«Il popolo è immortale, la sua causa è immortale. Ma non si può risarcire la perdita di un uomo!» scriverà Grossman poco dopo la fine della guerra. E così, pur desideroso di infondere in chi combatteva ottimismo e coraggio, ci racconta i primi mesi dell’invasione tedesca – antefatto di Stalingrado e Vita e destino – attraverso pagine dure che dipingono la distruzione e le disfatte, i pensieri dei soldati, la marcia dei contadini nella notte, sotto le "scie rosse dei proiettili traccianti che strisciavano lente verso le stelle», i campi e i boschi sottratti a chi ne conosceva da sempre ogni segreto e il vano eroismo di uomini semplici mandati a fronteggiare «l’esercito più forte d’Europa» . Pagine di un ‘romanzo sovietico’, ma così audaci da abdicare a ogni ligia ortodossia. Scritto nella primavera del 1942 uscito a puntate nell’estate del 1942 su «Krasnaja Zvezda» (Stella Rossa), Il popolo è immortale narra la desolazione della Seconda guerra mondiale e il coraggio alla resi...