Il libro, strutturato come una serie di racconti sulla falsa riga di Le mille e una notte, è non solo il racconto verso l’esilio del protagonista, ma anche un viaggio a ritroso verso le proprie origini. In una variante del classico espediente del manoscritto ritrovato, Kader riceve un plico di fogli scritti da un “vecchio compagno di lotta” il regista Sultan Faharamigi. Le babbucce gialle sono il Leitmotiv che ci accompagna durante il viaggio. Babbucce gialle fatte per donne diverse in momenti diversi nella vita di Sultan. Tanti sono i temi che si possono cogliere nella lettura, tra questi: “come guardare la realtà”. A Sultan non sono sufficienti due occhi, ne occorrono tre. Da bambino il terzo occhio lo trova nel cannocchiale, nella torre del castello. Con esso si avvicina alle cose più lontane, ha di loro una visione più dettagliata, a volte spia, a volte indaga. Cose che farà ancora meglio con il secondo “terzo occhio” che incontrerà: la macchina fotografica, con cui fermer...