L'autrice
Patricia Highsmith nasce a Fort Worth, TX nel 1921. I genitori divorziarono 10 giorni prima della sua nascita perchè il padre non voleva figli. Pare che la madre abbia addirittura tentato l'aborto ingerendo acquaragia, ma senza riuscirci. Questa situazione familiare la segnerà tutta la vita, da giovane soffre di anoressia e la depressione l'accompagnerà fino alla morte. Viene sostanzialmente cresciuta dalla nonna, poi, dopo che la madre si risposa, nel 1927 si trasferisce coi genitori a New York. Fin da ragazzina emerge un certo talento per la scrittura di brevi racconti.
Dopo il diploma, nel '42 trova impiego scrivendo storie e sceneggiature per fumetti divenendo poi una free-lance per diverse riviste. Nel '44 inizia a scrivere racconti, che fatica però a pubblicare, ma la sua intenzione è di scrivere romanzi. Già allora conduce una vita piuttosto eccentrica: omosessuale, intreccia diverse relazioni tutte di breve durata. Nel 1947 inizia a scrivere Sconosciuti in treno. In questo periodo, grazie all'aiuto di Truman Capote riesce ad entrare per breve tempo allo Yaddo, che è una “incubatrice” per artisti di diverso genere situata nello stato di New York. Sconosciuti in treno viene finalmente pubblicato nel '50. Ben presto Alfred Hitchcock, tramite un prestanome, ne ottiene i diritti cinematografici per appena 6000$ che è una cifra abbastanza ridicola anche per quei tempi.
Ottenuti i diritti, Hitchcock si mette al lavoro subito, modificando la trama del romanzo. Per la sceneggiatura ingaggia Raymond Chandler: i due hanno però caratteri incompatibili, e ben presto Chandler, ritenendo che la trama originale del romanzo sia migliore di quella che Hitckcock vuole realizzare, decide di abbandonare l'incarico. Per ripicca, Hitchcock cestina completamente il lavoro fin lì svolto da Chandler e affida l'incarico ex-novo a Czenzi Ormonde, più propenso a seguire le direttive di Hitchcock. Pur non rimanendo niente del lavoro di Chandler, la Warner Bros. lascierà sui crediti del film il nome di Chandler, visto che comunque era stato pagato ed era un nome che dava prestigio al film.
Dopo l'uscita del film il nome della Highsmith raggiunge una certa fama, soprattutto in Europa. La Highsmith scriverà nella sua vita 22 romanzi, da cui verranno tratti ben 24 film. Nel '63 si trasferisce in Inghilterra, dove intreccia una relazione con una donna sposata. Conduce una vita sempre molto sregolata: pare fumasse 40 sigarette al giorno e bevesse dalla mattina alla sera. Nel '66 la relazione si interrompe e si trasferisce prima in Francia e, nel 1980, in Svizzera dove risiederà fino alla morte per cancro ai polmoni nel 1995.
Il romanzo
Siamo di fronte ad un giallo “a rovescio”: il lettore conosce in anticipo l'identità degli assassini e la modalità in cui viene commesso il delitto. Quello che costituisce il cuore del romanzo rimane la descrizione del perché lo fanno. Il romanzo è infatti fortemente incentrato sull'aspetto psicologico, non c'è da stupirsi che sia stato voluto subito da Hitchcock, maestro della suspance con trame sempre basate su ossessioni, a volte addirittura patologiche (come in Psycho o Marnie) ma sempre con elevate cariche di disagio psicologico (La donna che visse due volte, la finestra sul cortile...). Qui questi ingredienti ci sono tutti. L'idea, molto originale, di due sconosciuti che si incontrano casualmente in treno e discutono dello scambio di omicidi appare nelle primissime pagine. Qui la descrizione dei due personaggi da parte della Highsmith è veramente notevole. Da un lato Guy Haines, un architetto ad un bivio nella propria vita, che sta per ottenere un incarico molto importante che lo potrebbe lanciare professionalmente, separato da tempo e desideroso di iniziare una nuova vita con Anne ma tutto dipende dall'ottenimento del divorzio dalla moglie, che lo ha tradito e aspetta un figlio dall'amante. Dall'altro lato Charles Bruno, ricco e viziato, senza valori e annoiato dalla vita, alla costante ricerca di emozioni evidentemente squilibrato mentale ma con un carisma che ammalia e incuriosisce. Bruno odia il padre, che non gli concede le proprie ricchezze ed è lui che lancia la proposta indecente dello scambio di delitti.
Sebbene co-protagonista, Bruno è l'unico personaggio che viene citato sempre col cognome (solo la madre lo chiama Charles). La scelta di un cognome che vale anche come nome “addolcisce” l'effetto, ma sicuramente l'autrice ha fatto questa scelta per creare un certo distacco e far risaltare la figura di questo personaggio: Bruno è il deus-ex-machina del romanzo; è lui che, con la sua follia, direttamente ed indirettamente provoca tutto ciò che avviene nella storia.
La diversità e complementarietà tra i due protagonisti è costantemente ribadita: la sicurezza, caparbietà e cinismo dell'uno contrapposta all'insicurezza, la fragilità e il senso di colpa dell'altro. Da una parte la spregiudicatezza folle di Bruno nell'uccidere Miriam, che non si cura di non farsi troppo notare (prende taxi, si mostra al luna-park, poi al bar) rende comunque il suo delitto perfetto. Dall'altra la disperazione di Guy nel compiere il suo omicidio, che con goffaggine sbaglia quasi tutto, spara quasi in stato di trance e si perde durante la fuga, ferendosi ed addirittura sviene in un fosso fino al mattino seguente.
Gran parte del romanzo si basa su flussi di pensiero dei due protagonisti che spesso li porta sempre più lontano dalla realtà: prima con Bruno, che sempre più si auto-convince che l'omicidio di Miriam sia la cosa giusta da fare per aiutare Guy, prima ancora per il proprio “tornaconto” personale. Dopo l'omicidio, quando incontra Guy si aspetta di trovarlo felice e riconoscente ma lo trova inorridito e ostile nei suoi confronti. Highsmith non lo dice espressamente ma l'atteggiamento di Bruno nei confronti di Guy assume connotati quasi sessuali, di innamoramento.
L'unica cosa che mancava a Bruno per gustare appieno la sua felicità era la voce di Guy, sentirgli dire che era felice. Il legame tra lui e Guy era ora più stretto di un vincolo di sangue. Quanti amavano il proprio fratello come lui amava Guy?
Anche dopo aver ottenuto l'uccisione del padre, non può fare a meno di incontrarsi con Guy ed entrare sempre più nella sua vita, pur essendo questa l'ultima cosa che avrebbe dovuto fare per mantenere i delitti perfetti. Ma siamo di fronte ad una mente malata, che non può fare a meno di anteporre i propri capricci alla razionalità.
Eppure anche in Guy maturerà un attaccamento nei confronti di Bruno. Pur essendo lui la causa di tutti i suoi guai, la complicità data dal segreto che hanno in comune e il fatto che si ostini a tenere tutto dentro di se lo spingono quasi ad esserne dipendente.
Era come Bruno. Non ne aveva avuto la sensazione di quando in quando e, come un vigliacco, non aveva mai voluto ammetterlo? Non sapeva che Bruno era come lui? E perché dunque Bruno gli era piaciuto? Amava Bruno. Bruno aveva preparato ogni centimetro della strada per lui, e tutto sarebbe andato bene perché tutto andava bene a Bruno. Il mondo era fatto per la gente come Bruno. [..] E Bruno, lui e Bruno. Ciascuno era quello che l'altro non aveva scelto di essere, il se stesso che respingeva, che credeva di odiare, ma forse in realtà amava.
E infatti alla morte di Bruno il precario equilibrio nella mente di Guy crolla definitivamente. Invece di coglierla come una liberazione, decide di costituirsi, e per farlo ancora una volta non si confida con Anne, ma si reca dall'unica persona che sembra veramente aver sofferto della morte di Miriam, il suo amante, Owen. Vuole espiare le proprie colpe che lo hanno afflitto per tanto tempo ed è pronto ad essere ferito o addirittura ucciso da quest'uomo. E invece, inaspettatamente, si trova a venire assolto, sia per l'omicidio di Miriam, di cui obiettivamente non ha colpe, ma anche in qualche modo dall'omicidio del padre di Bruno. Questo cambio di prospettiva è una tempesta nella psiche di Guy, che per la prima volta dall'inizio del romanzo sembra ritrovare la pace con se stesso. Riflette sul fatto che, sebbene i forti e giustificati sospetti dell'ispettore Gerard, di prove non ce ne sono e può finalmente provare a voltare pagina.
Peccato che Gerard sia proprio fuori dalla porta e abbia sentito la sua confessione, e quindi di nuovo il povero Guy deve accettare l'ennesimo scherzo del destino. Come ne “I fantasmi del cappellaio” i protagonisti sono due, uno succube e uno oppressivo, ma quest'ultimo ha comunque necessità dell'altro, essi formano una sorta di equilibrio instabile: alla caduta di uno, anche l'altro non può che capitolare. Il finale dei due romanzi è infatti in pratica lo stesso, con la resa incondizionata dell'assassino.

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