L’autrice, vincitrice del premio Nobel per la letteratura (1909), affronta con grande intensità temi fondamentali come la vita, la morte, la solitudine, le scelte, i pregiudizi. Ciò che colpisce in questo romanzo, scritto nei primi anni del 1900 (prima edizione 1918), è la modernità con cui vengono affrontati temi scottanti. Non solo l’effetto dell’emarginazione e del disprezzo sociale sulla vita del singolo, ma anche la condizione della donna, nel momento in cui prova a emanciparsi da una vita che le va stretta. Sigrun, la bella moglie del pastore, infatti, è prigioniera del marito che appare ossessivamente geloso e manipolatore affettivo. Non vi è alcuno dei personaggi a cui la scrittrice guardi superficialmente, o in un’ottica di condanna definitiva: tutte le storie vengono problematizzate, complicate, ripercorse nei loro sviluppi presenti e passati, e spesso i punti di vista si moltiplicano per offrire un accesso plurimo. Anche al pastore è concessa la sua occasione di redenzione i...