una strada buia, perché l'ordine e la legge sono cose di cui parliamo ma ci guardiamo bene dall'osservare; un mondo dove si può assistere a una rapina in pieno giorno e vedere chi l'ha compiuta, ma poi ci si affretta a sparire tra la folla per non doverne parlare a nessuno; perché i rapinatori possono avere amici provvisti di rivoltelle che arrivano lontano e, in ogni caso, l'azzeccagarbugli della difesa avrebbe il diritto di insultarvi e di coprirvi di fango, in pieno tribunale, di fronte a una giuria di minchioni assortiti, senza il più vago tentativo di intervento da parte di un giudice impegolato nella politica. Non è un mondo molto fragrante, ma è il mondo in cui viviamo, e certi scrittori rudi e violenti e dotati di un freddo spirito analitico possono trarne canovacci molto interessanti e persino divertenti. Non è strano che un uomo venga ammazzato ma è strano, a volte, che venga ammazzato per così poco e che la sua morte sia il marchio di quella che chiamiamo civiltà.
A me, però, non basta.
Nell'arte occorre sempre un principio di redenzione. Può essere alta tragedia, può essere ironia, pietà o l'aspra risata del forte. Ma lungo la strada dei malviventi deve passare un uomo che non è un malvivente, che non è bacato e non ha paura.
Nel giallo realistico quest'uomo deve essere l'investigatore. È l'eroe, è tutto. Dev' essere un uomo completo, un uomo comune, eppure un uomo che raramente s' incontra. Dev' essere, per usare una frase piuttosto trita, un uomo d'onore; per istinto, perché non può farne a meno. Dev' esserlo senza pensarvi e, sicuramente, senza mai parlarne. Dev' essere il miglior uomo di questo mondo, e un uomo abbastanza buono per qualsiasi mondo. La sua vita privata non mi interessa; non è né un eunuco né un satiro. Lo immagino capace di sedurre una duchessa, ma son certo che non macchierebbe una vergine; se è un uomo d'onore in una cosa, lo è anche in tutte le altre.
È relativamente povero. altrimenti non farebbe l'investigatore. È un uomo comune, altrimenti non potrebbe mischiarsi alla gente comune. Ha un buon fiuto psicologico, altrimenti non saprebbe il suo mestiere. Non accetta da nessuno quattrini disonesti e non tollera insolenze da nessuno senza prendersi una doverosa e spassionata vendetta. È un solitario e il suo orgoglio consiste proprio nel farsi rispettare come orgoglioso; chi non lo rispetta dovrà pentirsi amaramente di essergli capitato tra i piedi. Parla come un uomo del suo tempo, cioè con rude umorismo e con un vivo senso del grottesco. Ha disgusto per l'insincerità e disprezza tutto ciò che è meschino.
Il romanzo è l'avventura di quest'uomo alla ricerca di una verità nascosta, e non sarebbe un'avventura se non accadesse a un uomo in grado di affrontare l'avventura. La prontezza con cui egli si rende conto di molte cose può sorprenderci, ma gli spetta di diritto, perché appartiene al mondo in cui vive. Se ce ne fossero a sufficienza, di tipi come lui, credo che questa terra sarebbe un posto molto sicuro, ma non tanto uggioso da far passare la voglia di viverci.
Mi rendo conto che l'accostamento è azzardato, ma quando Chandler scriveva di
"un mondo dove si può assistere a una rapina in pieno giorno e vedere chi l'ha compiuta, ma poi ci si affretta a sparire tra la folla per non doverne parlare a nessuno"
prefigurava forse l'"uomo della Volvo" di Sciascia?
Appunti presi durante la discussione del romanzo
- Marlowe vuole salvaguardare Carmen, è protettivo nei suoi confronti, lo dice già al maggiordomo nel I capitolo.
- La città di Los Angeles è come un personaggio del libro.
- L'ultima pagina del romanzo sembra una citazione dall' Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e ricorda anche i versi iniziali di Dei Sepolcri di Ugo Foscolo.
- Romanzo scritto molto bene, ci sono scene che risaltano come tableaux vivants.
- Chandler modernizza la figura dell'eroe del mondo classico, Marlowe è un uomo di coscienza ma è un eroe sconfitto in un mondo di criminali, di potenti, di ricchi, solo Parsifal trova il Graal. Ci sono metafore e similitudini molto efficaci.
- La pioggia incessante di una Los Angeles che non ci si aspetta ricorda la pioggia incessante nel romanzo di Simenon che abbiamo letto insieme, I fantasmi del cappellaio ericorda anche il film Blade Runner.
- Da lettori sensibili a certe tematiche, notiamo gli accenti di misoginia, omofobia e razzismo sparsi nel romanzo, ma crediamo che il tutto va ovviamente contestualizzato e riferito al genere e all'epoca. Spezziamo una lancia a favore della contestualizzazione!
Il romanzo del prossimo incontro del gruppo sarà Sconosciuti in treno e lo ricordo qui perché Chandler nel 1950 completò la sceneggiatura per l'omonimo film, ma il regista, Alfred Hitchcock, ne fu insoddisfatto e la fece rifare (non a lui); Chandler accettò di apparire quale co-sceneggiatore del film che uscì nel 1951.
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