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Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan - a cura di Serenella Barbieri

Prologo

Cortesie per gli ospiti è un breve romanzo (circa 130 pagine) di Ian McEwan pubblicato nel 1981 quando l’autore veniva definito “Ian Macabre”.

È un romanzo denso e disturbante che avvolge il lettore in una atmosfera inquietante e piena di tensione.

McEwan, con la sua prosa precisa e affilata ci immerge in un mondo oscuro e perverso in cui il confine tra desiderio e violenza è un filo sottilissimo.

Ogni situazione è una minaccia latente e l’autore gioca con la psicologia dei quattro personaggi in modo magistrale e spinge anche noi lettori a confrontarci con le nostre paure più profonde.

Cortesie per gli ospiti non è solo un thriller psicologico, ma una riflessione sui giochi di potere all’interno delle relazioni umane.

È una lettura che scuote, affascina, inquieta. Conferma McEwan come uno dei maestri della narrativa contemporanea.

Riassunto

In una città ricca di canali, di labirintiche stradine, brulicante di turisti, una Venezia mai svelata nel nome, descritta in tutte le sue sfaccettature, una coppia di inglesi (Colin e Mary) è in vacanza, alla ricerca di una via di fuga dalla monotonia della vita quotidiana. Il silenzio, l’incomunicabilità sono entrati pesantemente nelle loro giornate dove la noia crescente erode il loro rapporto.

I due dormono in letti separati, i momenti di passione sono sporadici. Dialogano pochissimo e solo per raccontarsi i loro sogni.

A metà del loro soggiorno i due incontrano un’altra coppia (Roberte Caroline).

Per la verità incontrano prima Robert che, seduto con loro a un tavolo del bar di sua proprietà inizia a parlare di sé. Racconta del padre, che tutti in famiglia temevano e che era il padrone della casa a cui   tutti i componenti della famiglia erano subalterni.

Ci sono nelle storia di Robert alcuni episodi importanti e determinanti per la sua formazione (rapporto con le donne, con la moglie, gli altri uomini, la violenza).

Col passare del tempo Colin e Mary vengono attratti e intrappolati nel rapporto con Robert e Caroline.

La  prima  volta  che  Robert  li  porta  a  casa  sua (una  casa  signorile  e  lussuosa)  vengono  privati  dei  loro  abiti  e  confinati  in  una  stanza  a dormire  per  una   notte  intera.

In  questa  occasione  conoscono  Caroline  che è  stranamente  invalida:  si  muove  con  fatica deve  spesso  fermarsi  per  i  forti  dolori  alla schiena. Nonostante  questa  ed  altre  stranezze Colin e Mary sentono che in questo incontro sono stati toccati da una specie di energia rinnovatrice che pare rilanciare il loro rapporto.

Non danno ascolto a una strana inquietudine che aleggia nell’aria: decidono di fidarsi e tornano a casa di Robert e Caroline.

Nella parte finale c’è un crescendo di violenza: Caroline racconta a Mary che il suo matrimonio è una voragine di violenza, soprattutto fisica subita dal marito e da lei desiderata (da qui la sua invalidità).

Mentre parlano Caroline prepara per Mary una tisana drogata che non le permetterà né di muoversi né di parlare, ma la obbliga a guardare e capire.

Colini viene preso in mezzo dalla coppia che vuole fargli del male e cerca di ribellarsi. Segue una scena in cui il marito e la moglie lo costringono a sesso estremo. Infine Robert con un rasoio apre la vena del braccio di Colin con la certezza che Mary, pur non potendo muoversi né parlare, assiste alla scena.

Solo la mattina seguente Mary riesce a chiamare i soccorsi (inutili, perché nel frattempo Colin è morto dissanguato).

Robert e Caroline sono spariti, la casa è vuota. Nell’ufficio del commissario Mary rende una testimonianza perfetta. Dice il commissario “non sembra affatto la deposizione di una donna”.

Mary viene inoltre a sapere che questi assassinii sono abbastanza comuni e il commissario ne elenca le caratteristiche tipiche.

Mary continua a fare il suo dovere: va ad identificare il cadavere e firma il riconoscimento. Anche le piccole “affettuosità” verso il cadavere di Colin (lo pettina, gli tiene la mano) sono inutili, tutto sembra finto; ora tutto è in ordine, tutto è a posto. Come i polsini bianchi e inamidati della camicia del funzionario che la riporta in albergo.

Tematiche principali

  1. Il potere e la violenza nei rapporti fuori e dentro la coppia
  2. La passività e la complicità
  3. Il desiderio e la morte
  4. Critica alle dinamiche di genere
  5. Il controllo e la perdita di autonomia

Cortesie per gli ospiti è una riflessione radicale sulla fragilità dell’individuo moderno. McEwan costruisce una situazione in cui civiltà, educazione e razionalità si rivelano insufficienti a proteggere dall’irrazionale e dalla violenza. Il vero orrore non è l’atto finale. Ma il percorso che lo rende possibile.

Confronto con altri libri dell’autore

Si può confrontare Cortesie per gli ospiti con altri romanzi per vederne l’evoluzione stilistica.

  1. Il  giardino  di  cemento (1978)
  2. In entrambi i romanzi lo spazio è chiuso, claustrofobico, c’è una devianza nascosta. La violenza non esplode subito ma cresce sotto sotto. Nel giardino di cemento la degenerazione nasce all’interno della famiglia, in Cortesie per gli ospiti l’autore introduce l’elemento dello “straniero” che seduce e distrugge. McEwan è ancora nella sua fase più estrema.
  3. Espiazione (2001)
  4. Ci sono, come in Cortesie per gli ospiti, colpa e responsabilità e una percezione distorta della realtà che porta a conseguenze irreparabili. In Espiazione c’è il McEwan più empatico, in Cortesie per gli ospiti era più sperimentale.
  5. Sabato (2005)
  6. In entrambi c’è una intrusione della violenza nella quotidianità, in entrambi c’è una situazione all’apparenza normale che viene violata da una minaccia esterna, ma in Sabato il protagonista reagisce perché c’è fiducia nella ragione e nell’azione. Infine Cortesie per gli ospiti è l’opera in cui McEwan è più radicale, non offre redenzioni, non da spiegazioni consolatorie. I personaggi non sono salvabili.

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