Meridiano di Sangue (1985) mi sembra l’autentico romanzo americano apocalittico, più rilevante oggi che allora. La fama assoluta di Moby Dick e di Mentre Morivo è accresciuta da Meridiano di Sangue perché Cormac McCarthy è degno discepolo di Melville e di Faulkner. Nessun altro romanziere americano vivente, neanche Thomas Pynchon, ci ha regalato un libro così possente e memorabile come Meridiano di Sangue, nonostante io apprezzi Underworld di Don DeLillo, Zuckerman Scatenato, Il teatro di Sabbath e Pastorale Americana di Philip Roth, L’Arcobaleno della Gravità e Mason & Dixon di Pynchon. Lo stesso McCarthy nella “Trilogia della Frontiera”, a parte il superbo Cavalli Selvaggi, non ha mai eguagliato Meridiano di Sangue, l’ultimo Western, il definitivo. Devo confessare che i primi due tentativi di avvicinarmi a Meridiano di Sangue sono falliti: il travolgente massacro in cui getta McCarthy mi ha atterrito. La violenza comincia alla seconda pagina del romanzo, quando il quindicenne ...